Come ristrutturare casa senza progettista e pratica edilizia

Ristrutturare senza pratica edilizia e progettista

Ogni giorno vengono realizzate migliaia di ristrutturazioni senza nessuna pratica edilizia. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori abusivi. Ma ci sono molti casi in cui è possibile ristrutturare senza dover chiamare un progettista e presentare documenti al Comune: si tratta dei lavori di edilizia libera. E a volte si tratta di lavori in grado di trasformare una casa. Questa tipologia di opere è definita in modo chiaro dalla legge. Ma basta una virgola in più e scatta l’obbligo di pratica edilizia… Se non riesci a capire se la tua ristrutturazione ti costringerà a scontrarti con la burocrazia italiana, in questo articolo cercheremo di far comparire un raggio di sole tra le nubi. E daremo risposta anche ad un’altra domanda (che probabilmente non ti stai ponendo): se non devi fare la pratica edilizia hai altri obblighi di legge da rispettare? In realtà un’idea diffusa, e difficile da sradicare, è quella che per ristrutturare casa non sia necessaria nessuna pratica edilizia. O che non farla non comporti conseguenze. I risultati di queste convinzioni stanno emergendo con forza grazie alle detrazioni fiscali: da quando il legislatore ha chiarito che per usufruirne la casa su cui si vuole intervenire deve essere completamente in regola, molti proprietari di casa hanno dovuto confrontarsi con la realtà. E prendere atto di aver fatto ristrutturazioni in modo totalmente abusivo. Ma tutti i lavori in casa necessitano di una pratica edilizia? E anche se non serve una pratica edilizia non hai nessun obbligo di legge da rispettare? In questo articolo vedremo: Spero in questo modo di aiutarti a fare chiarezza tra tutte le voci contrastanti che si leggono in giro (soprattutto in quei pollai in cui si sono trasformati molti gruppi facebook sulla ristrutturazione….). I LAVORI CHE NON RICHIEDONO UNA PRATICA EDILIZIA: L’EDILIZIA LIBERA Quando parliamo di lavori di ristrutturazione che non richiedono una pratica edilizia siamo fortunati. Infatti, come abbiamo detto, la legge è (stranamente) molto chiara nel definire questi lavori. Nel 2018 è stato pubblicato il “glossario dell’edilizia libera” (allegato al Dm 2 marzo 2018) che al suo interno elenca in modo puntuale tutti i lavori che è possibile fare senza doversi sobbarcare la scocciatura di presentare una pratica edilizia (e quindi sena l’obbligo di chiamare un tecnico). Questo glossario ha messo nero su bianco quali sono gli interventi che la principale legge italiana sull’edilizia (il Testo Unico dell’Edilizia, d.pr. 380/2001) classifica come “manutenzione ordinaria” e per cui non prevede l’obbligo di pratiche edilizie. (Attenzione: anche se sembra assurdo, la stessa legge individua opere di “edilizia libera” ma con obbligo di pratica edilizia. Il glossario riporta quelle che non necessitano di tale pratica) Si è reso necessario questo glossario perché la definizione del Testo Unico non è molto chiara e lascia spazio a interpretazioni. Infatti per anni le imprese hanno realizzato ristrutturazioni per cui era necessario un progetto e una pratica edilizia, spacciandole per totalmente libere da obblighi. Però questo glossario è chiaro per chi ha esperienza del settore. E il motivo è la terminologia utilizzata: in