Stai pensando di realizzare un secondo bagno in casa? Ecco l’unica guida completa in cui imparerai a: capire se puoi farlo o meno, quali sono i problemi tecnici da risolvere, quanto costa e qual’è l’iter burocratico obbligatorio

realizzare secondo bagno

Ultimamente mi sta capitando di fare molti sopralluoghi in appartamenti in cui i proprietari hanno una precisa richiesta: realizzare un secondo bagno. Gli standard abitativi sono cambiati molti negli ultimi 40 anni e non è raro che appartamenti costruiti tra gli anni ’50, ’60 e ’70, anche a fronte di dimensioni generose, avessero un solo bagno (e al massimo una minuscola lavanderia). Ora però anche in appartamenti piccoli avere due bagni “vivibili” è considerato essenziale per poter rispondere agevolmente ai bisogni di tutti i membri di una famiglia. Quindi realizzare un secondo bagno in casa è una richiesta comune durante una ristrutturazione. Se anche tu stai pensando di fare “il grande salto” e dire addio ad infinite code davanti alla porta del bagno in attesa che si liberi mentre stai trattenendo a fatica i tuoi bisogni, allora in questo articolo troverai pane per i tuoi denti. Nei prossmi paragrafi affronteremo tre punti: Lo so che la rete è piena di articoli che trattano l’argomento “realizzare un secondo bagno”, ma tutti si concentrano sugli aspetti che probabilmente sono meno imprtanti per te che devi affrontare questo intervento: cioè come ottimizzare gli spazi e che finiture scegliere. Certo, sicuramente non sono cose di poco conto, ma fidati di me se ti dico che sono aspetti di cui ti preoccuperai solo se riuscirai a rispondere in modo positivo ad altre domande: “Posso ricavare un secondo bagno in casa? Come devo fare?” In questo articolo voglio aiutarti a dare una risposta proprio a queste domande. E se alla fine vuoi solo sapere come distribuire al meglio i sanitari nel tuo nuvo secondo bagno puoi leggere direttamente la mia guida alla ristrutturazione del bagno: in fondo primo o secondo che sia le regole che devi rispettare sono sempre le stesse (o tu quando utilizzi il secondo bagno sei diverso da quando utilizzi il primo?). Se invece vuoi capire realmente se è possibile realizzare un secondo bagno in casa e come farlo allora continua a leggere questo articolo. HAI GLI SPAZI NECESSARI PER REALIZZARE UN SECONDO BAGNO? Prima di porti qualsiasi altro tipo di domanda devi dare una precisa e sicura risposta a questo problema. Non pensare che sia sufficiente dire “vabbè, rubo un po’di spazio in camera e un po’di spazio in corridoio ed ecco il secondo bagno!” Sarebbe troppo semplice così… Chiaramente aggiungere una locale in una casa senza andare ad occupare nuove superfici (cioè ampliandola) ma facendola rientrare all’interno del perimetro esistente significa togliere spazio  a qualche altra stanza. Lo so che ti sto dicendo una cosa scontata ma è un punto realmente importante da non prendere sotto gamba, soprattutto dal punto di vista normativo. Infatti non basta stringere un po’ la camera da letto per dormire sonni tranquilli: probabilmente non lo sai ma ci sono delle leggi che disciplinano le caratteristiche dei locali che compongono una casa e tra queste caratteristiche ci sono anche le loro dimensioni, in particolare le superfici minime. Attenzione che derogare da queste leggi significa perdere le caratteristiche di agibilità della propria casa! I riferimenti di legge principali sono tre: È possibile trovare altre leggi locali che disciplinano la questione (regolamenti di igiene per lo più) ma generalmente tutte le disposizioni che ci interessano sono contenute in questi riferimenti. Tra l’altro non è raro che i regolamenti edilizi comunali facciano riferimento in toto al decreto del 1975 e, siccome fare una ricognizione degli oltre 8000 regolamenti edilizi comunali presenti in Italia sarebbe un compito arduo, nelle prossime righe faremo principalmente riferimento a tale decreto. D.M. 5 luglio 1975: i requisiti igienico sanitari delle case Dedichiamo qualche parola in più a questo decreto introdotto nel 1975 perchè tra i costruttori si era diffusa l’abitudine di realizzare immobili con caratteristiche al limite dell’abitabilità: dimensioni risicate, stanze piccole, ambienti senza finestre…c’era la necessità di dare dei paletti per far vivere le persone in case decenti. Il D.M. Sanità del 1975, tra le varie indicazioni che fornisce, ci dice alcune cose interessanti da tenere in considerazione per quanto riguarda il nostro tema: Il D.M. 236/89 sulle barriere architettoniche e i regolamenti edilizi comunali Il D.M. 236/89 è quello che disciplina il superamento delle barriere architettoniche e ci interessa solo per un dato: stabilisce la larghezza minima che può avere il corridoio di una casa in 100cm. Spesso per realizzare il secondo bagno si va a stringere un corridoio sotto queste dimensioni…e non va bene! Infine voglio elencarti alcune caratteristiche legate ai bagni che, sebbene non presenti nelle leggi nazionali che abbiamo appena visto, sono spesso prescritte dai regolamenti edilizi comunali: Per avere la certezza di queste caratteristiche è necessario armarsi di buona volontà e cercare il regolamento edilizio del tuo comune (solitamente si trova sui siti istituzionali dei Comuni). Fatta la ricognizione di queste caratteristiche prescritte per legge comincia finalmente ad esserti più chiaro il quadro? Inserendo un nuovo bagno in casa vai in contrasto con qualcuna di queste leggi? Solitamente il rischio è quello di ritrovarsi con stanze di dimensioni più piccole rispetto a quelle previste per legge o con corridoi più stretti. Te lo ribadisco: il problema in questi casi è che casa tua non è più agibile…(se vuoi farti un approfondimento in merito all’agibilità leggiti questo articolo) e i lavori saranno sicuramente abusivi. Come faccio a capire se il secondo bagno che voglio realizzare mi fa violare queste leggi? La dimensione minima di un bagno… Giustamente senza sapere quanto spazio andrà ad occuparti in casa un secondo bagno non puoi sapere se il suo inserimento potrebbe o meno portarti ad andare in contrasto con le disposizioni di cui abbiamo parlato qui sopra. La legge non prescrive delle dimensioni minime per i bagni, però voglio darti un semplicissimo numero…poi fatti i conti da solo: 4mq. Un bagno completo (lavabo, wc, bidet, doccia) compreso di muri occupa almeno 4mq di superficie. Che vuol dire una dimensione interna di circa 1,7m*1,7m (chiaramente ipotizzandolo quadrato…). Si può derogare un po’, si può cambiare forma, si può rinunciare a qualche sanitario (il bidet?).

