Per la tua ristrutturazione hai l’obbligo di Notifica Preliminare. Lo sapevi?

Tu sai cos’è la notifica preliminare? E sai a cosa serve? Se la risposta è NO e stai ristrutturando potresti essere nei guai. Ma non preoccuparti, sei capitato nell’articolo giusto perché nei prossimi praragrafi ti spiegherò cos’è la notifica preliminare, perché è importante e quando devi farla obbligatoriamente. Cos’è la notifica preliminare La notifica preliminare è una comunicazione che tu, in qualità di committente, devi fare all’ASL e all’ispettorato del lavoro e con la quale gli comunichi che stai facendo dei lavori di ristrutturazione, quali imprese li stanno facendo, quando iniziano i lavori e quanto durano (questi ultimi due dati in modo indicativo). La notifica preliminare, quando obbligatoria (non lo è sempre), deve essere presentata prima che inizino i lavori e deve essere allegata alla pratica edilizia (quindi devi presentarla prima di presentare la pratica edilizia). Se l’obbligo della notifica preliminare scatta a cantiere iniziato, devi presentarla appena diventa necessario. Tale adempimento è previsto dal Testo Unico della Sicurezza (d.lgs 81/2008), all’articolo 99. Questa legge ha lo scopo di garantire che sui luoghi di lavoro (e il cantiere di casa tua per gli operai è un luogo di lavoro) ci siano le necessarie misure di sicurezza per i lavoratori. Tu hai l’obbligo di fornire un posto di lavoro sicuro (ma non è questo l’argomento di questo articolo…), mentre ci sono degli enti (quelli che ti ho elencato sopra) che hanno lo scopo di vigilare sull’effettiva sussistenza di tali condizioni di sicurezza. Chiaramente tali enti non sono onniscenti, non possono sapere dove sono aperti dei cantieri se nessuno glielo comunica: per questo è stata creato l’obbligo della Notifica Preliminare. Per fargli sapere che è stato aperto un cantiere di ristrutturazione… Quando è obbligatoria la notifica preliminare Se ci fai caso qualche paragrafo sopra ti ho evidenziato la parola imprese, usata al plurale: questo è uno dei casi che rende obbligatoria la notifica preliminare. La notifica preliminare è una comunicazione obbligatoria in due casi: Se il secondo concetto è abbastanza banale (ma tra poco ti dimostrerò che non è così…), il primo è più complesso. Cerchiamo di capire meglio. Cosa sono e come si calcolano gli uomini-giorno Gli uomini-giorno sono il totale di giornate che hanno lavorato gli operai per realizzare la tua ristrutturazione. Che non coincide con il numero di giorni che l’impresa ha impiegato per ristrutturare casa: potrebbe succedere che i lavori durano due mesi (60 giorni) e gli uomini-giorno superano i 200 giorni. Di sicuro gli uomini-giorno superano sempre la durata dei lavori (a meno che questi non vengono realizzati con lunghe pause in mezzo). Capiamo come si calcolano gli uomoni giorno Fcciamo un esempio che credo renda più semplice capire questo calcolo: se oggi hanno lavorto 3 operai sul tuo cantiere devi contare 3 uomini-giorno; se domani ne lavorano 4 devi contare 4 uomini-giorno; e così via. Per l’impresa gli uomini-giorno sono il numero totale di giornate lavorative che deve pagare ai suoi operai per realizzare la tua ristrutturazione (ed è un dato importante per capire se ci ha guadagnato o perso…) Il conteggio totale degli uomini-giorno quindi si fa sommando il numero di operai che ha lavorato ogni giorno nel tuo cantiere. Se alla fine dei lavori sono stati superati i 200 uomini-giorno, scata l’obbligo di notifica preliminare. Però abbiamo detto che la notifica preliminare devi presentarla prima che inizino i lavori! Come si fa? Semplicemente è necessario fare una stima degli uomini-giorno prima di iniziare i lavori. E per farlo è necessario predisporre un computo dei lavori di ristrutturazione preciso (se non sai cosa sia vai subito a leggere questo articolo). Il motivo è che il computo metrico trovi ogni singola lavorazione necessaria per realizzare la tua ristrutturazione e il relativo costo unitario, la quantità da realizzare e di conseguenza il costo totale. Devi sapere che il costo unitario non è campato in aria ma è ricavato sommando sostanzialmente due elementi: il costo dei materiali e il costo della manodopera ( ci sono tante altre cose ma semplifichiamo in questo modo). Quindi da un computo metrico puoi ricavare il costo totale dei materiali e il costo totale della manodopera. Sicuramente sai che una giornata lavorativa, per legge, dura 8 ore. Probabilmente sai anche che il costo orario di un operaio è definito per legge (ci sono dei contratti nazionali a cui le imprese devono fare riferimento). Per darti una misura il costo orario medio (lordo) è di circa 30€ (varia in base alla qualifica degli operai, ma semplifichiamo. A questo punto se dividi il costo totale della manodopera per il costo orario di un operaio hai il numero totale di ore lavorate. Se dividi ulteriormente le ore totali per 8, ricavi il numero di uomini-giorno. Ecco che, prima di iniziare i lavori, puoi fare una stima degli uomini-giorno in modo abbastanza semplice (sempre che tu abbia un computo fatto bene dal tuo progettista). Due imprese anche quando l’appalto è affidata a una sola! Abbiamo detto che il secondo caso in cui scatta l’obbligo di notifica preliminare è quando in cantiere sono presenti due o più imprese. Ecco quello che risponde la maggior parte delle persone: “Ah ma tanto io ho affidato tutto all’impresa di mastro Pasquale! Fa tutto lui!” Sei sicuro di questa cosa? Prova a chiedergli: Per esperienza posso dirti che nel 90% dei casi la risposta è: “se ne occupano i miei artigiani di fiducia”. Che nella sostanza vuol dire: “ho subappaltato questi lavori perchè io non ho gli operai specializzati che lo fanno”. Niente di male, va benissimo che sia così, ma tu devi saperlo. Infatti in questo modo non hai solo l’impresa di mastro Pasquale in cantiere ma anche quella dell’elettricista, quella dell’idraulico, quella del posatore, quella del pittore. Tutti artigiani con la loro piccola impresa individuale… Potresti ritrovarti ad avere oltre 5 imprese impegnate nella tua piccola ristrutturazione…mentre tu eri convinto che ci fosse solo quella di mastro Pasquale. Ed ecco che scatta l’obbligo della notifica preliminare. È grave non fare la notifica preliminare? Onestamente? Se non ti arriva un