molti passaggi vengono dati per scontati concetti che possono essere chiari solo a chi ristruttura case quotidianamente. In particolare quando si parla di impianti. Il legislatore ha fatto bene a scrivere in questo modo. Se avesse dovuto accompagnare ogni intervento con esempi e descrizioni dettagliate sarebbe uscito un documento di centinaia di pagine. Inutile e di difficile consultazione. Però per un proprietario di casa senza esperienza molti passaggi possono essere mal interpretati…e potrebbero portare ancora a realizzare lavori credendo di non dover presentare pratiche edilizie, quando invece dovrebbe. Per questo nelle prossime righe cercherò di spiegarti in modo sintetico quali sono le opere che effettivamente rientrano in questo glossario e che puoi eseguire in casa senza farti problemi su pratiche edilizie. (nb: il glossario dell’edilizia libera riporta una lista molto ampia di lavori, delle più disparate tipologie…noi ci concentriamo solo su quelli attinenti ai lavori da fare in casa). Lo divideremo in tre parti: Interventi sulle finiture degli edifici La premessa necessaria è che i lavori di riparazione e sostituzione delle finiture possono essere realizzati senza nessuna pratica edilizia. Quali sono questi lavori? Elenchiamo quelli che si potrebbero fare in casa: Gli ultimi interventi sono improbabili nella ristrutturazione di una casa, ma i primi ti consentono di trasformare una casa. Gli impianti Una casa non è fatta di sole finiture…gli impianti sono una parte importante e sulla possibilità di intervenirci senza nessuna pratica edilizia avvengono i maggiori fraintendimenti. Gli impianti di cui parliamo sono: Questi sono i principali impianti presenti in una casa…non prendere l’elenco come esaustivo ma è comunque abbastanza completo. Il dato di fatto è che non tutti gli interventi sugli impianti possono essere realizzati senza pratica edilizia. Puoi eseguire senza preoccupazioni la riparazione, integrazione, l’efficientamento (non confonderlo con l’efficientamento energetico…), il rinnovamento e la messa a norma degli impianti. Quindi: Ma la realtà è che spesso (per non dire sempre…) gli impianti vecchi devono essere totalmente sostituiti. Questo vale per ogni impianto con oltre 30 anni di vita sulle spalle… Che consiste nell’eliminare il vecchio impianto (idrico/elettrico/etc.) e nel metterne uno nuovo. Per capirci: in un impianto elettrico rifare l’impianto non significa sfilare i vecchi cavi, metterne di nuovi nelle stesse canaline e sostituire frutti e placchette (questa è una sorta di messa a norma…anche se non sarebbe proprio a norma). Rifare un impianto elettrico significa dismettere completamente il vecchio impianto, rompere i muri per far passare le nuove canaline, mettere nuovi cavi, prese, interruttori, rifare il quadro elettrico… Ho scritto due articoli sulla messa a norma e il rifacimento degli impianti elettrici. Lì ti spiego anche dettagliatamente i motivi per cui non sono la stessa cosa e per cui rifarlo è la soluzione preferibile. Quindi non perdiamo tempo qui a ripetere gli stessi concetti. Tornando a noi: quando rifai un impianto qualsiasi cambia la categoria di intervento che da manutenzione ordinaria passiamo in manutenzione straordinaria. E serve una pratica edilizia. Sembra assurdo che per rifare ad esempio un impianto elettrico ci sia