La grande guida al pavimento in gres: impara a conoscere il materiale principe dei pavimenti per fare la scelta giusta

Durante la ristrutturazione di una casa mettere un pavimento in gres è una delle soluzioni più diffuse. In fondo le possibilità tra cui scegliere non sono poi così tante: ceramica, legno, pietra, resina… E tra tutte queste il gres è sicuramente quella che offre (potenzialmente) il rapporto caratteristiche/prezzo più conveniente. Ma ti assicuro che la scelta non è poi così banale e ci scommetto che tu non hai idea precisa di cosa stai per mettere a terra quando ti parlo di gres. Eppure dovresti perchè quella cosa che sta lì e che calpesti tutti i giorni ti accompagnerà per moltissimo tempo, sicuramente più della pittura delle pareti o delle porte. Che ne dici di capirne qualcosa di più prima di prendere una decisione avventata (e costosa)? Articoli che ti parlano del pavimento in gres ne puoi trovare in abbondanza in rete. Te lo dico per certo perchè il mio approfondimento sulla questione è iniziato per una ricerca personale…anzi professionale. Lo ammetto: faccio l’architetto, ristrutturo case…ma non aspiro all’onniscenza. Ho fatto posare migliaia di metri quadri di mattonelle in gres ma ammetto di essermi sempre fidato sulla parola sulla loro superiorità rispetto agli altri rivestimenti ceramici. Negli ultimi tempi però nel mio ufficio c’è stata una vera e propria transumanza di rappresentati di ditte che producono gres. Mai successo prima…così mi sono chiesto: “ma ci sarà qualche novità che mi sono perso?”. Ecco…la mia ricerca è nata proprio così, come probabilmente faresti tu. Ho scoperto tante cose che non sapevo (mea culpa…) e avuto conferme di cose che (per fortuna) già sapevo. Come ti dicevo la mia ricerca è iniziata partendo dalla rete dove ho trovato (stranamente) molti articoli scritti bene e veramente interessanti (te ne linkerò qualcuno qua e là) in un marasma di pagine promozionali curate dai produttori di pavimenti in gres. Però questi articoli hanno la solita cattiva abitudine di spezzettare l’argomento, cosa che io odio. Contengono tante informazioni inutili (almeno per un utente finale come te) in mezzo a pochi dati realmente utili. Qui voglio fare il punto della situazione sul tema “pavimento in gres”, cosa che servirà prima di tutto a me per avere un posto dove tornare quando avrò qualche dubbio (un po’come ho fatto con l’articolo sul pavimento in legno), che servirà ai miei clienti che manderò qui  per chiarirgli le idee, e spero che possa servire anche a te che leggi per farti un’idea più chiara non solo sul gres ma in generale sul tipo di mattonelle in ceramica che puoi trovare in commercio. In questa mini-guida affronteremo pochi punti ma essenziali punti: Come sempre non ti parlerò di marche e modelli…non è assolutamente mia intenzione fare una disamina completa di quello che c’è in circolazione (compito tra l’altro arduo dato l’immenso panorama produttivo italiano…pensa che ogni anno vengono realizzati quasi 100 milioni di metri quadrati di piastrelle) anche se probabilmente mi ritroverò a fare riferimento ad alcuni prodotti per farti capire qualche concetto. Non prenderle come marchette…tanto non mi pagano! IL PAVIMENTO IN  GRES È L’ULTIMO ARRIVATO TRA I PAVIMENTI CERAMICI Chiariamo subito un aspetto: il gres porcellanato (che è quello utilizzato oggi e che è molto diverso dal gres originario di cui parleremo nel prossimo paragrafo) è una ceramica. Esattamente come il vaso di porcellana della nonna. Oppure come il bidet. La ceramica non è altro che argilla cotta. Un tentativo di imitare le caratteristiche della pietra però con le forme utili all’uomo. O meglio era solo argilla cotta…ora c’è l’argilla ma ci sono anche altri minerali che negli anni sono stati introdotti per migliorarne le caratteristiche. Giusto per conoscenza (anche perchè in fondo sono informazioni che non ti servono a molto…) attualmente i principali componenti di tutte le piastrelle in ceramica che puoi trovare in commercio (non solo del gres) sono: (Ho scoperto che i feldspati sono dei minerali che costituiscono circa il 60% della crosta terrestre…non ne avevo idea). Tolteci le incombenze “tecniche” veniamo al succo di questo paragrafo: che tipo di mattonelle per pavimenti puoi trovare dal tuo rivenditore di fiducia? Il pavimento in gres in fondo è solo l’ultimo arrivato… Infatti il mercato attualmente si divide in tre grossi prodotti: A cui si può aggiungere, anche se con un ruolo molto marginale, il cotto rustico. Però il peso specifico dei vari prodotti all’nterno del mercao è molto differente. Confindustria Ceramica ha rilasciato nel 2015 uno studio che domostra come il Gres porcellanato abbia cannibalizzato il settore. Non è recentissimo ma giusto per capire meglio le dimensioni e i numeri in ballo: Ok, mi dirai “ma che me ne frega a me? Io voglio solo informazioni sul pavimento in gres!” Hai ragione…ma nel negozio che ti vende le mattonelle non troverai solo pavimenti in gres ma anche altri materiali. Se attualmente il mercato è cannibalizzato dal gres c’è un motivo (e lo scopriremo a breve) ma devi comunque capire cosa potrebbe proporti il venditore di turno (magari per liberarsi di un vecchio fondo di magazzino che non riesce a sbolognare a nessuno…). Quindi facciamo un breve approfondimento su questi tre materiali…non prima però di capire quali sono gli strati di cui è composta una piastrella. La struttura della piastrella in ceramica Tranquillo, niente di così complesso (o almeno non nei termini in cui ne parleremo noi). La piastrella infatti si compone essenzialmente di due strati (anche se nel gres porcellanato vedremo che non è sempre così…): Quindi di base si tratta di una struttura abbastanza semplice. Vediamo come questi due strati sono stati sfruttati nell’industria delle piastrelle. Piastrelle in bicottura Partiamo da queste per un semplice motivo: sono quelle che sono entrate per prime in produzione e se hai una casa costruita tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio degli anni ’60 e mai ristrutturata ci sono buone probabilità che a terra ti possa ritrovare un pavimento in piastrelle in bicottura. Belle ma fragili. Il motivo per cui si chiama bicottura lo dice il nome stesso: vengono cotte due volte. Prima viene cotto parzialmente il

Se devi ristrutturare casa ti serve SUBITO un progettista (…e non un’impresa)