Messa a norma impianto elettrico: scopri se puoi farlo e come farlo

Le statistiche sullo stato di sicurezza degli impianti elettrici in Italia non sono rassicuranti. Le abitazioni con impianti elettrici non a norma sono 12 milioni e ogni anno vi sono oltre 45.000 incidenti domestici, tra cui anche incidenti mortali. Quindi la messa a norma dell’impianto elettrico è un tema quanto mai spinoso ed attuale…a cui dovresti essere molto sensibile. Attenzione: ti sto parlando di semplice messa a norma di un impianto elettrico che differisce in modo sostanziale dal rifacimento dell’impianto elettrico. Questa distinzione può sembrare una sottigliezza di termini in quanto il risultato di entrambi gli interventi è un impianto sicuro e a norma, ma in realtà non lo è. Sia dal punto di vista delle opere reali che verranno eseguite e sia delle incombenze amministrative e burocratiche differiscono sotto alcuni aspetti sostanziali, aspetti che sicuramente in questo momento ti sfuggono perchè, come è normale che sia. Qualche tempo fa ho scritto un articolo sul rifacimento dell’impianto elettrico, oggi invece parliamo di messa a norma dell’impianto elettrico. LA DIFFERENZA TRA RIFACIMENTO E MESSA A NORMA DELL’IMPIANTO ELETTRICO Prima di addentrarci nell’argomento di questo articolo ritengo importante partire proprio con il chiarire la differenza tra mettere a norma e rifare un impianto. Infatti se è vero che il punto di partenza è lo stesso, cioè un impianto obsoleto e, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, poco sicuro, il risultato è molto diverso. Puoi considerare la messa a norma come il minimo sindacale per stare tranquillo in casa e il totale rifacimento come il pieno rispetto delle leggi. Peculiarità del rifacimento di un impianto elettrico Quando parliamo di rifacimento dell’impianto elettrico stiamo parlando di una vera e propria sostituzione totale con tutto ciò che ne consegue: 1. Rimuovere totalmente tutto ciò che attualmente compone l’impianto elettrico: si parte dal quadro elettrico, si continua con le dorsali (le linee che partono dal quadro elettrico e si diramano nella casa), con le cassette di derivazione, con i tubi che arrivano fino ai punti di servizio, i cavi elettrici, i frutti e le placchette. 2. Rifare tutti gli elementi che abbiamo appena elencato riprogettando ex-novo l’impianto in base alle nuove esigenze, sia in relazione alla posizione che al numero di punti di servizio (prese, interruttori, etc.), e soprattutto adeguandosi totalmente alla norma tecnica attualmente in vigore, la CEI 64-8, sia per quello che riguarda le specifiche dei componenti elettrici che per quello che riguarda le specifiche generali dell’impianto (numero minimo di linee, sistemi di protezione e predisposizioni). Il rifacimento dell’impianto elettrico richiede sempre l’esecuzione di opere di muratura, non fosse altro che per realizzare le tracce in cui inserire le nuove canaline in cui passeranno i cavi. E, dal punto di vista amministrativo, è considerato un intervento di manutenzione straordinaria: infatti la legge di riferimento (il Testo Unico dell’edilizia, d.pr. 380/2001) fa rientrare in questa categoria di intervento “le opere e le modifiche necessarie […] per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici”. Sostituendo un impianto elettrico stai realizzando un nuovo impianto quindi ci cadi in pieno, con tutti gli obblighi conseguenti (leggi questo articolo in cui ti spiego gli obblighi legati alle opere di manutenzione straordinaria). Peculiarità della messa a norma di un impianto elettrico Quando parliamo di messa a norma dell’impianto elettrico stiamo facendo tutto un altro tipo di discorso: interveniamo su un impianto esistente sostituendo e integrando quegli elementi ormai vetusti che consentono di metterlo in sicurezza secondo i parametri minimi richiesti dalle leggi attuali. Quando effettui una messa a norma alla fine ti ritrovi con il sostituire quasi tutto, però non cambi la posizione di prese e interruttori, non aumenti il numero di linee e non sostituisci i tubi all’interno del muro dentro cui passano i cavi (anzi…li riutilizzi). Si tratta di lavori molto meno invasivi e sicuramente molto più economici che, sempre secondo il Testo Unico dell’Edilizia, ricandono all’interno della manutenzione ordinaria, che appunto contempla: “gli interventi edilizi […] necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”. Decidere per la semplice messa a norma dell’impianto elettrico, invece che per il totale rifacimento, da un lato significa: Ma dall’altro comporta: Gli unici motivi per cui dovresti scegliere la messa a norma invece del rifacimento Perchè scegliere la messa a norma e non il rifacimento? Dal mio punto di vista i motivi sono solo due: Naturalmente se stai ristrutturando casa la messa a norma non devi nemmeno prenderla in considerazione. Sei già stato costretto ad andartene di casa, stai già rompendo dappertutto…che senso avrebbe rattoppare un impianto vecchio per ritrovarti con qualcosa che alla fine non risponde alle tue reali esigenze? Se invece devi intervenire sull’impianto continuando ad abitare in casa o comunque con tempi brevissimi a disposizione allora la messa a norma è probabilmente l’unica soluzione che hai a disposizione. Nei prossimi paragrafi vedrai che la messa a norma di un impianto elettrico esistente ti consentirà di ottenere comunque un impianto sicuro però approfondiremo alcuni aspetti essenziali che devi conoscere se decidi di realizzare questo tipo di intervento. ATTENZIONE: per avere un totale adeguamento alle normative tecniche in vigore l’unica soluzione possibile è il rifacimento dell’impianto elettrico. I REALI PERICOLI DI UN IMPIANTO ELETTRICO OBSOLETO I pericoli di vivere in una casa con un impianto elettrico obsoleto sono spesso sottovalutati dagli inquilini. Prima di parlarti approfonditamente della messa a norma dell’impianto elettrico voglio elencarti alcuni rischi a cui stai sottoponendo te e la tua famiglia ogni giorno che rimandi questo intervento. 