Gli interventi per migliorare la classe energetica di casa tua

efficienza energtica

Da quando a maggio 2020 il superbonus ha promesso di ristrutturare casa gratis solo migliorando di due classi energetiche il proprio immobile, tutti sono diventati esperti di efficienza energetica. Dai progettisti che dall’oggi al domani si sono re-inventati termotecnici senza averne reali competenze, fino ai privati cittadini che ormai disquisiscono di impianti, isolamenti e involucro con la stessa facilità con cui commentano le partite della domenica. In realtà l’efficientamento energetico è qualcosa di molto complesso, sia a livello normativo che pratico. Siccome di articoli su come efficientare casa ne puoi trovare a migliaia, in questo ti parlerò di una cosa differente. Cioè cercheremo di capire come ragiona la legge sull’efficienza energetica e perché applicarla alla lettera non è sempre la soluzione migliore per il tuo benessere (e il tuo portafoglio…). È giusto che ti faccia una premessa: io sono un architetto, non mi occupo direttamente di termotecnica e non ho particolari specializzazioni nell’ambito dell’efficienza energetica. E non sono uno dei progettisti che si sono re-inventati termotecnici da quando c’è il superbonus… Già perché ti ribadisco che non sono cose banali, e quando si pensa all’efficientamento di un edificio o di un immobile è importante rivolgersi alle persone con le giuste competenze. Perché ti parlo di efficienza energetica allora? Perché l’efficientamento energetico è una parte del progetto di ristrutturazione, ed è assolutamente importante. Ogni tecnico che possa definirsi tale deve avere almeno le basi per non sbagliare completamente progetto. In tutti i miei interventi l’efficienza è una parte che imposto sempre io. Decido cosa fare e conosco quali sono i risultati che posso ottenere. Ma una volta impostato il progetto, nel mio team di lavoro c’è un ingegnere specializzato a cui passo il mio progetto per le verifiche di legge e con cui mi confronto per apportare le modifiche necessarie (o stravolgerlo se necessario…). Te lo dico perché ci tengo a sottolineare che ogni tecnico ha le proprie competenze. Quando ti ritrovi di fronte ad uno del tipo “so tutto io”, scappa a gambe levate. Tornando a noi, le mie minime competenze nell’ambito dell’efficienza energetica le ho acquisite studiando tanto, seguendo dei corsi, progettando e confrontandomi con colleghi specializzati. E ho capito una cosa: alla classificazione energetica non interessa il tuo benessere in casa ma ha altri obiettivi. Il benessere è un accidente che spesso accade…ma che potrebbe anche non accadere. Provo a spiegarti perché…. EFFICIENZA ENERGETICA: COME RAGIONA LA LEGGE Tutto il sistema dell’efficienza energetica è legato alle classi energetiche. Non serve certo questo mio articolo per dirti cosa sono. Puoi trovarne a centinaia in rete che lo fanno bene. Se ti serve un buon riassunto vai su questo articolo di Pedago sulle classi energetiche, è scritto bene e in modo sintetico. Le classi energetiche individuate dalla legge sono 10 e vanno dalla G alla A4, dove A4 è la migliore e G è la peggiore. Probabilmente se pensi a quale classe energetica possa avere casa tua la prima cosa che pensi è: “pago delle bollette per il riscaldamento quanto il PIL di San Marino e comunque batto i denti dal freddo in inverno…per forza ho una classe energetica scarsa” Ma la classe energetica non si calcola sulla base delle bollette che paghi. Per assurdo potresti comunque pagare bollette molto alte e avere una casa con un’ottima classe energetica. Mentre scrivo (dicembre 2020) sto affrontando la ristrutturazione di una villetta a schiera che attualmente è in classe C. Quindi una buona classe energetica…(diciamo sufficiente…) Eppure il proprietario si lamenta di avere zone della casa molto fredde e di pagare bollette salate. Per capire come funziona la classificazione energetica devi conoscere un concetto che per la legge è fondamentale: cioè il consumo di risorse energetiche non rinnovabili. La classificazione energetica di una casa è tanto più alta quanto meno risorse energetiche non rinnovabili consuma. Un bel casino eh? Per questo dobbiamo approfondire due concetti: Come funziona una casa Casa tua è un posto che ti deve proteggere dalle intemperie, ti deve tenere caldo in inverno e fresco in estate. Per fare tutto ciò è formata da un “guscio” che ti protegge dall’esterno, che viene comunemente chiamato involucro edilizio. L’involucro in sostanza sono le pareti, le finestre, i tetti, i solai…tutto quello che ti divide dall’esterno. Questo involucro ti protegge dalle intemperie ma anche dal freddo in inverno e dal caldo in estate. Almeno in parte. Perché sai meglio di me che le sottili pareti delle case costruite negli anni sessanta o settanta, oppure gli infissi con un solo vetro, proteggono ben poco. Per questo ci sono gli impianti che riscaldano la casa in inverno e, se presenti, la raffrescano in estate. Quindi in una casa, dal punto di vista energetico, abbiamo due macro-elementi: Chiaramente gli impianti hanno bisogno di energia per funzionare. Non è che producono calore dal nulla con la sola imposizione delle mani. Devono utilizzare delle risorse energetiche…risorse che possiamo prendere dall’unico posto possibile: l’ambiente esterno. Ecco che arriviamo al secondo punto, cioè: Cosa sono le risorse energetiche rinnovabili e quelle non rinnovabili Più che di “risorse” si parla di fonti energetiche. Partiamo da quelle non rinnovabili: Col petrolio ci facciamo la benzina, col carbone produciamo altra energia (p.e. elettrica), col gas ci scaldiamo le case, con l’uranio ci facciamo le centrali nucleari e con il combustibile da rifiuti funzionano i termovalorizzatori. Perché sono considerate non rinnovabili? In realtà sono rinnovabili…ma per rinnovarle (cioè produrne di nuove) ci vogliono ere geologiche. Tempi che né io né tu possiamo nemmeno immaginare. Quindi non sono infinite: non è che possiamo scavare pozzi sperando di trovare petrolio all’infinito. Sono risorse che si vanno esaurendo (ancora qualche decennio e saranno finite) e costeranno sempre di più. Inoltre inquinano: sono tutte fonti che per fare il loro lavoro (cioè produrre l’energia che ci serve) devono bruciare (ad eccezione dell’Uranio che ha altri problemi). Bruciando producono (anche) anidride carbonica che crea l’effetto serra e il riscaldamento globale… Non approfondisco ulteriormente perché non credo di avere i titoli per fare una lezione su queste cose.

