Esempio fattura per detrazione fiscale

In questo articolo trovi un esempio di fattura per detrazione fiscale con tutte le informazioni necessarie per compilarla correttamente. La normativa è molto rigida e basta un errore per perdere il diritto alle detrazioni, ma seguendo le indicazioni vedrai che creare una fattura valida è semplice e richiede pochi dati.

Detrazioni fiscali per ristrutturare casa

detrazioni fiscali per ristrutturare casa

Le detrazioni fiscali sono uno strumento che lo Stato Italiano ti mette a disposizione per abbattere i costi di ristrutturazione. Ed è fondamentale capire come funzionano: infatti ci sono tanti tipi diversi di detrazioni e la normativa è complessa. Ma se riesci a sfruttarle nel modo corretto potresti realmente arrivare a spendere meno della metà del costo pieno della tua ristrutturazione. In questo articolo troverai un compendio di base con tutte le informazioni realmente necessarie ad un proprietario di casa per capire quali/quante sono le detrazioni fiscali e le principali procedure e accorgimenti per sfruttarle al meglio se devi ristrutturare casa. Iniziamo con qualche concetto-base indispensabile. Cosa sono le detrazioni fiscali Le detrazioni fiscali spesso vengono confuse con degli incentivi, cioè dei soldi che lo Stato ti da per ristrutturare casa. Ma non è affatto così. Le detrazioni fiscali per la ristrutturazione sono degli sconti sulle tasse, spalmati su più anni, di cui può usufruire chi effettua alcune tipologie di lavori di ristrutturazione. Quindi il funzionamento è questo: esegui dei lavori di ristrutturazione, paghi i lavori, e una parte della somma che hai pagato ad imprese/artigiani/fornitori/tecnici puoi scontarla dalle tue tasse in più anni (come vedremo variabile tra 5 e 10). Altro aspetto importante che voglio introdurre subito è che le detrazioni fiscali non sono crediti fiscali. Approfondiamo subito questo concetto parlando della capienza fiscale. Capienza fiscale La capienza fiscale di una persona è la quantità di tasse che deve pagare ogni anno. Se sei dipendente ti vengono scalate alla fonte, ma comunque le paghi, se sei libero professionista/imprenditore/etc. le paghi direttamente tu. In sostanza le detrazioni di cui puoi usufruire ogni anno non possono essere superiori all’importo della tua capienza fiscale per quell’anno. Somme eccedenti vengono perse. Infatti non essendo considerati crediti fiscali (cioè soldi che lo stato ti deve ridare), non vengono recuperate negli anni successivi. Facciamo un esempio per capirci meglio: nell’anno 20xx devi pagare 1.000€ di tasse, che costituiscono la tua capienza fiscale. Se la rata delle detrazioni fiscali per la ristrutturazione di cui puoi usufruire è pari a 1.200€, 1.000€ li porti in detrazione (quindi non paghi tasse in sostanza), però i restanti 200€ sono persi. Cumulabilità delle detrazioni fiscali Come vedremo a breve ci sono molte detrazioni fiscali, ed alcune si sovrappongono: cioè per la medesima spesa sarebbe possibile sfruttare più di una detrazione. Data questa possibilità potrebbe venirti in mente di utilizzare due detrazioni fiscali diverse per la medesima spesa, così da massimizzare il beneficio. Però le detrazioni fiscali non si possono cumulare: per ogni spesa che sostieni puoi decidere di utilizzare una sola detrazione fiscale. Ad esempio per gli infissi puoi usare due distinte detrazioni fiscali: bonus ristrutturazioni (in determinati casi) e ecobonus. Se cambi gli infissi non puoi usarle entrambe