Ristrutturazione non sai gestire

So bene come funzionano le ristrutturazioni in Italia: quando un proprietario decide che è arrivato il momento di fare i lavori in casa chiama un’impresa (consigliata dal cugino o dall’amico), si fa fare un preventivo e parte subito coi lavori. Vuoi fare così anche tu per la tua ristrutturazione? Sappi che stai commettendo un errore gravissimo, di quelli che la maestra alle elementari segnava con la matita rossa, e che potrebbe compromettere la riuscita della tua ristrutturazione. E il motivo è semplice. Hai saltato un passaggio fondamentale: non ti sei rivolto prima ad un tecnico. Se sei fermamente convinto che questa figura per la tua ristrutturazione sia totalmente inutile hai due opportunità: o perseverare nell’errore con terribili conseguenze oppure capire come stanno realmente le cose e cominciare a tutelarti. In ogni caso devi leggere con attenzione questo articolo… Sia chiaro, Quello che sto per scriverti non è lo sfogo di un tecnico frustrato nel veder realizzare continuamente pessime ristrutturazioni piene di problemi, sia legali che esecutive, ma semplicemente un dato di fatto: chi affronta una ristrutturazione per la prima volta difficilmente riesce a cogliere la reale utilità della figura del tecnico. E così spesso nemmeno ci pensa a chiamarlo. Chiaramente non si tratta di un rifiuto ideologico di questa figura (almeno non di solito…) ma si tratta di una mancanza delle informazioni basilari sul funzionamento di una ristrutturazione e su quale sia il modo efficace per eseguirla e per tutelarsi. E ti assicuro che esiste un solo modo efficace (di cui il tecnico è solo un ingranaggio)… In questo articolo ti dimostrerò la necessità di un tecnico nella tua ristrutturazione come prima tutela contro errori e truffe. E lo farò analizzando la questione sotto tre punti di vista differenti, sebbene strettamente connessi: Sono affermazioni forti (soprattutto la prima) quindi te le voglio spiegare con dettaglio. NON SAI GESTIRE LA TUA RISTRUTTURAZIONE DA SOLO Negli ultimi anni, per pura curiosità, ho seguito e frequentato vari forum online dedicati alla ristrutturazione e popolati da un lato da persone alla ricerca di consigli e dall’altro da sedicenti “esperti” del settore (cioè per la maggior parte persone che hanno già ristrutturato…non certo professionisti!). Ogni volta che un nuovo sventurato osava chiedere se per i suoi lavori fosse stato preferibile rivolgersi ad un tecnico le risposte erano sempre: «Il tecnico è una spesa inutile» «L’architetto è un lusso» «L’architetto è inutile, basta l’impresa e il geometra» (nda:…il geometra dell’impresa naturalmente!) «Faccio la ristrutturazione da solo e chiamo il tecnico solo per problemi specifici» (il famoso tecnico che esce a chiamata come l’idraulico) A me leggere queste cose ha sempre fatto sorridere perché so che quelle stesse persone pochi mesi dopo sarebbero stati sullo stesso forum a lamentarsi dei lavori fatti male, delle spese senza controllo e di svariati altri problemi. Ma la domanda che mi sono sempre posto era: perchè una persona totalmente inesperta di un settore complesso come l’edilizia crede di essere in grado di progettare la propria ristrutturazione e addirittura dirigere i lavori? Io dopo tanti anni che faccio questo mestiere vivo ancora quotidianamente tra mille dubbi e domande… Una