Acquistare e ristrutturare: una guida completa per non commettere errori

Acquistare e ristrutturare

La maggior parte delle persone che compra casa è consapevole che dovrà ristrutturarla. Acquistare e ristrutturare è un’operazione ormai diffusa. Infatti il patrimonio edilizio italiano è ormai abbastanza datato, oltre l’80% delle case ha più di trent’anni. E non è mai stata ristrutturata. Ma un’operazione del genere raddoppia le difficoltà per chi la affronta. Se devi acquistare e ristrutturare in questo articolo ti farò vedere quali sono gli aspetti su cui devi concentrarti e come non prendere degli abbagli. Mi capita spesso di parlare con persone che stanno per acquistare una casa da ristrutturare. E sono arrivato alla conclusione che tutti affrontano questo passo senza sapere bene in cosa si stanno avventurando. Come soldati mandati al fronte allo sbaraglio. C’è chi non ne vuole sapere di agenzie immobiliari convinto che “ma perché devo dare il 3% all’agenzia che non fa nulla”…sottostimando in modo pericoloso la complessità del mercato immobiliare. C’è chi invece si affida ciecamente alle agenzie immobiliari, senza sapere che (purtroppo) la maggior parte delle agenzie immobiliari non svolge bene il proprio lavoro. Che come quello di noi tecnici è di tutela dei propri clienti (nel suo caso due clienti: chi vende e chi compra). Le persone infatti pensano (giustamente) che siano le agenzie immobiliari a doversi occupare di verificare che l’immobile sia in regola prima di metterlo sul mercato. E allo stesso modo (stavolta sbagliando) pensano che le agenzie siano anche in grado di dare le giuste indicazioni sulla ristrutturazione che dovranno fare. Ma la realtà è che la maggior parte delle agenzie immobiliari non esegue nemmeno le più basilari verifiche urbanistiche sull’immobile, finendo per mettere in vendita immobili con gravi abusi. E allo stesso modo non è in grado di dare corrette informazioni sulle ristrutturazioni (o preferisce non farlo). Spesso mi viene riferito di agenti che dichiarano cifre per ristrutturare nettamente al di sotto dei reali costi di mercato. Certo, ognuno fa il suo gioco…è più facile venderti una casa se sai che dovrai spendere pochi soldi per ristrutturarla. Ma tu devi avere le informazioni giuste per decidere se acquistare o meno un immobile. E un costo realistico di ristrutturazione è un parametro fondamentale… Quindi se stai per comprare una casa da ristrutturare, ecco le tre cose su cui devi focalizzare la tua attenzione: In questo articolo ti darò delle regole chiare per aiutarti a non commettere errori. Partendo da una riflessione su come cercare gli immobili da acquistare. Anche perché le pratiche burocratiche da seguire post acquisto sono svariate. Bisogna occuparsi della voltura, del subentro, dell’allaccio (cioè la prima attivazione) delle utenze; bisogna fare il cambio di residenza; provvedere all’assegnazione del nuovo medico di base… e l’ultima cosa da fare è aggiungersi pensieri e problematiche. È bene quindi verificare di stare seguendo le giuste procedure, prima di firmare i contratti di acquisto. DOVE TROVI UN IMMOBILE DA ACQUISTARE? AGENZIA O INTERNET Ho appena espresso un’opinione poco lusinghiera sulle agenzie immobiliari. Ma nonostante ciò affidarsi a loro, e lasciar perdere il fai da te, in caso di compravendita è l’unica via da seguire. Perché comunque le agenzie immobiliari fanno un lavoro prezioso, che