al fine di aumentare la somma detratta, ma devi sceglierne una. In compenso puoi utilizzare diverse detrazioni fiscali per diverse opere: così gli infissi li puoi detrarre con l’ecobonus e le opere edili con il bonus ristrutturazione. Come vedremo a breve agire in questo modo aiuta a massimizzare i benefici delle detrazioni fiscali perché ognuna di loro ha dei massimali di spesa specifici. Detrazioni fiscali e conformità urbanistica Ultima premessa importante: non puoi sfruttare le detrazioni fiscali se in casa tua ci sono abusi o difformità rispetto ai titoli edilizi con cui è stata costruita e/o modificata nel tempo: è indispensabile la cosiddetta conformità urbanistica. Questa cosa lo stabilisce la legge, per la precisione il Testo Unico dell’Ediliza (d.Pr. 380/2001). Attenzione ad un aspetto spesso frainteso: la conformità urbanistica non c’entra nulla con la conformità catastale. Cioè che casa tua sia a norma o meno non lo sanciscono la planimetria e la visura catastale (tranne rari casi). Gli unici documenti validi sono i titoli edilizi. Per intenderci: licenze edilizie, permessi di costruire, SCIA e CILA che negli anni hanno costituito la storia edilizia di casa tua. E attenzione ad un altro aspetto: se in passato è stato commesso un abuso, tutte le pratiche edilizie successive non sono valide. Quindi tutte le trasformazioni dell’immobile sono a loro volta abusive o difformi. Anche una diversa divisione interna degli ambienti rispetto a quanto presente agli atti è una difformità che blocca le detrazioni fiscali. Se lo Stato (tramite l’Agenzia delle Entrate) scopre che hai usufruito delle detrazioni su un immobile con abusi e/o difformità, ti può chiedere fino al doppio delle somme di cui hai beneficiato. Quindi è necessario verificare l’assenza di abusi e difformità prima di iniziare qualsiasi procedimento edilizio di ristrutturazione, se vuoi sfruttare le detrazioni fiscali. Le detrazioni fiscali attualmente in vigore Ad oggi le detrazioni fiscali che puoi sfruttare per la ristrutturazione della tua casa sono queste: Ho fatto una selezione tra queste detrazioni e nei prossimi paragrafi ti parlerò delle tre principali detrazioni di cui puoi usufruire quando ristrutturi casa: So che in rete puoi trovare centinaia di articoli che ti parlano di “bonus condizionatori” “bonus bagno” “bonus tende e zanzariere” etc….non esiste nessun “bonus” specifico per tutte queste cose. Si tratta di opere che possono essere detratte rientrando all’interno di queste detrazioni principali. Un’altra cosa importante: le detrazioni fiscali sono delle misure temporanee (ad eccezione parziale per quanto riguarda il bonus casa). Hanno cioè una scadenza: solitamente è la fine dell’anno e solitamente vengono prorogate con alcune modifiche nella legge di bilancio. Tutte queste detrazioni sono a scadenza e sono attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2024. Se ciò non avvenisse semplicemente cesserebbero di esistere. Bonus Casa 50% Quello che viene chiamato bonus ristrutturazioni, bonus casa o detrazioni del 50%, in realtà si chiama “Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici” ed è normato dall’articolo 16-bis del testo unico delle imposte e dei redditi, oltre che dalle ultime leggi di bilancio. Tra tutte le detrazioni fiscali è l’unica che continuerebbe ad esistere anche se non prorogata perché inserita all’interno del testo unico sopra richiamato. Anche se i massimali di spesa e la percentuale di detrazione è inferiore