1. Rischio Folgorazione Ok, te l’ho messa giù brutta ma è la verità: la folgorazione è una delle morti domestiche (e non) più frequenti. Ed è causata quasi sempre da impianti elettrici non a norma. I motivi sono sostanzialmente due: Se l’impianto elettrico di casa tua ha più di trent’anni la possibilità che ci sia un impianto di messa a terra in casa è realmente risibile. E allo stesso modo la probabilità che sia composto da componenti con parti in tensione di facile raggiungimento è elevata. Un’altra cosa da sottolineare è l’alta probabilità che il
Come illuminare casa: una guida ad uno degli aspetti più sottovalutati in una ristrutturazione

Nella tua ristrutturazione hai deciso la nuova distrbuzione interna, hai scelto le finiture, gli infissi, le porte, gli arredi…ma ti sei posto il problema di come illuminare casa? L’illuminazione è un aspetto che nella quasi totalità delle ristrutturazioni non viene minimamente preso in considerazione: spesso si risolve con l’impresa che ad un certo punto della ristrutturazione ti dice: “montiamo un controsoffitto nell’ingresso e uno nel salone, ci mettiamo qualche faretto ad incasso e il gioco è fatto”. Beh…non è proprio così semplice… E in questo caso parte della colpa è anche della categoria di cui faccio parte, i progettisti, perchè spesso siamo i primi a non darci peso. Ci preoccupiamo di creare delle piante ben distribuite, di studiare particolari che stupiscono, di incastrare la lavatrice dove nessuno avrebbe pensato…e poi quando si tratta di pensare come illuminare casa diventiamo approssimativi… Se nella ristrutturazione che comincerai tra poco non hai ancora pensato all’illuminazione (e non credevi di doverci pensare…) o se sei già nel bel mezzo dei lavori e all’improvviso è sbucato anche questo problema, nei prossimi paragrafi imparerai come illuminare casa nel modo corretto. Affronteremo questioni tecniche ed estetiche. Le prime ti serviranno per capire come funziona l’illuminazione artificiale e quali sono gli obiettivi che devi raggiungere, le seconde invece ti aiuteranno a definire l’aspetto che vorresti per il tuo impianto di illuminazione. Ci sono alcune semplici e precise regole da seguire quando si illumina una casa: imparale e vedrai che riuscirai ad ottenere un ambiente dove sarà bello vivere a tutte le ore del giorno. LE GRANDEZZE CHE MISURANO LA LUCE Dal punto di vista tecnico l’illuminazione è un settore molto complesso, composto da grandezze fisiche e calcoli che devono tenere in considerazione specifici obiettivi di prestazione luminosa oltre naturalmente le condizioni al contorno (cioè l’ambiente dove si trovano le luci). Non è possibile trasferire il progetto preparato per l’illuminazione di una casa ad un’altra casa così com’è, ma ogni volta è necessario ripartire da capo. In questo paragrafo non voglio nè spaventarti nè farti diventare un esperto di illuminotecnica (cosa che non sono nemmeno io), ma voglio farti capire quali sono i termini e le grandezze fisiche che sentirai nominare quando andrai in un negozio di illuminazione e che leggerai quando dovrai scegliere la tua nuova lampada di arredo online. Ci sono due tipologie di grandezze fisiche che devi conoscere: La soregente luminosa per noi è il corpo illuminante, la lampada. Non solo la lampadina perchè, come vedremo, la luce che illumina l’ambiente in cui ci troviamo dipende dalle caratteristiche di tutto l’apparecchio illuminante. Le unità di misura della quantità di luce Mi scuso per i puristi se uso termini non precisi tecnicamente, ma come sempre l’obiettivo di questo sito è quello di semplificare le cose per gli utenti finali (i committenti) e di lasciare agli specialisti la parte complicata. La quantità di luce, per quanto di nostro interesse, viene misurata con tre grandezze principali: Te ne parlo perchè i produttori di lampade usano uno o l’altro, alle volte ti possono dare il flusso luminoso, alle volte l’intensità e alle volte l’illuminamento. In realtà il concetto che sviluppano queste tre unità è abbastanza simile e serve per rispondere alla domanda basilare dell’illuminotecnica: quella lampada mi darà luce a sufficienza? Flusso luminoso | unità di misura: lumen (abbreviato in lm) Il flusso luminoso determina quanta luce emette una sorgente luminosa e viene espresso in lumen. Devi immaginare il flusso luminoso come la quantità di luce che emette una sorgente luminosa indifferentemente in tutte le direzioni. Possiamo assimilarlo ad una potenza, la cui unità di misura è il watt. Se ti ricordi con le vecchie lampadine ad incandescenza (quelle col filamento interno in tungsteno per capirci), ormai fuori produzione, sapevi che una lampadina da 100watt faceva più luce di una lampadina da 50watt proprio perchè più potente. Il concetto del flusso luminoso in sostanza è lo stesso, una lampadina da 100lumen fa più luce di una da 50lumen…quindi perchè è stata introdotta una nuova unità di misura? Semplicemente perchè l’occhio umano ha una sensibilità diversa a seconda del colore della luce da cui