risposta a questa domanda, sebbene credo molto parziale e incompleta, me la sono data. La colpa è dei programmi televisivi che parlano di ristrutturazione e design di interni! La loro diffusione è stato un vero e proprio cancro per quest settore: infatti hanno la tendenza a banalizzare il lavoro di progettazione. Fanno credere a tutti che «ristrutturare è una cosa semplice!» Io li guardo con occhio da addetto ai lavori e quello che vedo è una totale distorsione di tutta la fase progettuale e di direzione dei lavori. Tale distorsione è principalmente data dai tempi televisivi a cui tali trasmissioni devono adeguarsi, a causa dei quali si passa direttamente dalle richieste del committente ai lavori di ristrutturazione, facendo sembrare la progettazione come una fase a “tempo zero”, quindi immediata e semplice. Per un professionista è evidente che questa cosa non sia affatto realistica, ma ad un occhio inesperto, che poi è quello di un committente medio, il messaggio che passa è questo: Il messaggio che invece voglio farti passare io è diverso: «queste sono tutte ca***ate!» Solo per sapere quali sono le leggi da rispettare in una ristrutturazione sono necessari anni di studio e un aggiornamento continuo: ho recentemente finito di scrivere un libro, rivolto non ai committenti come te ma ai miei colleghi, in cui faccio un riassunto di tutte le principali leggi da conoscere e applicare nelle ristrutturazioni di interni, per fare in modo che siano fatte in regola e tutelino il committente da ogni possibile brutta sorpresa. L’editore mi aveva chiesto un libro di massimo 150 pagine…Il testo che gli ho inviato è di 340 pagine. E si tratta semplicemente di un riassunto legato esclusivamente alla corretta individuazione e preparazione delle pratiche edilizie. Naturalmente una ristrutturazione non è solo compilare dei modelli (anzi quella dovrebbe essere la parte minore…): a tutto ciò bisogna aggiungere tutte le conoscenze tecniche, di materiali, di impianti, di strutture, di architettura, di design, etc… Credi davvero di essere in grado di gestire tutta questa mole di informazioni da solo e senza l’aiuto di un tecnico? Voglio che tu capisca come progettare una ristrutturazione e dirigerne il cantiere sono due cose estremamente complesse. Un progetto non può essere improvvisato in pochi giorni da chi non l’ha mai fatto e sapere come gestire impresa e lavori non si può imparare durante i pochi mesi della tua ristrutturazione. Il tecnico ti serve, sempre, perchè mette in campo quella professionalità che tu non hai e che l’impresa non metterà mai a tutela dei tuoi interessi…e con questo ci catapultiamo direttamente nel secondo punto. IL TECNICO E’ L’UNICA FIGURA PROFESSIONALE DELLA TUA RISTRUTTURAZIONE CHE TUTELA I TUOI INTERESSI Per un committente che decide di non farsi affiancare da un progettista nella sua ristrutturazione l’unica soluzione presa in considerazione è chiaramente rivolgersi direttamente ad un’impresa. Il motivo per cui questa modalità di gestire la ristrutturazione è largamente la più diffusa è la

I ruoli nel tuo cantiere di ristrutturazione

ruoli cantiere

Ti sei mai chiesto quali sono le figure professionali con cui dovrai interfacciarti durante i lavori di ristrutturazione di casa tua? E ti sei mai chiesto quali sono i precisi compiti di ognuno di essi?
Scoprilo in questo articolo.