Umidità, muffe e condensa: come risolvere definitivamente questo problema (quando ristrutturi casa)

umidità

Uno dei problemi che mi capita più spesso di affrontare nelle ristrutturazioni è quello dell’umidità. Che poi parliamo di umidità ma in realtà il problema sono le conseguenze dell’umidità: principalmente muffe e condensa tra quelle visibili e degrado dei materiali tra quelle non visibili (almeno non nell’immediato). Oltre a conseguenze sulla salute di chi in quelle case ci vive. Questi problemi, in piccola o grande quantità, affliggono molte case, soprattutto quelle costruite dopo la seconda guerra mondiale e fino agli anni ottanta. Ma anche edifici più recenti, probabilmente per motivi opposti, alle volte presentano problemi similari. Comunque, a prescindere dalla causa di umidità, muffe e condensa, l’obiettivo è non averle in casa. Lo so che, se stai affrontando anche tu questi problemi, vorresti conoscere subito come risolverli in modo rapido una volta per tutte. Però i modi rapidi significano risposte semplicistiche e a buon mercato che non risolvono il problema dell’umidità. Infatti, mi spiace dirtelo, i metodi efficaci per eliminare l’umidità (e le sue conseguenze) dalla casa sono quasi sempre invasivi e costosi. Per questo motivo, prima di vedere qualche modalità tipica di intervento, parleremo di quali sono le cause dell’umidità e quali sono le sue conseguenze, soprattutto come degrado dei componenti edilizi. Solo dopo parleremo di possibili soluzioni da attuare durante una ristrutturazione. Se vuoi saltare tutta la prima parte vai direttamente qui. Come si forma l’umidità in casa L’umidità è semplicemente la quantità di acqua presente nell’aria. Ed è sempre presente una certa quantità di acqua nell’aria. Chiaramente non si tratta di acqua allo stato liquido e nemmeno solido (ghiaccio), ma allo stato di gas, cioè vapore acqueo. Ora ti chiedo di prestare un po’ di attenzione perché vedremo alcuni concetti tecnici. Niente di difficile, ma sono essenziali per capire come risolvere gran parte dei problemi di umidità in casa. Questi concetti sono: Umidità specifica L’umidità specifica è la quantità di umidità presente nell’aria calcolata in g/m3 (grammi su metro cubo d’aria) (o alternativamente in g/kg, grammi su chilogrammi d’aria). Ad esempio nell’aria possono esserci 9,3 g/m3 di vapore acqueo: cioè preso un metro cubo di aria (un cubo con lato di 1m), al suo interno troveremo 9,3 g di vapore acqueo. In una stanza di 4m di larghezza x 4m di profondità x 3m di altezza quindi avremo: 4x4x3x9,3=446,4g di vapore acqueo Umidità relativa Questa è la trasposizione percentuale (%) dell’umidità specifica. Quindi si tratta di un valore adimensionale, cioè non la misuriamo in grammi, metri, litri o altro…ma ci dice qual è la percentuale di acqua presente nell’aria. Attenzione però: se la percentuale è del 100% non significa che non c’è più aria ma solo acqua. Significa che il vapore acqueo ha saturato l’aria, cioè quest’ultima non è più in grado di contenere altro vapore acqueo e quindi questo si trasforma in acqua (liquida) condensando in piccolissime goccioline (la nebbia è un classico esempio di questo fenomeno). L’umidità relativa pari al 100% corrisponde al cosiddetto punto di rugiada. E quale sia questa