non si limita a mettere in contatto compratori e venditori. Invece c’è una cosa di cui puoi andare sicuro: i venditori non dicono mai tutta la verità sul proprio immobile. Nemmeno alle agenzie immobiliari e alle volte nemmeno ai notai… Cercano di tacere i problemi dei loro immobili a meno che non vengono messi alle strette: a partire da eventuali abusi fino a problemi “tecnici” tipo infiltrazioni, danni o lavori condominiali da pagare. Chi fa così ignora che poi tutto quello taciuto potrebbe ritorcerglisi contro anche dopo molti anni (c’è un’ampia giurisprudenza di atti annullati o risarcimenti a carico di venditori). Anche per questo un’agenzia immobiliare in grado di scremare le case invendibili da quelle vendibili è fondamentale. Lo so che l’idea di risparmiarsi il 3% di commissione sul costo della casa è allettante, ma il gioco non vale la candela. Un po’ come per le imprese “chiavi in mano”, 9 volte su 10 può andare tutto liscio…ma quella volta che va male sono dolori. E non puoi sapere se capita a te. Il fai da te potrebbe costarti molto di più in problemi da risolvere o cause legali dopo l’acquisto. Ad ogni modo la presenza di un’agenzia immobiliare non ti esonera dal fare tutto il possibile per tutelarti. Vediamo quindi quali sono le verifiche che devi fare e i documenti che devi pretendere dal venditore quando decidi di acquistare una casa da ristrutturare. COSA VA FATTO PER NON PRENDERE FREGATURE: GUIDA COMPLETA ALL’ACQUISTO E RISTRUTTURAZIONE DI UNA CASA Come dicevamo sono due le cose su cui devi concentrati quando cerchi una casa da acquistare e ristrutturare: In realtà ce ne sarebbe anche una terza: cioè devi cercare di sapere tutto il possibile sull’immobile in cui si trova l’appartamento che ti interessa. Spendiamo qualche parola su tutti questi aspetti. 1. Verifica urbanistica/catastale immobile Questo è il tasto dolente della quasi totalità degli immobili italiani. Abusi più o meno gravi sono diffusi in modo capillare. Dalla semplice parete spostata per allargare il bagno a veri e propri ampliamenti abusivi (ad esempio le verande…). E il problema è che spesso i proprietari di casa che hanno fatto gli abusi non ne sono consapevoli. Recentemente mi è capitato di dover fare un progetto in una casa che era stata condonata. I proprietari, nel lontano 1980, avevano fatto un ampliamento abusivo. E grazie al condono del 1985 sono riusciti a mettere tutto in regola. Ero convinto fosse tutto a posto, ma quando vado a verificare gli ambienti interni scopro che la divisione era completamente diversa dalla pianta depositata in Comune. Si trattava comunque di un abuso non grave. Ma quando l’ho detto ai proprietari sono caduti dalle nuvole: erano convinti che potessero fare tutte le modifiche che volevano dentro casa senza dover fare pratiche edilizie. E come loro lo sono la maggior parte delle persone in Italia. Per questo verificare la conformità edilizia e catastale dell’immobile prima di fare un’offerta

Pavimento Sovrapposto: vantaggi, costi, problemi, compromessi

sovrapposizione pavimento

La sovrapposizione di un nuovo pavimento sull’esistente è diventata una pratica diffusa nelle ristrutturazioni.

Questa decisione è più complessa di quanto possa sembrare a prima vista.

In questo articolo, esamineremo i vantaggi e i costi di questa soluzione. E parleremo anche degli aspetti tecnici da considerare e dei compromessi a cui potresti dover scendere.