viene investito. Così una lampadina ad incandescenza di 100watt con il vetro trasparente ci apparirà più luminosa di una lampadina di 100watt con il vetro rosso (è un esempio naturalmente…). Il lumen tiene in considerazione proprio questo aspetto, quindi se due lampadine, una bianca e una rossa, sono dichiarate entrambe con un flusso luminoso di 500lumen (valore ipotetico) allora sai che la quantità di luce che percepirai sarà la stessa (anche se cambierà il colore). A fronte di questa uguale quantità di luce percepita corrisponderà un consumo in watt differente. Non ti inserisco la formula che esprime il flusso luminoso perchè è inutilmente complessa e saperla non ti serve a molto. Sappi però che il flusso luminoso è uno dei parametri che puoi trovare più spesso tra le caratteristiche dichiarate di un apparecchio illuminante. Naturalmente dipende in modo diretto (anche se non solo) dalla lampadina che l’apparecchio illuminante monta, infatti i cataloghi spesso portano, per ogni apparecchio, diversi valori di flusso luminoso a seconda di diverse lampadine associate. Chiaramente le lampadine a cui si fa riferimento nei cataloghi sono sempre di colore bianco, ma differiscono per tonalità (ne parleremo nel paragrafo dedicato alla tonalità) e naturalmente per potenza. Intensità luminosa | Unità di misura: candela (abbreviato in cd) L’intensità luminosa è l’unità di misura basilare per tutta l’illuminotecnica. Esprime il flusso luminoso in una determinata direzione e viene rappresentato dall’unità di misura della candela. Se all’apparenza flusso e intensità possono sembrare concetti simili (e in effetti lo sono: in fondo in entrambi i casi stiamo parlando di “quanta” luce viene prodotta), in realtà sono diversi: il flusso luminoso considera una luce omnidirezionale (abbiamo detto che considera la luce sparata in ogni direzione dalla sorgente), mentre l’intensità luminosa investiga una precisa direzione di questa luce. L’intensità luminosa assume particolare interesse in caso di apparecchi illuminanti che hanno un flusso luminoso molto direzionato, come i faretti ad esempio.
Guida totale alla sostituzione degli infissi. Gli adempimenti burocratici e le detrazioni fiscali [Parte 5]

La sostituzione degli infissi è un’opera edilizia a tutti gli effetti e come tale deve sottostare alle disposizioni delle leggi italiane. In particolare la principale legge di riferimento è il Testo Unico dell’Edilizia, d.pr. 380/2001. In realtà per questo particolare intervento edilizio la legge prevede delle procedure diverse da seguire e il finire in uno o nell’altro caso è determinato da sottigliezze…niente di così complesso, però se stai per realizzare questi lavori vorrai saperle, anche perchè fare le cose nel modo giusto ti permetterà di sfruttare le detrazioni fiscali che ti vengono messe a disposizione. Questa è la quinta ed ultima parte della guida alla sostituzione degli infissi ed affronteremo proprio gli aspetti burocratici e fiscali. Nei precedenti capitoli abbiamo sviscerato tutto ciò che di tecnico devi sapere sugli infissi. Se ancora non li hai letti li puoi trovare qui: Parte 1 – Come capire se è necessaria la sostituzione degli infissi Parte 2 – Le tipologie di infissi in commercio Parte 3 – I sistemi di apertura e il vetrocamera Parte 4 – Gli accessori e l’installazione GLI ADEMPIMENTI BUROCRATICI NECESSARI PER LA SOSTITUZIONE DEGLI INFISSI In tutti gli interventi edilizi i committenti vedono la burocrazia come la parte più scocciante da cercare di evitare a tutti i costi. Anche per te è così? Effettivamente alle volte è oggettivamente così. Però, nel caso di sostituzione degli infissi, ho delle buone notizie per te: potresti non doverti scontrare con questo mostro. Per semplicità di trattazione dividiamo l’argomento “burocrazia” in due macro-categorie: Già perché, incredibilmente, questo è uno dei (rari per la verità) casi in cui, mentre la normativa edilizia potrebbe non venire a bussare alla tua porta, invece potrebbe farlo la normativa energetica. Andiamo con ordine. La normativa edilizia Il principale riferimento di legge l’abbiamo già citato nell’introduzione: è il Testo Unico dell’Edilizia (d.pr. 380/2001) a cui, da un po’di tempo, dobbiamo aggiungere il “Glossario unico dell’edilizia libera”. Andando a vedere cosa succede nella pratica, la sostituzione degli infissi potrebbe rientrare in una di queste tre situazioni: Per ognuno di questi casi è necessario fare delle riflessioni relativamente ai procedimenti edilizi. Analizziamoli brevemente. Semplice sostituzione degli infissi È la situazione più semplice: in questo caso la legge italiana ti dice che non hai alcun obbligo di presentazione di pratiche edilizie presso il tuo Comune. Infatti tale intervento viene classificato come “manutenzione ordinaria” e quindi è totalmente libero. Bella notizia vero? In realtà fino alla pubblicazione del “glossario unico dell’edilizia libera” (aprile 2018) la situazione era leggermente diversa…e non è detto che in alcuni Comuni non sia ancora così. Provo a spiegarti sinteticamente come funzionava prima e poi vediamo come funziona ora: Ad onor del vero non mi è mai capitato di vedere mere sostituzioni di infissi, anche con materiali differenti dagli originali, realizzate con presentazione di pratiche edilizie. Magari sarò stato sfortunato io… Comunque tutto questo è stato superato dal “glossario unico dell’edilizia libera”. Questo glossario non fa altro che elencare tutti gli interventi di edilizia che non richiedono alcuna pratica edilizia. E il punto numero 6 di questo glossario dice che la “riparazione, sostituzione e rinnovamento” di infissi interni ed esterni rientra nell’edilizia libera. Senza le distinzioni che abbiamo appena visto. N.B.: se oltre a sostituire l’infisso gli cambi