quantità massima di vapore acqueo che può essere contenuta nell’aria ci viene detto da un altro parametro: l’umidità di saturazione Umidità di saturazione L’umidità di saturazione si calcola ancora una volta in g/m3 e ci dice appunto qual è la quantita di vapore acqueo a cui l’aria si satura, cioè non è più in grado di contenerlo sotto forma di vapore causando la condensazione. Però questo valore non è unico, cioè non è possibile dire, ad esempio, che 10 g/m3 di vapore acqueo è sempre l’umidità di saturazione. Ci possono essere casi in cui è così e casi in cui non è così. Infatti l’umidità di saturazione è legata all’ultimo parametro che abbiamo elencato sopra: la temperatura. Temperatura dell’aria La temperatura dell’aria è esattamente quello che conosciamo tutti bene: quanto è calda o fredda l’aria, misurata in gradi centigradi (o Fareneith, ma noi siamo in Italia). Come influisce la temperatura dell’aria sull’umidità? Al diminuire della temperatura dell’aria diminuisce anche la quantità massima di vapore acqueo che può essere contenuto nell’aria. Ad esempio a 10° di temperatura dell’aria possono essere contenuti al massimo 9,4 g/m3 di vapore acqueo, a 30° ve ne possiamo trovare fino a 30,5 g/m3. Il rapporto tra i parametri e l’umidità ambientale Spiegati i concetti fondamentali vediamo come questi interagiscono tra di loro ai fini dell’umidità negli edifici. Poniamo di avere una stanza in cui l’umidità specifica sia 9,3 g/m3. Se nella stanza ci fossero 10° di temperatura, la quantità assoluta di vapore acqueo (umidità specifica) sarebbe quasi uguale alla quantità di umidità di saturazione (lo abbiamo visto poco fa). Quindi abbiamo un’umidità relativa del 100%. A questa temperatura il vapore presente nell’aria condensa diventando acqua. Potrebbe essere l’esempio di una stanza non riscaldata in inverno. Se alziamo la temperatura della stanza a 30°, l’umidità specifica è pari a circa un terzo dell’umidità di saturazione (anche questa l’abbiamo vista poco fa). Abbiamo un’umidità relativa pari a circa il 30%. Questa potrebbe essere una classica situazione estiva di un clima asciutto. Quindi a parità di umidità specifica, l’umidità relativa cambia in relazione alla temperatura. (Si potrebbe anche dire che a parità di umidità relativa in due stanze a temperature differenti ci sono differenti umidità specifiche, cioè quantità di vapore acqueo presente). Questi rapporti si leggono facilmente dal diagramma psicrometrico che riporta tutti i valori in un’unica tabella: Sull’asse delle ascisse (orizzontale) troviamo le temperature, sull’asse delle ordinate (verticale) troviamo le quantità di vapore acqueo. Le linee curve sono percentuali di umidità diverse di cui l’ultima è quella di saturazione (il punto di rugiada). Sono sufficienti due valori qualsiasi per ottenere il terzo. (In realtà si ottiene anche la temperatura a bulbo umido ma non ci interessa) Conoscere l’umidità relativa per capire i possibili problemi e dove intervenire per risolverli Il valore che interessa più di tutti è quello dell’umidità relativa per due motivi: Vediamo le cose interessanti che succedono a seconda dei valori di umidità relativa: Attenzione ad un aspetto fondamentale: noi stiamo parlando di umidità dell’aria, però l’umidità si trova anche