Come scegliere l’impianto di riscaldamento giusto per la tua ristrutturazione

“Architetto, per l’impianto di riscaldamento facciamo caldaia a gas e termosifoni vero?” Questa è una delle frasi che mi sento dire più spesso dai clienti e dagli idraulici. Eppure non si tratta quasi mai della soluzione migliore e più efficiente quando si tratta di rifare l’impianto di riscaldamento. In questa guida vedremo quali sono i principali elementi che formano un impianto di riscaldamento, e come si abbinano tra di loro per fornirti le principali e più efficienti alternative tra cui scegliere, in modo che non dovrai più imprecare contro bollette salatissime e stanze fredde.

I livelli dell’impianto elettrico: un aspetto sconosciuto a tutti i committenti di cui dovresti preoccuparti nel rifacimento del tuo

livelli impianto elettrico

Nella tua ristrutturazione con ogni probabilità dovrai rifare l’impianto elettrico. Però non è sufficiente affidarsi ad un elettricista in gamba, delegargli tutto e dormire sonni tranquilli. Ci sono degli aspetti che devi decidere insieme a lui e uno di questi è il livello dell’impianto. Si tratta infatti di una precisa imposizione di legge da rispettare, e se non lo fai il tuo impianto non potrà essere certificato (e quindi non potrà essere a norma). Il fatto che in una ristrutturazione gli impianti elettrici sono sempre da rifare è un’affermazione che faccio per esperienza diretta. Però anche le statistiche mi danno ragione: un’indagine di Demoskopea per Prosiel (associazione per la promozione della sicurezza elettrica) ha fatto emergere che gli impianti domestici non a norma in Italia sono 12.000.000 (dodici milioni) e ogni anno sono causa di 45.000 (quarantacinquemila) incidenti domestici, anche mortali. Per molte persone, messe di fronte all’inadeguatezza e non sicurezza del loro impianto elettrico, la risposta a tale problema è prevederne la messa a norma e non il rifacimento, con la speranza di risparmiare un po’ di soldi e di avere meno caos in casa. Non devi confondere le due tipologie di intervento perché si tratta di modalità molto differenti di affrontare (e risolvere) il problema, che coincidono solo nello scopo di consegnarti un impianto in regola con le leggi, ma quasi mai nell’effettivo risultato. Ti ho parlato di messa a norma dell’impianto elettrico e di come vada fatta in questo articolo, ma voglio essere sincero: non sono assolutamente convinto che sia un’opzione conveniente. Infatti tale tipo di intervento prevede di continuare ad utilizzare vecchie parti dell’impianto elettrico su cui inserire nuovi elementi. E’ un po’ come pretendere di ringiovanire una persona con una trasfusione di sangue e una plastica facciale: il corpo rimane quello e di sicuro non aumenta l’aspettativa di vita. Lo stesso stesso vale per un impianto elettrico di cui viene fatta solo la messa a norma, aggiungendo il fatto che tale intervento impone una forte limitazione alla possibilità di avere un impianto realmente completo e funzionale per quelle che sono le nuove esigenze (che sono diverse da quelle di quaranta o cinquanta anni fa). C’è infine un dato di fatto, che è la cosa più concertante e che troppo spesso viene taciuto dagli installatori che si occupano di mettere a norma gli impianti elettrici esistenti: tutte le dichiarazioni di conformità che fanno, alla luce dei fatti, non sono valide. Sia perché i componenti che non vengono sostituiti nella messa a norma non rispettano le leggi attuali sulle caratteristiche dei materiali (pensa alle tubazioni annegate nella muratura), sia perché non è possibile rispettare appieno quelle che dovrebbero essere le prescrizioni in merito alle dotazioni minime obbligatorie di un impianto certificato. Se i controlli in Italia non latitassero, fioccherebbero multe per dichiarazioni di conformità fasulle. Che poi il problema non è la dichiarazione falsa ma il fatto che la tua casa, con un impianto messo a norma, continua a non essere realmente sicura (naturalmente dal punto di vista dell’impianto elettrico). Quindi, tra messa a norma e rifacimento dell’impianto, è sempre conveniente prevedere questo secondo tipo di intervento, anche se è più costoso ed invasivo. Aspetti che tra