La pratica edilizia per ristrutturare casa non è un optional! Scopri quale ti serve e come deve essere fatta per non rischiare multe salate e lavori bloccati

Quando un proprietario di casa deve ristrutturare uno dei timori più grandi è finire nelle maglie della burocrazia con le pratiche edilizie. La paura è di ritrovarsi a dover combattere con un enorme elefante pronto a mettere i bastoni tra le ruote. In questo articolo purtroppo confermerò i tuoi timori e ti spiegherò perché fare la pratica edilizia è un obbligo (e una tutela). E quale (probabilmente) dovrai fare. Ritengo quello che stai per leggere uno degli articoli più importanti di tutto il sito. Il motivo è che troppo spesso ho visto proprietari di casa messi in confusione e raggirati da imprese che gli dicevano che “per ristrutturare casa non serve alcuna pratica edilizia”. Fortunatamente sono rimaste in poche che si comportano in modo così scorretto…però se questo è il tuo caso non darle retta! Con l’articolo di oggi voglio fare chiarezza una volta per tutte su quando è necessario fare una pratica edilizia per la ristrutturazione di un appartamento, quali sono le figure tecniche che se ne devono occupare e cosa ci deve essere dentro questa pratica. Iniziamo questo articolo dedicato alle pratiche edilizie per ristrutturare con il racconto di una mia esperienza personale. Non perché si tratti di un progetto particolarmente bello, anzi tutt’altro. Ma perché questo esempio è utile a far comprendere quali sono alcuni degli elementi discriminanti che determinano la necessità o meno di una pratica edilizia in una ristrutturazione. Infatti ci sono degli interventi edilizi per cui non è necessario fare alcuna pratica edilizia…ma come vedremo non sono legati alla quantità di opere che vengono realizzate, ma alla tipologia. UNA LAVANDERIA DA RIFARE Un mio cliente abita in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina. Qualche tempo fa mi ha contattato perché l’inquilino del piano di sotto si lamentava di una perdita proveniente dal suo appartamento. Chiamo subito il mio idraulico di fiducia e andiamo a vedere la situazione. Che per fortuna era meno grave del previsto: solo una piccola macchia di bagnato sul soffitto dell’inquilino del piano di sotto. Quindi con una semplice mano di bianco il problema era risolvibile. Però che ci fosse una perdita proveniente dall’appartamento del mio cliente era evidente. Andiamo quindi a vedere da dove poteva venire questa perdita…e il cliente ci fa “accomodare” in una lavanderia che definire minuscola non rende sufficientemente l’idea. In due non riuscivamo a girarci. In ogni caso cominciamo a controllare gli impianti ed è subito chiaro che nel punto in cui lo scarico del wc si connetteva alla colonna fecale (chiamata comunemente braca) c’era una crepa. Al momento la crepa era piccola ma col tempo la situazione sarebbe sicuramente (e rapidamente) andata aggravandosi…bisognava intervenire! Però è venuto fuori subito un altro problema: l’appartamento era stato costruito negli anni ’60 e da allora non era mai stata fatta alcuna manutenzione. Tutti i tubi erano in piombo. Riparare una braca di piombo di 50 anni e lasciare tutto il resto della lavanderia così com’era significava letteralmente buttare i soldi nel cesso (di nome e di fatto…). La crepa nella braca era un chiaro segno che i tubi stavano arrivando alla conclusione della loro vita utile: aggiustarne uno senza intervenire sugli altri significava mettersi in pericolo che dopo pochi mesi lo stesso problema sarebbe riapparso da un’altra parte (anzi: era una certezza). Ho preso da parte il cliente e sono stato chiaro: qui o risolviamo il problema alla radice oppure tra poco siamo da capo ad aggiustare un altro tubo che perde. Si tratta di spendere qualche soldo in più adesso per risparmiarne molti in futuro. Il messaggio è passato forte e chiaro: la risposta è stata immediatamente “rifacciamo tutta la lavanderia!” Che c’entra questa storia con le pratiche edilizie? Adesso ci arriviamo. Infatti a quel punto ho spiegato ai clienti tutto l’iter necessario per effettuare un lavoro così modesto (la lavanderia è 1,1mx1,4m…). E gli ho detto che il primo passaggio era presentare una pratica di CILA in Comune. Mi hanno guardato sbigottiti: “una pratica al Comune per un bagnetto così piccolo?” Sì, perché noi stavamo rifacendo completamente l’impianto idrico della lavanderia: lo stavamo sostituendo. E questo lavoro configura l’intervento come una manutenzione straordinaria, con i conseguenti obblighi di legge. Non hai capito nulla di quello che ho scritto? Non preoccuparti tra poco ti spiego tutto. Ma prima facciamoci un’altra domanda: quali sono i rischi di non presentare la pratica edilizia? Ci tengo a rispondere a questa domanda perché molti proprietari di casa, anche una volta informati della necessità di fare delle pratiche edilizie, preferiscono soprassedere…tanto che può succedere? Invece no. Infatti con degli operai in casa che fanno casino dalla mattina alla sera, i vicini potrebbero essere infastiditi dal trambusto. E ti mandano una visita in cantiere dei vigili, dell’asl o dell’ispettorato del lavoro. Cioè: multe, lavori bloccati e la perdita nell’appartamento del piano di sotto che si aggrava! Anche io mi scoccio a fare pratiche edilizie per lavori così piccoli, ma quando stai in un condominio devi fare tutto in regola sennò i guai possono comparire da un momento all’altro. E naturalmente per lavori più grandi la pratica edilizia è un obbligo ancora di più. Quindi per la tua ristrutturazione di casa la pratica edilizia non è un optional ma un accessorio di serie! Questa è un’affermazione perentoria. Ma sono abituato ad argomentare. Infatti finora ti ho solo detto come mi sono comportato io nel rifacimento di una piccola lavanderia. Ma non ti ho dato spiegazioni. Quindi se vuoi capire perché devi presentare la pratica edilizia, quale pratica edilizia è necessaria e come deve farla il tuo tecnico per farti stare tranquillo…devi continuare a leggere. LE PRATICHE EDILIZIE PER RISTRUTTURARE: TUTTO DIPENDE DAI LAVORI CHE HAI PREVISTO C’è una grandissima confusione su questo aspetto e, se da un cliente come puoi essere tu la cosa è giustificata, spesso tale confusione c’è anche tra i miei colleghi. E in questo caso la cosa non è per niente giustificata. La necessità o meno di presentare una pratica edilizia quando fai una ristrutturazione non dipende da