anche forma (ad esempio una finestra la fai diventare porta-finestra) tutto quanto abbiamo detto qui sopra va a farsi benedire. La legge italiana infatti contempla tale intervento come “ristrutturazione edilizia”, con obbligo di presentazione di pratica ediliza (una SCIA). Ma allora perché ti ho parlato di come si faceva prima e di come si fa adesso? Perché in realtà quel “come si fa adesso” deve essere letto con “come si dovrebbe fare adesso”. Infatti il glossario dell’edilizia libera (che è in vigore), che afferma che la sostituzione degli infissi è sempre un’opera di manutenzione ordinaria, va in aperto contrasto con quanto afferma il Testo Unico dell’Edilizia (che è anch’esso in vigore), che in determinati casi fa rientrare la sostituzione degli infissi in opere di manutenzione straordinaria (ad esempio cambiando il materiale). La legge italiana è sempre interpretabile e le amministrazioni comunali ci mettono tutto l’impegno del mondo per interpretarla in mille modi diversi. Quindi il mio consiglio è: prima di procedere informati presso l’ufficio tecnico del Comune dove si trova il tuo immobile su quali siano le eventuali pratiche edilizie necessarie per la sostituzione degli infissi . Puoi anche provare a chiederlo direttamente al serramentista che ti farà i lavori, il quale sarà sicuramente informato su questo aspetto. Rispetto a quanto detto finora meritano una riflessione a parte gli edifici vincolati o quelli che ricadono in zone paesaggisticamente vincolate. Infatti in questi casi, pur non essendo strettamente necessaria una pratica edilizia, potrebbe comunque essere necessario ottenere il parere della sovrintendenza. Sostituzione degli infissi con altre opere di “manutenzione ordinaria” Questo caso è del tutto simile al precedente: non devi presentare alcuna pratica edilizia. Perché te ne parlo allora? Il motivo è semplice: spesso nelle case vengono eseguiti interventi generici di ristrutturazione che NON sono di manutenzione ordinaria e l’impresa di turno te li fa passare come tali per evitare la scocciatura di farti presentare una pratica edilizia. Per capire quali sono gli interventi che vanno considerati facenti parte della “manutenzione ordinaria” puoi fare riferimento sempre al glossario unico dell’edilizia libera. Personalmente preferisco riesumare l’elenco che ho inserito nel mio libro “Procedure per le ristrutturazioni edilizie residenziali” edito da Maggioli: Se insieme alla sostituzione degli infissi fai uno o più di questi interventi edilizi allora rientri ancora nella manutenzione ordinaria e puoi evitare di fare qualsiasi pratica edilizia al Comune (sempre verificando quali sono le disposizioni in merito del Comune in cui si trova il tuo immobile). Sostituzione degli infissi con opere di manutenzione straordinaria Quando la sostituzione degli infissi rientra all’interno di un complesso di opere con cui stai ristrutturando casa tua che rientrano nella manutenzione straordinaria, allora è necessaria una pratica edilizia. Ok…probabilmente non ti sto dicendo qualcosa che tu non abbia già letto decine di volte all’interno
Guida totale alla sostituzione degli infissi. Gli accessori e la posa in opera [Parte 4]

Continuiamo con la quarta parte della guida alla sostituzione degli infissi affrontando gli ultimi due aspetti tecnici. Ti parlerò di cose che solitamente vengono sottovalutate dai committenti e che invece rappresentano degli elementi fondamentali per ottenere il risultato che ti aspetti. Infatti acquistare degli infissi ad elevate prestazioni è assolutamente inutile se non poni adeguata attenzione a: Questi due elementi non scelti/realizzati nel modo corretto possono trasformare i tuoi infissi super-isolanti in poco più di un infisso dalle pessime prestazioni… Prima di proseguire però ti voglio lasciare il link alle prime tre parti di questa guida nel caso tu non li avessi ancora letti (n.b.: le informazioni contenute nelle prime parti sono indispensabili per comprendere tutto quello che ti scriverò qui di seguito): Parte 1 – Come capire se è necessaria la sostituzione degli infissi Parte 2 – Le tipologie di infissi in commercio Parte 3 – I sistemi di apertura e il vetrocamera MA L’INFISSO È SOLO L’INFISSO? Molte persone credono che una volta scelto l’infisso giusto il grosso sia stato fatto. Invece non è così, ci sono alcuni importanti elementi di contorno che richiedono una grande attenzione da parte tua…e non mi sto riferendo alle maniglie! Nella prima parte della guida che stai leggendo abbiamo già fatto parlato di uno di questi elementi: il controtelaio. Lì ne abbiamo già parlato approfonditamente ma ci torneremo in modo ancora più esaustivo nella seconda parte dell’articolo che stai leggendo, quando parleremo della corretta posa in opera dell’infisso. Ma non è tutto:c’è un secondo elemento al quale devi riservare un’attenzione particolare, cioè il sistema di oscuramento. Spesso sono tapparelle (…nella grande maggioranza dei casi) o in alternativa gli scuretti. Quando in una casa si decide di fare la sostituzione degli infissi molto spesso si decide di sostituire anche il sistema di oscuramento. In questa prima parte dell’articolo ci concentreremo solo sul sistema-tapparella, invece non approfondiremo la questione legata agli scuri perchè, a differenza dei primi, non sono integrati con l’infisso ma costituiscono una struttura esterna agli stessi e da essi indipendente. Se invece a casa tua ci sono le tapparelle devi continuare a legger. Infatti si tratta di un elemento che è strettamente integrato all’infisso e soprattutto si tratta di un elemento complesso. Infatti, come avrai modo di leggere tra poco, il sistema-tapparella è formato da più parti tutte ugualmente importanti. E la cui scelta sbagliata può portare grossi problemi relativamente