Rifacimento del bagno e impianto idraulico: è sempre necessario sostituire le tubazioni?

manutenzione bagno

Ci sono due modi di affrontare il rifacimento di un bagno: rifacendo anche l’impianto idraulico oppure sostituendo solo rivestimenti, sanitari e rubinetterie e lasciando i vecchi tubi dove sono. Si tratta di due tipologie di intervento molto diverse sotto vari aspetti: burocratici, di tempistiche, di invasività e non per ultimo di costi. Se chiedi ad un professionista del settore ti dirà che è sempre necessario rifare anche gli impianti. È lo stesso consiglio che do io quasi sempre ma oggettivamente ci sono dei casi in cui è possibile e conveniente evitare questa spesa maggiore. Siccome il bagno è l’ambiente più ristrutturato in assoluto e la maggior parte delle persone cerca di evitare il rifacimento delle tubazioni, in questo articolo vedremo quando questa cosa non si può proprio evitare.

Relooking: scopri cos’è realmente questo modo di ristrutturare e guarda un esempio reale (con i costi)

Relooking: come trasformare la casa con pochi interventi mirati

Da qualche anno, nell’ambito della ristrutturazione, è diventato di moda il termine relooking. Una parola inglese per descrivere qualcosa che sembra nuovo ma non lo è. Infatti il relooking non è altro che cambiare le finiture di una casa, con lo scopo di rendere attuale uno stile vecchio o (più spesso) inserire uno stile dove manca. Nell’articolo di oggi vedremo in cosa consiste un intervento di relooking e quali sono i suoi limiti, aspetto importante soprattutto per capire quale sia il professionista adatto a cui rivolgersi. E infine ti mostrerò il progetto di relooking di casa mia, con i costi reali per realizzarlo. Se tu dicessi ad un tecnico di voler fare il relooking di casa tua, nel caso in cui conoscesse il termine (oggettivamrente è ancora poco diffuso in Italia), probabilmente penserebbe immediatamente a delle opere di manutenzione ordinaria, perché in fondo si tratta di questo. Infatti la manutenzione ordinaria è il termine tecnico-normativo in cui rientrano tutti i lavori di modifica delle finiture. Ma “manutenzione ordinaria” è meno suggestivo di relooking (e non è nemmeno corretto al 100%, diciamo al 95%)…quindi qualcuno ha pensato di importare dagli Stati Uniti questo termine. Vuoi mettere dire ad un amico/a “ho fatto il relooking di casa”? Ti fa sentire più figo e sofisticato rispetto a “ho fatto qualche lavoro in casa”. Però il relooking non è una ristrutturazione…allora di cosa parliamo? RELOOKING: COS’È E COSA NON È Ho scritto da poco un articolo in cui abbiamo visto una per una tutte le definizioni e categorie che possiamo trovare nel macrocosmo della ristrutturazione. Purtroppo c’è una grande confusione e non capirci nulla quando si approccia per la prima volta la questione è normale (anche per i professionisti). Se stai per intraprendere la strada di lavori in casa, fare chiarezza in questo caos è fondamentale, trovi l’articolo qui: Home styling, relooking o staging? Scopri le differenze e i professionisti a cui affidarsi. Naturalmente il relooking fa parte di questo macrocosmo e ne ho parlato nell’articolo che ti ho linkato qui sopra. Però è il caso di approfondire un po’ di più. Intanto diciamo che il termine corretto è “home relooking” perché il relooking generico si può fare di tutto (un’auto, un guardaroba, una persona…). Noi naturalmente ci limitiamo al mondo della casa (home per l’appunto). Quando parliamo di home relooking intendiamo tutti gli interventi che modificano l’aspetto esteriore di una casa. Stiamo quindi parlando delle “finiture”: pavimenti, rivestimenti, porte, pitturazioni, etc. A cui vanno