Riscaldare casa: le 5 regole per riscaldare casa in modo efficiente e risparmiare in bolletta

riscaldare casa

In questo articolo vedremo 5 regole per riscaldare casa che ti consentiranno di stare come un pascià mentre fuori ci sono meno 10 gradi e imperversa la peggior tempesta di neve dell’ultimo secolo senza che il contatore giri all’impazzata rubandosi tutti i soldi che stai faticosamente mettendo da parte per le ferie estive. Ok, questa prima frase è stata un po’ ad effetto, però ti faccio una promessa: non stai per leggere l’ennesimo articolo coi soliti consigli banali e inutili che riempiono la rete all’arrivo della stagione fredda. Non è raro che, anche in case appena ristrutturate, durante la stagione fredda non si riesca a raggiungere una temperatura decente, che ci siano zone fredde, che i consumi siano ancora elevati. In questi casi è semplice trovare in rete articoli che ti riempiono di consigli per mettere una toppa al problema. E i consigli sono sempre gli stessi, è semplice farne un elenco: Ce ne sarebbero ancora a decine e ti assicuro che sono tutti accorgimenti utili ma che non saranno mai in grado di risolvere il problema alla radice. Infatti sono delle toppe messe ad un maglione bucato. Se in casa tua anche con il riscaldamento a palla c’è freddo, se dopo 5 minuti che hai spento i termosifoni la temperatura torna ad essere polare, se le bollette che paghi da ottobre a marzo basterebbero per sfamare un’intera nazione, allora questi consigli sono realmente inutili. In questo articolo proveremo invece ad affrontare la questione da un punto di vista diverso: le 5 regole di cui parlo ti consentiranno di valutare in modo oggettivo quali sono le cause che adesso non ti consentono di riscaldare casa in modo efficace, che ti costringono a consumare tanto e quindi a pagare bollette astronomiche (che col caro dell’energia a cui abbiamo assistito sta diventando un problema drammatico). Lo scopo è darti delle indicazioni realmente valide per ottenere ambienti caldi e confortevoli durante la stagione fredda e risparmiare in bolletta. RistrutturazionePratica è un sito dedicato alla ristrutturazione, che sarebbe il momento principale in cui porre rimedio a questi problemi. Con le 5 regole andremo alla radice della questione, e ciò spesso significa attuare soluzioni non proprio indolori, adeguate soprattutto al momento della ristrutturazione. Però vedrai che, anche se non hai in programma di ristrutturare, alcune delle possibili soluzioni si possono attuare lo stesso. LE 5 REGOLE PER RISCALDARE CASA EFFICACEMENTE Se, dopo aver tentato di mettere in pratica tutte le cose che abbiamo elencato nell’introduzione, casa tua continua a non riscaldarsi in inverno e/o a consumare tantissimo, potresti rassegnarti all’idea di rifare l’impianto di riscaldamento. Sostituire l’impianto di riscaldamento non è sempre la soluzione corretta. Infatti, anche se il tuo impianto è vecchio come la pelliccia della nonna che puzza di naftalina, potrebbe non essere lui l’anello debole. Solitamente le  reali cause del freddo in casa si annidano da altre parti. Una casa calda e confortevole è il risultato di tanti fattori che vanno ben oltre la semplice installazione di un impianto di riscaldamento efficiente (che bada bene: è pur sempre un aspetto fondamentale!), ma che potrebbe non bastare. E, se devi ristrutturare casa, devi affrontare la questione in modo corretto e sistematico così da non sprecare i tuoi soldi in opere inutili. Regola 1: a morte gli spifferi! È assolutamente inutile avere un impianto di riscaldamento che funziona come un orologio svizzero se poi tutti gli sforzi che vengono fatti per riscaldare gli ambienti sono vanificati da spifferi degni di una tempesta in alta quota. La presenza di spifferi non significa solo che entra aria fredda, ma significa anche che esce l’aria calda da casa tua: considera gli spifferi come un portone sempre aperto tra casa tua e il mondo esterno. Non fraintendermi: casa tua non deve diventare un luogo sigillato in cui non entra ed esce un filo d’aria. La ventilazione, cioè i ricambi d’aria, sono fondamentali per la salubrità degli ambienti, e si possono fare in modo mirato aprendo le finestre per pochi minuti al giorno oppure con sistemi di ventilazione meccanica controllata. Ma gli spifferi sono qualcosa di diverso: è aria che entra ed esce 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 da finestre, porte-finestre, portoncini di ingresso…dagli infissi in sostanza. Le vecchie finestre sono quanto di peggio ci possa essere per gli spifferi. Il problema più grosso è che mancano completamente le guarnizioni, oppure che sono insufficienti oltre che consumate. Le guarnizioni sono strisce di gomma o altri materiali elastici, che vengono applicate alle battute degli infissi (cioè quella parte dell’anta che va a “battere” contro il telaio per chiuderle), e che garantiscono la chiusura ermetica delle finestre. Fino all’inizio degli anni ottanta nessun infisso aveva le guarnizioni: non importava se fossero di legno o alluminio. Le battute delle finestre erano realizzate legno su legno o alluminio su alluminio. Questo non garantiva in alcun modo la chiusura ermetica in quanto legno e alluminio sono materiali rigidi, che non hanno la capacità di adattarsi l’uno sull’altro come invece fa la gomma. Quindi non si riusciva ad ottenere una chiusura ermetica e si formavano dei minuscoli spazi vuoti sufficienti però per far passare abbondantemente l’aria. Le prime guarnizioni sono arrivate negli anni ottanta, in concomitanza con il diffondersi del vetrocamera. Ma se hai infissi risalenti a questo periodo non puoi dormire sonni tranquilli: infatti se è vero che tali guarnizioni hanno migliorato notevolmente la situazione è anche vero che erano decisamente poco performanti. Ma gli spifferi non entrano solo dalle finestre. Un altro elemento critico sono i vecchi cassonetti delle tapparelle che presentano gli stessi identici problemi degli infissi: nessuna guarnizione e pannelli di ispezione fissati alla bene e meglio, senza nessuna cura per ottenere una sigillatura perfetta. Come risolvere il problema degli spifferi? Trovi in commercio tanti prodotti che ti fanno promesse mirabolanti: profili adesivi in neoprene o gommapiuma, siliconi, paraspifferi…ma dammi retta: lascia perdere! Questi rimedi fai-da-te ti fanno perdere tempo e durano meno di una stagione. Se hai degli infissi in legno potresti pensare di far inserire (da