ad isolamento termico ed acustico. Nelle prossime righe parleremo di: Perchè inserisco la zanzariera nel sistema-tapparella? Perchè, pur non essendo un sistema di oscuramento, rappresenta un elemento che ormai deve essere pensato e previsto integrato a quest’ultima. Tra poco vedrai perchè… Il cassonetto I problemi di isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria del sistema di oscuramento a tapparella riguardano soprattutto il cassonetto all’interno del quale vengono avvolte le lamelle e che si trova sopra l’infisso stesso. Se in passato i cassonetti erano delle semplici scatole realizzate con sottili pannelli di legno, ora sono diventati dei sistemi complessi in cui l’isolamento è un fattore importante e attentamente studiato. Quando andrai dal serramentista a farti fare il preventivo per la sostituzione degli infissi ti parlerà sicuramente di cassonetto coibentato. I cassonetti pssono essere di due tipi: La prima soluzione è sicuramente preferibile. Mentre una volta i cassonetti fuoriscivano quasi sempre dal muro costituendo un antiestetico scatolone (spesso color legno) sopra la finestra, ora si cerca di incassarli completamente all’interno dello spessore delle pareti esistenti, facendoli diventare di fatto quasi invisibili. Purtroppo, nonostante l’ottimizzazione delle misure, questa cosa nei vecchi edifici costituiti da pareti perimetrali spesso sottili e non isolate non è possibili: non è raro infatti che il nuovo cassonetto sporga comunque all’interno dell’ambiente. Se è il tuo caso purtroppo non puoi farci molto: devi rassegnarti a vederlo, anche se ormai i cassonetti possono essere normalmente tinteggiati, quindi apparire come un inspessimento del muro; per ovviare al problema una soluzione è costruire una finta-trave in cartongesso che corra lungo tutta la parete. Ma non è questo l’aspetto che ci interessa qui. Il cassonetto coibentato ha due punti deboli, uno su cui non hai potere e l’altro su cui invece puoi incidere con le tue scelte: Sul primo aspetto, come ti dicevo, non puoi intervenire: il taglio nella parte inferiore per consentire alla tapparella di salire e scendere è necssario da lì passa tutto…aria, suoni, caldo/freddo. Ma l’importante è che tutto ciò che entra nel cassonetto poi non trovi la strada per entrarti in casa… E qui veniamo al secondo punto debole: il foro di ispezione. Questa apertura è fondamentale e non ci si può rinunciare, infatti in caso di malfunzionamento della tapparella è necessario avere uno spazio adeguato per intervenire. E le tapparelle che ho fatto installare alcuni anni fa insieme agli infissi in casa mia purtroppo hanno avuto spesso bisogno di interventi a causa di una posa non proprio a regola d’arte… Tornando a noi: nei cassonetti utilizzati per le ristrutturazioni il foro di ispezione può essere posizionato in basso, sotto il cassonetto (in questo caso viene chiamato cielino), oppure può essere frontale. 9 volte su 10 il tuo architetto o il tuo serramentista di fiducia ti consiglieranno l’ispezione inferiore. E lo fanno perché sono meno visibili e sanno benissimo che tu, in casa tua, non vuoi vedere “quegli orrendi tappi” che hai sempre visto essere le chiusure frontali dei cassonetti. Anche io a casa ho il celino e ti assicuro che, sebbene sia vero che è QUASI invisibile (in realtà vedi una fastidiosissima – dal mio punto di vista – stecca orizzontale sopra ogni infisso), è altrettanto vero che maledico ogni giorno la scelta di non aver preferito la chiusura frontale. Per colpa del celino ho buttato all’aria buona parte dei soldi investiti per comprare degli infissi super-performanti (legno alluminio con triplo vetro…). Infatti tale elemento non è altro che un sottile pannellino di compensato che si sfila verso l’interno della casa per permettere appunto la manutenzione delle tapparelle. Quindi scegliendo questa soluzione tu hai: …e hai deciso di
Guida totale alla sostituzione degli infissi. I sistemi di apertura e il vetrocamera [Parte 3]

Abbiamo visto nella seconda parte di questa guida alla sostituzione degli infissi come, nel momento in cui vai a sceglierli, la tua attenzione sarà focalizzata principalmente sul telaio. Questo è quello di cui ti parleranno i rivenditori e anche il tuo tecnico. In realtà, a mio modo di vedere, oltre al telaio devi scegliere, e quindi conoscere, anche altri aspetti dell’infisso. La prassi più diffusa tra i rivenditori è far scegliere al cliente il telaio dell’infisso, affrontare superficialmente le tipologie di apertura, che nel caso di ristrutturazione si da per scontato saranno esattamente come quelle già presenti (errore), e sorvolare totalmente gli aspetti legati al vetrocamera. È vero che tu, come cliente, sei più interessato all’aspetto estetico, e quindi al telaio, ma ritengo anche che sia più che importante avere poche e semplici informazioni sia sulle tipologie di aperture a tua disposizione che sul vetrocamera. In questa terza parte della guida approfondiremo proprio questi due punti: TIPOLOGIE DI APERTURA Parlare di tipologia di apertura non è banale come puoi pensare: spesso si da per scontato che i nuovi infissi debbano replicare totalmente le aperture di quelli vecchi. In realtà non è così. Proprio recentemente mi è capitato di seguire una ristrutturazione in cui, con i proprietari, abbiamo deciso di modificare tutte le tipologie di apertura degli infissi. Ma se non sai quali sono queste tipologie come fai? Attenzione che conoscere quali sono i sistemi di movimentazione degli infissi non è importante solo dal punto di vista dell’utilizzo che ne farai, ma anche delle prestazioni generali degli infissi: infatti a seconda di come si apre l’infisso cambiano molti aspetti tra cui sia le prestazioni termoisolanti che il prezzo. Possiamo classificare le aperture