aggiunti gli arredi, che possono essere su misura o da industria, e naturalmente tutta l’oggettistica che è presente in una casa. Lo scopo di chi progetta interventi di relooking è quindi dare un nuovo aspetto alla casa, o ad alcuni ambienti della stessa, ponendo l’attenzione sulla ricerca di uno stile e di un design armonioso e coerente. Ma il relooking non ha niente a che vedere con la ristrutturazione di una casa, che prevede interventi ben più approfonditi e invasivi. Per dare sostanza a questa affermazione vediamo anche l’interpretazione che la normativa italiana dà agli interventi di relooking. Naturalmente nella legge non troverai scritto da nessuna parte il termine “relooking”, ma noi sappiamo che la modifica delle finiture rientra nel calderone delle opere edili: quando cambi un pavimento, un rivestimento, le porte o gli infissi, stai facendo opere edili. E la legge italiana si occupa proprio di opere edili (e impiantistiche). A tal proposito il nostro riferimento è il Testo Unico dell’Edilizia (d.pr. 380/2001), di cui ti ho già parlato tante volte, che definisce le cosiddette categorie di intervento (articolo 3). La prima di queste è la «manutenzione ordinaria»: «interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti» A questa definizione dobbiamo aggiungere anche quanto ci dice il glossario dell’edilizia libera, a cui ho già dedicato un articolo che puoi leggere qui: Come ristrutturare casa senza progettista e pratica edilizia. Questo glossario in sostanza definisce in modo più preciso tutti gli interventi sintetizzati nella definizione che abbiamo riportato qui sopra. Ma quello che interessa a noi è se la legge mette delle limitazioni alla possibilità di fare questi interventi e se richiede pratiche edilizie. La risposta è negativa in entrambi i casi: nessuna limitazione alla possibilità di fare questi interventi (tranne per gli edifici con vincolo culturale) e nessuna pratica edilizia. In fondo se rientrano nel glossario dell’edilizia libera non potrebbe essere diversamente. E ci mancherebbe anche il contrario: sono opere che servono per mantenere in efficienza la casa… Cosa non rientra nel relooking Ora però vediamo cosa non puoi far rientrare nella definizione di relooking. O meglio, vediamo quali sono gli interventi che fanno sfociare il relooking in una ristrutturazione vera e propria (o home restyling per dirla all’inglese). Il relooking non comprende interventi di: Questi interventi, a livello normativo, ci portano nella categoria della manutenzione straordinaria (o superiore) e a livello pratico ci fanno entrare nel mondo della ristrutturazione vera e propria. Se prevedi di farne anche solo uno non stai più facendo un semplice relooking.   Naturalmente non sono opere vietate: le modifiche interne sono (quasi) sempre permesse. Ma facendole cambi completamente tipologia di intervento. Questa precisazione è importante anche per definire le competenze delle figure professionali a cui rivolgersi. Chi può occuparsi di un progetto di relooking? La risposta è più banale di quello che pensi: tutti possono farlo. Anche tu. In fondo si tratta di scegliere finiture e arredi. Sia chiaro: questo non significa che si tratti di una cosa banale e alla portata di tutti. Oggettivamente la maggior parte delle case sono delle accozzaglie di cose buttate a caso, come se fosse esplosa una bomba di pittura in mezzo alle stanze (anche quelle di chi pensa di aver fatto una casa bella…). Per questo ci sono delle figure professionali, che stanno cominciando a diffondersi anche in Italia, e che si occupano professionalmente di relooking. Spesso sono tecnici (soprattutto architetti) che si concentrano in