[Pericolo: AMIANTO!] E se scoprissi che casa tua è piena zeppa di pericolosissimo eternit? Guida pratica alla rimozione dell’amianto.

rimozione amianto

Devo essere sincero: in oltre dieci anni che mi occupo di ristrutturazione di case e appartamenti non mi è mai capitato di dover procedere ad un’operazione di rimozione dell’amianto. Sicuramente sono stato fortunato perchè le statistiche in materia sono veramente impressionanti: in Italia ci sono 32 milioni di tonnelate di amianto da bonificare. E la maggior parte si trovano all’interno (anzi: soprattutto sopra) di edifici. Una domenica di qualche settimana fa mi trovavo a casa di mia suocera (sì…anche io sono afflitto dall’enorme e annoso problema della suocera…) che abita al settimo ed ultimo piano di un vecchio condominio costruito negli anni ’60. Questo enorme appartamento di quasi 300 metri quadri ha solo un sottile solaio e un sottotetto a dividerlo dal cielo. Così, parlando del più e del meno ad un certo punto viene fuori che : “La settimana scorsa sono andati gli antennisti a sistemare l’antenna condominiale e hanno detto che il tetto è completamente rovinato. E che è in amianto”. “Amianto?” – Attimo di panico “Sì, amianto. È pericoloso? Cosa devo fare? Tu che sei architetto sai dirmi qualcosa di più?” “Ehm…..” Potevo mai dirle “stai rischiando un cancro ai pomoni”? Così le ho detto “devi assolutamente chiedere al condominio di procedere alla rimozione dell’amianto, il prima possibile”. La possibilità che in un appartamento sia presente qualche elemento contenente dell’amianto non è remota, quindi potresti doverci avere a che fare, sia che tu stia per affrontare una ristrututrazione sia che tu non ne abbia minimamente intenzione. Nei prossimi paragrafi voglio riassumerti le cose che è essenziale tu sappia per poter affrontare al meglio il problema. Naturalmente non ho la pretesa di sostituirmi alla mole di informazioni dettagliate che puo trovare con un po’di ricerca in rete. Il mio scopo è, come sempre, racchiudere in un unico articolo il succo, ciò che è realmente essenziale per farti capire il problema ed affrontarlo al meglio. PERCHÈ L’AMIANTO È UN PROBLEMA In realtà prima di capire perchè rappresenta un problema, e quindi perchè è necessario procedere alla rimozione dell’amianto o a qualche altro trattamento previsto per legge, ti faccio una domanda: tu sai cos’è l’amianto? L’amianto è un minerale a base di silicio. Ed è pure molto diffuso sulla crosta terrestre: per averlo a disposizione bastava scavare una buca e prenderlo. Non è quindi un composto chimico derivato da complesse lavorazioni industriali…in fondo è qualcosa di molto naturale. Sriamo parlando di una famiglia di minerali, composta da ben sei tipi diversi. Alcuni hanno avuto un ampio utilizzo nel settore industriale-edilizio (come il crisotilo e l’antofillite), altri invece non sono stati mai presi in considerazione. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: come fa un elemento diffuso in natura ad essere pericoloso per la nostra salute? Come mai l’amianto è pericoloso La risposta è da ricercarsi nella forma che assume. Guarda la foto qui sotto: Ne intuisci la particolarità? Sembra un sasso ricoperto da una lanugine sottilissima. E quella lanugine fa parte del minerale vero e proprio: infatti l’amianto tende a prendere la forma di filamenti sottilissimi. Quando diciamo sottilissimi intendiamo che se in un centimetro ci possono stare 250 capelli, nello stesso centimetro ci sono 335.000 (trecentotrentacinquemila!) fibrille di amianto. Chiaramente se sono disperse nell’aria è impossibile vederle. Ma questo non significa che sia impossibile inalarle. E proprio qui si trova il prblema dell’amianto: queste fibre si accumulano nei polmoni e portano a vari tipi di patologie con conseguenze anche mortali. Le principali patologie associate all’amianto Queste sono le patologie associate alla respirazione delle fibre di amianto: Mi scuserai l’approssimazione con cui proverò a descrivertele, ma mi interessa farti capire la gravità delle conseguenze dell’inalazione dell’amianto e non sostituirmi ai medici. L’asbestosi è una malattia dovuta ad alte e prolungate esposizioni alle fibre di amianto. In sostanza le fibre di amianto, depositandosi, vengono inglobate dai polmoni nel tentativo di sbarazzarsene e vanno ad inspessire e indurire il tessuto polmonare portando a difficoltà respiratorie invalidanti. Il carcinoma polmonare è un tumore al polmone. In questo ambito le statistiche ci dicono che inalare amianto aumenta di 5 volte la possibilità di sviluppare questo tumore. Se ciò non ti basta pensa che un’esposizione all’amianto associata al consumo di tabacco (cioè a fumare sigarette) aumenta di 50 volte tale possibilità. Il tumore della pleura, o mesotelioma della pleura, riguarda anch’esso il sistema respiratorio. La pleura è una sorta di sacchetto che ricopre i polmoni e che gli permette di espandersi e di non collassare su sè stessi. La sua importanza è evidente e credo che ti risulterà altrettanto evidente quanto un tumore a questo tessuto sia pericoloso. La maggior parte dei tumori della pleura è dovuto all’inalazione di amianto e le statistiche hanno dimostrato che non è associato solo ad alte esposizioni in luoghi di lavoro, ma anche a basse esposizioni in ambienti di vita contaminati. Un aspetto peculiare di queste patologie associate all’esposizione all’amianto è che si possono presentare molti anni dopo l’esposizione: l’asbetosi può presentarsi dopo 10/15 anni mentre il carcinoma anche dopo 20/40 anni… Ti ho spaventato abbastanza? Bene, ora vediamo come mai, nonostante queste caratteristiche, l’amianto è stato un elemento tanto diffuso nell’edilizia. (BREVISSIMA) STORIA DELL’UTILIZZO DELL’AMIANTO IN EDILIZIA Questo minerale era conosciuto fin dall’antichità e il suo nome ci fa già intuire il motivo per cui ha avuto largo utilizzo: infatti la parola amianto deriva dal greco e significa letteralmente immacolato e incorruttibile (chiaramente non nel senso morale ma fisico). Forse non lo sai ma l’amianto ha anche un altro nome: asbesto (da cui la malatia asbestosi). L’etimologia di questa parola è ancora più significativa: deriva sempre dal greco e significa perpetuo e inestinguibile. Queste due definizioni ci danno le due caratteristiche principali per cui l’amianto è diventato tanto popolare nell’edilizia: non si rompe e resiste al fuoco. L’amianto è stato usato fin dall’antichità (persiani e romani) ma anche in tempi relativamente più recenti (‘600) per produrre tessuti inestinguibili e composti medicinali. Proprio la sua facilità ad essere “filato”, quindi per la produzione di tessuto, è