in tre grandi famiglie: Oltre a queste c’è anche l’apertura a bilico, che però in Italia non è molto diffusa e che non approfondiremo. Infissi a battente e vasistas Parliamo dei battenti e dei vasistas in un unico paragrafo perché spesso viaggiano insieme: dove metti una finestra a battente ti viene quasi sempre proposta anche l’apertura a vasistas. Naturalmente nulla ti vieta di prevedere o solo l’apertura a vasistas o solo l’apertura a battente. La tipologia di apertura più diffusa è sicuramente la classica finestra a battente, che può essere ad una o due ante (in realtà anche a più ante…ma generalmente nelle case ci si ferma a due). A queste finestre è sempre possibile associare un’apertura a Vasistas, cioè l’anta che si inclina leggermente verso l’interno in senso verticale, molto utile per ricambi d’aria senza l’obbligo di tenere tutto spalancato. Nelle finestre a due ante l’apertura a vasistas solitamente è riservata alla sola anta con la maniglia di apertura. Gli infissi con apertura a battente hanno il vantaggio di garantire la massima tenuta all’aria e il massimo isolamento termoacustico in quanto, una volta chiusa, il telaio mobile e quello fisso aderiscono perfettamente tra di loro grazie anche (e soprattutto) alle guarnizioni. L’unica pecca (se così si può chiamare…) è che nel caso di finestre molto grandi le ante aperte potrebbero invadere eccessivamente l’ambiente interno diventando un ostacolo per la normale fruizione degli spazi (pensa ad esempio ad un salone con una porta-finestra di un paio di metri di larghezza: un’anta aperta occuperebbe un metro dentro la sala creando intralcio al posizionamento del tavolo o del divano). Infissi scorrevoli Agli infissi scorrevoli dedicheremo molto spazio perchè sono molto ricercate e apprezzate ma il loro utilizzo deve essere valutato con molta attenzione. Cerchiamo di individuare gli aspetti più importanti. Le finestre possono scorrere in verticale o in orizzontale. In Italia lo scorrevole verticale è praticamente sconosciuto, mentre all’estero (soprattutto in Inghilterra e in America) è molto diffuso. Lo scorrevole può o scorrere dentro il muro oppure le ante possono scorrere una sull’altra (quindi chiaramente devono esserci per lo meno due ante). Nel caso di sostituzione degli infissi è quasi sempre obbligatorio rispettare la forometria della facciata esistente (penso ai condomini…) e, soprattutto per problemi tecnici, spesso risulta impossibile riuscire a realizzare un infisso che scorre dentro il muro, a meno che originariamente non fosse previsto così. Ad esempio, in un progetto che sto seguendo, ci sono delle grandi porte-finestre che ben si adatterebbero ad essere trasformate in scorrevoli dentro il muro, però nel muro esistente ci sono i pilastri…e chiaramente non è possibile abbattere i pilastri per mettere gli infissi nuovi. In compenso è possibile sostituire una vecchia finestra (o porta-finestra) a battente con una nuova scorrevole. A patto di tenere conto di alcune limitazioni: infatti tutti i produttori di infissi prevedono delle dimensioni minime sotto alle quali non è possibile realizzare l’infisso scorrevole. Anche perché uno scorrevole troppo stretto non sarebbe per niente pratico… Giusto per capirci: con un infisso scorrevole a due ante potrai avere aperta solo metà della finestra per volta. Una finestra larga 1,5m ti permette di aprire al massimo 75cm (anche meno considerando i telai). Prima di ridurre in modo significativo l’apertura di una finestra o porta-finestra inserendo uno scorrevole dovresti essere consapevole di due ordini di problemi. Leggi attentamente perché, soprattutto il primo, è un aspetto che pochi serramentisti conoscono e da cui ti mettono in guardia. Dopo aver visto innumerevoli cataloghi di produttori di infissi ti posso dire che spesso la misura minima per uno scorrevole è 1,5m. Quindi, dopo aver letto di questi problemi, scorrevoli sì o no? Personalmente ritengo che gli infissi scorrevoli siano un’ottima scelta in determinate condizioni: ambienti grandi e vani finestra (o porta-finestra) molto grandi (da almeno 1,8m di larghezza in su…). Con un occhio al rispetto dei parametri di aerazione degli ambienti… Proprio recentemente mi è capitato di progettare una ristrutturazione in cui i clienti hanno espressamente chiesto di sostituire gli infissi a battente esistenti con degli scorrevoli. Io sono stato d’accordo con loro ma abbiamo potuto farlo perché tutti gli infissi (tranne i bagni) erano di 2m x 2,5m…enormi! E nonostante tutto in cucina ho dovuto prevedere degli infissi a battente per rispettare l’aerazione…. Una volta che hai scelto di mettere gli infissi scorrevoli credi
Guida totale alla sostituzione degli infissi. Le tipologie di infissi [Parte 2]

La sostituzione degli infissi impone di valutare correttamente molteplici aspetti che, se affrontati senza avere delle informazioni di base, ti faranno correre il serio rischio di ritrovarti a scegliere l’infisso (e il fornitore) sbagliato per le tue esigenze, anche se hai il progettista della tua ristrutturazione che ti aiuta. Infatti sei tu che per primo devi avere le idee chiare su quello che vuoi e che ti offre il mercato. Come hai già potuto leggere nella prima parte di questa guida, ti trovi di fronte ad un sistema complesso, composto da molti elementi tutti di elevata importanza per il suo corretto funzionamento e il raggiungimento delle prestazioni richieste. Entrando in uno showroom ti troverai di fronte ad una scelta infinita e sarai letteralmente travolto da una marea di informazioni, spesso contrastanti. In questa seconda parte della nostra guida, dopo che nella prima hai capito se effettivamente il tuo vecchio infisso è arrivato alla fine dei suoi giorni, voglio darti le linee guida per orientarti correttamente