Home styling, relooking o staging? Scopri le differenze e i professionisti a cui affidarsi

home styling relooking staging

Da alcuni anni sono prepotentemente entrati nel gergo di chi vuole fare lavori in casa alcuni termini inglesi come “home styling”, “home restyling”, “home relooking” e “home staging”. Ma in cosa consistono realmente questi interventi? Sono lavori di ristrutturazione oppure no? E chi sono i professionisti (progettisti) che possono occuparsene? Siccome sono servizi sempre più richiesti, e spesso sono fraintesi, in questo articolo faremo una panoramica generale e vedremo come sono inquadrati dalla normativa italiana. Ti avverto: alla fine probabilmente avremo tolto un po’di fascino a questi termini, ma sarà più semplice per te capire all’atto pratico di cosa si tratta e soprattutto cosa aspettarti (e cosa non aspettarti) da questi interventi. Inoltre un nodo importante che affronteremo, e troppo spesso sottovalutato dai committenti, riguarda le nuove professioni che questi termini hanno fatto nascere. Il motivo è che c’è un fiorire di “home styler”, home relooker” e “home stager”…ma siccome si tratta di professioni che non sono normate dalla legge italiana, vi si sono buttati a capofitto anche persone senza nessuna reale esperienza e competenza. I quali alle volte fanno sfociare le loro progettazioni in ambiti per cui servono titoli di studio e abilitazioni di cui sono sprovvisti, creando abusi che ti porterai dietro per anni. Quindi capire i limiti di questi interventi è importante anche per definire i professionisti che possono seguirti nella loro progettazione ed esecuzione. I MILLE VOLTI DELLA RISTRUTTURAZIONE TRA STYLING, RESTYING, RELOOKING E HOME STAGING Diciamo subito che tutti questi termini non rappresentano altro che una piccola porzione del settore della ristrutturazione. E in particolare rappresentano tutti quegli interventi che non richiedono opere edili e impiantistiche invasive come abbattere/costruire muri e rifare impianti. Forse qualcuno può dirti che il restyling può sfociare in questa tipologia, ma non è così. In inglese c’è un altro termine per la ristrutturazione vera e propria: house renovation. Quello che invece questi termini comprendono è il concetto di interior design, inteso come creare uno stile nella casa, con interventi più o meno invasivi. Fermo restando che l’interior design, nella sua definizione più ampia, comprende tutti quegli interventi necessari per ristrutturare una casa (letteralmente è progettazione di interni), quindi anche quelli edilizi e impiantistici, non c’è dubbio che nell’accezione comune sia quasi sempre relegato alla sola creazione di uno stile attraverso interventi sulle finiture, sugli arredi e sugli oggetti. Ma detto ciò, qual è la differenza tra styling, restyling, relooking e staging? In fondo si tratta di differenze sottili, quasi impercettibili, ma che è importante comprendere. Home styling e restyling L’home styling e restyling sono praticamente la stessa cosa: la differenza è data solo dalla base di partenza. Provo a spiegarmi. L’obiettivo dell’home styler è appunto dare uno stile alla casa. L’obiettivo dell’home restyler è cambiare lo stile della casa. Il ché presuppone che nel primo caso uno stile non ci sia proprio e nel secondo caso che sia da cambiare. Il primo caso è quello tipico delle case appena costruite o in fase di costruzione, il secondo di quelle esistente in cui i proprietari (o inquilini) hanno già messo arredi e suppellettili. In ogni caso l’ambito di intervento dell’home styling/restyling è principalmente quello dell’arredamento e dell’oggettistica. Quindi sono esclusi interventi edili, a parte eventuali pitturazioni di pareti e soffitti. Attenzione a non sovrapporre lo styling/restyling con l’interior design. Sebbene possano sembrare concettualmente simili (e lo sono) differiscono sensibilmente per ambito di intervento, con l’interior design che ha un campo di azione più ampio. Volendo banalizzare al solo scopo di farti capire meglio, il lavoro dello styler è simile a quello dell’arredatore del negozio, naturalmente con una visione più ampia e globale rispetto ad un arredatore, che in fondo non sviluppa progetti ma semplicemente assembla mobili. Non è raro che gli home styler siano affiancati ai progettisti e/o agli interior designer quando si progettano interventi di nuova costruzione. Home relooking Il relooking è una categoria di intervento più ampia rispetto allo styling, infatti non riguarda solo arredi e oggettistica ma comprende anche di intervenire su tutte le cosiddette “finiture” di una casa: pavimenti, rivestimenti, porte, infissi, pitturazioni, etc. Non rientrano nel relooking spostare e/o abbattere e costruire muri e nemmeno rifare impianti. Invece implementare gli impianti esistenti può rientrare in questa tipologia di intervento. La cosa che non si discosta rispetto allo styling/restyling è la sostanziale ricerca di creare uno stile nella casa. Quindi l’interior design è centrale anche nel relooking. Anzi: potremmo dire che il relooking non è altro che un intervento di interior design all’interno di una casa esistente, senza fare interventi edilizi troppo invasivi. Siccome è un intervento sempre più diffuso vorrei fare una piccola riflessione: il relooking di una casa ha senso solo quando la base di partenza, dal punto di vista distributivo e soprattutto impiantistico, è già buona. Non ha senso fare il relooking di una casa quando gli impianti sono obsoleti o la distribuzione interna non soddisfa le nostre esigenze. Per farla breve: su case che hanno 30 o 40 di vita sulle spalle il relooking non ha senso. Infatti, dato che le finiture possono essere molto costose, pensare ad un intervento limitato al relooking quando sono presenti altre problematiche importanti (magari sconosciute), non è un approccio corretto. Anche se purtroppo è quello seguito dalla maggior parte delle persone. La prima cosa da fare quando si ha una casa vecchia è valutare autonomamente (cosa che puoi fare grazie ai contenuti del mio manuale) o rivolgendosi ad un professionista, quali sono i reali problemi e quali sono gli interventi indispensabili per risolverli. Home staging Con l’home staging siamo in un territorio a cavallo tra lo styling/restyling e il relooking. Lo scostamento ce lo abbiamo relativamente al settore. Infatti l’home staging è nato negli Stati Uniti con lo scopo di fare degli interventi minimi per rendere più accattivanti, e quindi più facilmente vendibili, gli immobili presenti sul mercato. Un intervento di home staging generalmente parte dal “decluttering”, cioè liberare gli ambienti dalle cose inutili conservando solo quelle che possono valorizzarli, eventualmente prevede qualche intervento edile come