nella scelta del tuo nuovo infisso. La cosa principale che ti ritroverai a scegliere è il telaio di cui sarà fatto il tuo nuovo infisso: materiali, finiture ed accessori. Però, prima di approfondire qualsiasi questione tecnica, voglio tornare rapidamente su un punto che abbiamo già affrontato nella prima parte: quali sono le prestazioni termiche e acustiche minime che devi richiedere ai tuoi nuovi infissi. LE PRESTAZIONI MINIME RICHIESTE AGLI INFISSI Dal punto di vista termico la norma di riferimento è il decreto legislativo 192/2005 sul rendimento energetico nell’edilizia. In questo decreto, tra le mille questioni affrontate, ci sono anche i limiti di dispersione termica ammessi per i nuovi componenti che vengono installati, validi sia per edifici esistenti che per nuovi edifici. La dispersione termica di un elemento edilizio viene denominata Trasmittanza, è una grandezza fisica, e indica quanto calore tale elemento fa passare. L’unità di misura è W/m2K (watt su metro quadro kelvin), cioè quanti watt di potenza termica vengono trasmessi per ogni metro quadro di superficie dell’elemento edilizio al variare della temperatura di 1 grado Kelvin (non si utilizza il più comune, per noi, grado celsius per convenzione). Minore è tale valore maggiore è la capacità di isolare dell’elemento (o viceversa: maggiore è il valore e maggiore è la quantità di calore che viene trasmessa). Il decreto 192/2005 riporta, per ogni tipologia di elemento edilizio, una tabella con dei valori limite suddivisi per zone geografiche sopra il quale i nuovi elementi non possono andare. Ti riporto un’altra volta la tabellina che abbiamo visto nella prima parte della guida con i valori di trasmittanza massima ammessi, divisa per zone climatiche, e di seguito la cartina dell’Italia con l’individuazione di tali zone: ZONA CLIMATICA TRASMITTANZA “U” (W/m2K) A e B 3,20 C 2,40 D 2,10 E 1,90 F 1,70 Ci tengo a chiarirti una cosa: Il valore di trasmittanza limite da non superare che hai visto in tabella è riferito all’infisso nel suo complesso, comprensivo cioè dei telai e delle guarnizioni e non solo del vetro. Quando andrai a chiedere un preventivo per la sostituzione degli infissi, solitamente ti verranno date anche le prestazioni termiche per lo specifico infisso scelto, e in relazione alla trasmittanza troverai due valori: quello della sola parte vetrata (indicata con “Ug”) e quello dell’intero infisso comprensivo di tutti i suoi elementi (indicata con “Uw”). Sebbene la trasmittanza del vetro sia importantissima, il valore che ti deve interessare è la trasmittanza globale dell’infisso. Ormai quasi tutti gli infissi presenti sul mercato sono certificati per raggiungere e superare agevolmente le prestazioni minime richieste. E riescono a farlo non di poco…Infatti un infisso nuovo di media qualità arriva a garantirti prestazioni trasmittanza pari 1,4 w/m2K. Molto migliori di quelle richieste in gran parte dell’Italia. Chiaramente tutte queste belle cose che ti ho detto valgono se decidi di acquistare infissi di buona qualità e non i più economici importati dalla Cina che puoi trovare anche in alcune grandi catene di fai da tè…Questi infissi saranno pure certificati (altrimenti non potrebbero nemmeno essere venduti…) ma hanno un decadimento di prestazioni e di funzionalità (cioè si rompono, si deformano, non isolano più efficacemente) molto rapida. Passando all’aspetto acustico abbiamo già detto nella prima parte che la legge di riferimento è il D.P.C.M. 5/12/1997, “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”. Tale decreto chiede che vengano rispettati dei limiti ben precisi di abbattimento acustico delle facciate degli edifici. Per quanto riguarda le case ogni parete esterna deve garantire un isolamento acustico complessivo di 40 decibel. Questo è un valore mediato tra l’incidenza superficiale delle parti in muratura e delle parti vetrate. Solitamente le parti in muratura superano abbondantemente tale valore, mentre gli infissi lo fanno più a fatica. In laboratorio è stato dimostrato che infissi con un abbattimento inferiore ai 32 decibel non riescono mai a garantire un abbattimento complessivo di 40 decibel, mentre un abbattimento di 37 decibel garantisce praticamente sempre il raggiungimento della prestazione globale richiesta. Esistono infissi che arrivano a garantirti un abbattimento acustico di quasi 50 decibel, ma tali valori (ti ricordo che i decibel lavorano in scala logaritmica: a piccolo incremento di valore numerico corrisponde un elevato incremento di abbattimento sonoro) fanno salire notevolmente i costi. Anche se la possibilità di raggiungere livelli di silenziosità interna tanto elevati devono essere presi in considerazione nel caso di residenze situate in aree molto rumorose. Gli studi hanno dimostrato che il rumore non dovrebbe superare mai i 50 decibel in fase di veglia, i 42 durante il sonno e i 35 per salvaguardare i nervi. E in Italia, da questo punto di vista, non ce la passiamo bene. Da statistiche di qualche anno fa risulta che le città italiane sono le più rumorose in Europa (con il record dei 92,6 decibel di Palermo). Lo sapevi che secondo studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il rumore è la causa del 3% dei decessi in Europa per insufficienze cardiache? L’esposizione prolungata a livelli sonori elevati (parliamo però di oltre i 70 decibel) determina danni permanenti all’udito e altri
Guida totale alla sostituzione degli infissi: come sceglierli, gli adempimenti burocratici, le detrazioni fiscali [Parte 1]

Quando si parla di sostituzione degli infissi riuscire a fare la giusta scelta segna la differenza tra l’ottenere una casa in cui amerai vivere e il continuare a combattere con gli stessi identici problemi che ti hanno portato alla decisione di cambiarli.