L’infisso in PVC che stai per comprare è di qualità o è una fregatura? Scopri quali sono i parametri da tenere sotto controllo

infissi in PVC

Ormai gli infissi in PVC sono diventati lo standard nel settore edile. Il motivo è che costano (relativamente) poco e garantiscono ottime prestazioni isolanti. Ma anche tra gli infissi in PVC ne puoi trovare di molto costosi…perché spendere tanto per un infisso in PVC quando puoi averne uno apparentemente uguale ad un terzo? La risposta è che gli infissi in PVC non sono uguali. La differenza di valore tra due infissi in PVC sta tutta in alcune determinate caratteristiche (oltre che nella posa in opera…ma è un altro discorso). In questo articolo ti voglio far vedere quali sono le principali caratteristiche che devi valutare quando stai per acquistare i tuoi nuovi infissi in PVC (anche se in realtà vedrai che alcune valgono per tutte le tipologie di infissi). Il PVC è un materiale che ha avuto una fortuna relativamente recente nel settore dei serramenti: infatti sono decenni che è in uso ma, essendo un materiale sostanzialmente molto malleabile, per molti anni è stato relegato a compiti “secondari”. Non certo per realizzare infissi robusti e durevoli. Ma da alcuni anni la tecnologia è migliorata in modo importante e gli infissi in PVC sono diventati una scelta valida oltre che economica, tanto che ormai hanno monopolizzato il mercato del settore, con quote che superano il 40%. E naturalmente, come per ogni cosa, esiste la versione di qualità e la versione economica degli infissi in PVC (con tutte le tonalità di grigio in mezzo). Il fatto è che spesso vengono spacciati come di qualità infissi in PVC che non valgono nulla. Ma quasi nessuno sa quali parametri andare a vedere per capire se gli stanno proponendo qualcosa di buono per chiudere la stalla o il soggiorno di casa. E anche tra i tecnici c’è molta confusione (purtroppo non siamo tuttologhi del settore…). Così i venditori hanno gioco facile a decantare le lodi di prodotti a volte scadenti senza trovare nessun contraddittorio valido. Nei prossimi paragrafi passeremo in rassegna quali sono questi parametri che devi valutare nella scelta dei tuoi nuovi infissi in PVC. Dimensione del telaio e camere d’aria I profili che formano i telai degli infissi in pvc non sono blocchi pieni di PVC, ma sono cavi e all’interno sono divisi in camere d’aria. L’aria all’interno di queste camere è ciò che dà al PVC il suo elevato potere isolante. Però se ci fosse un’unica camera d’aria tale potere isolante sarebbe minore rispetto a quello che si ottiene con più camere d’aria. L’aria isola meglio quando è in quiete rispetto a quando è in movimento, e con “spessori” d’aria superiori ai pochi centimetri si formano delle sorte di correnti d’aria. Si tratta dello stesso principio per cui i muri “a cassetta” con cui sono stati costruiti i tamponamenti esterni della maggior parte degli edifici fino agli anni ’80, non isolano per niente. Così compartimentarla in più camere consente di avere aria in “quiete” e quindi di isolare meglio. Ma il maggior isolamento dato dalla divisione in camere d’aria è solo una conseguenza e non il principale scopo della loro presenza. Infatti la motivazione della loro introduzione è principalmente per rafforzare il profilo dell’infisso. Il PVC, come abbiamo già accennato, è un materiale non particolarmente resistente e soprattutto molto sensibile agli sbalzi termici. Pertanto era necessario rinforzarlo e il primo sistema è stato mettere questi rinforzi verticali internamente (tra poco vedremo che da soli non bastano quindi è stato aggiunto anche un altro elemento). Un primo parametro per valutare la qualità del tuo nuovo infisso in PVC è il numero di camere d’aria: il numero minimo che puoi trovare è 5 (in realtà sarebbe 3, ma ormai quasi nessun infisso ne ha così poche) e il massimo è 7. Però non farti ingannare: a livello di isolamento non c’è molta differenza tra un infisso a 5 o a 7 camere. Infatti si tratta di pochi millimetri di differenza tra le varie camere d’aria che hanno influenza nulla sull’incremento delle prestazioni. C’è un secondo parametro che però è significativo e che deve essere letto in parallelo al numero delle camere d’aria: la profondità (spessore) del telaio. Un telaio più profondo vuol dire una maggiore massa d’aria e quindi un maggiore isolamento. Però se in un profilo molto spesso ci sono poche camere d’aria le prestazioni isolanti scendono (anche quelle statiche…). Quindi, per riassumere, la profondità di un telaio in PVC può variare da circa 70mm a circa 85mm. Il numero di camere d’aria da 5 a 7. Un profilo da 70mm dovrebbe avere almeno 5 camere d’aria, e se ne ha di più non garantisce un maggiore isolamento. Un profilo da 85mm dovrebbe avere 7 camere d’aria, sia per garantire un maggiore isolamento, sia per garantire più stabilità. Classe del telaio Questo è un aspetto che in pochissimi conoscono (anche tra i tecnici) eppure è importantissimo per determinare la qualità dell’infisso. La classe del telaio viene determinata dalla norma UNI EN 12608 e ne esistono solo tre: A, B e C. Ma in cosa variano tra di loro? Semplicemente nello spessore delle pareti che delimitano il telaio esternamente ed internamente. L’immagine qui sotto con le relative tabelle penso siano abbastanza chiare a tal proposito: Come puoi vedere le varie “pareti” che delimitano un profilo in PVC hanno spessori differenti: quelle esterne sono più spesse e quelle interne sono più sottili. Sul mercato ormai si trovano quasi solo infissi di classe A e classe B e, sebbene la differenza tra gli spessori possa sembrare minimale, ha notevole influenza sulla resistenza meccanica dell’infisso. E di conseguenza sulla sua durata e stabilità: considera che uno dei requisiti fondamentali per le prestazioni di un infisso è la perfetta tenuta all’aria e all’acqua, delle deformazioni locali potrebbero far venire meno queste caratteristiche. E ancora peggio se tali deformazioni avvengono nelle zone dei cardini, compromettendo tutto l’infisso. Il consiglio naturalmente è optare sempre per infissi di classe A. Classe della mescola Questa è una seconda classificazione data dalla norma UNI EN 12608, che per la mescola con cui sono

Progetta la nuova divisione interna della tua ristrutturazione

Progettare la divisione interna della casa: alcuni consigli pratici

In questo articolo vedremo alcuni dei principi da seguire per progettare la divisione interna degli ambienti quando ristrutturi casa, quali accorgimenti devi prendere e quali stanze non devi mai dimenticarti.
Anche se la progettazione la farà il tuo tecnico, è giusto che tu conosca questi principi base!