l’altro, nell’ottica di una ristrutturazione globale di un appartamento, sono meno rilevanti. Però, prima di chiamare un elettricista e affidargli il tuo nuovo impianto elettrico, ci sono delle cose che devi sapere. Molte le abbiamo affrontate in questo articolo dedicato al rifacimento dell’impianto elettrico. Ce ne sono altre però di cui non ti ho parlato. Si tratta di informazioni che (per legge) dovrebbe fornirti l’installatore (o il progettista dell’impianto elettrico), ma che nessuno fa mai. Ti sto parlando dei livelli dell’impianto elettrico, individuati in modo preciso dalla legge, e tra cui tu devi necessariamente compiere una scelta consapevole prima di rifare il tuo. Immagino che questa cosa dei livelli dell’impianto ti suoni nuova, eppure è un obbligo dal 2012, introdotto proprio per dare una riposta efficace ai dati statistici che hai letto poco fa, oltre che per creare, in modo chiaro e semplice, maggiore consapevolezza nell’utenza finale. COSA SONO I LIVELLI DELL’IMPIANTO ELETTRICO Per parlare di questo concetto è necessario fare alcuni riferimenti normativi. Infatti i livelli dell’impianto elettrico sono riportati all’interno della norma CEI 64-8, quella che in sostanza regola l’impiantistica elettrica residenziale. Il CEI è il comitato elettrotecnico italiano, un’associazione senza scopo di lucro creata nel 1909 con lo scopo di normazione in campo elettrico. In sostanza recepisce le norme tecniche europee e le armonizza al mercato italiano. Che le norme rilasciate dal CEI costituiscano riferimenti obbligatori da applicare affichè gli impianti siano considerati a norma (cioè possano avere la dichiarazione di conformità) è sancito da varie leggi in vigore, tra cui ad esempio il decreto del ministero dello sviluppo economico n. 37/2008, che è il riferimento di legge più importante in vigore in materia di installazione di impianti. La norma CEI 64-8 è nata proprio in seguito alla pubblicazione del d.m. 37/2008 e ha subito nel corso degli anni numerosi aggiornamenti. L’ultimo in ordine di tempo, nel momento in cui scrivo questo articolo, risale al 2019. Quello che interessa a noi però è del 2012, si tratta della settima edizione della norma, in cui vengono per l’appunto introdotti i livelli dell’impianto elettrico. In sostanza sono stati individuati tre livelli crescenti di impianti elettrici, in cui il più basso determina le condizioni minime per cui un impianto possa essere considerato sicuro ed efficiente. E naturalmente possa ricevere la dichiarazione di conformità. I tre livelli degli impianti elettrici I tre livelli individuati dalla norma sono: Come abbiamo già detto il livello base definisce gli standard minimi relativi agli impianti elettrici. Sotto non si può scendere. Attenzione ad un aspetto: far realizzare un impianto che non rispetti il livello base significa automaticamente non poter ottenere la dichiarazione di conformità, cosa che comporta alcune problematiche. Primo problema: l’impianto è “fuorilegge”. Infatti tutti gli impianti realizzati (o sostituiti) dal 2008 in poi devono obbligatoriamente essere provvisti di dichiarazione di conformità. Secondo

Guida agli impianti domotici per committenti non esperti

Domotica

Tu sai cosa è realmente la domotica? Devo ammettere di averlo capito anche io solo da poco. Se vogliamo dare una definizione di domotica classica (una tra le tante) possiamo dire che sia l’automazione della gestione della casa per ottenere risparmio energetico, sicurezza e aumentare le funzioni a disposizione. In questo articolo parleremo di domotica, ma voglio affrontare l’argomento in modo un po’ diverso da quello che puoi trovare in rete. Il mio scopo è dare risposta alle domande che mi sono posto io, prima quando non capivo la domotica, e poi quando ho cominciato ad approfondirla. Per anni non ho capito realmente cosa fosse la domotica. Quello che mi ha fregato è sempre stata la parola “scenari”, che mi è stata ripetuta come un mantra da chi ha provato a spiegarmela in passato. “Se usi questi apparecchi puoi creare xxx scenari di illuminazione” “Se implementi questa tecnologia puoi aggiungere altri scenari” “Con questo aggeggio puoi creare i famosi scenari” Famosi scenari? E cosa sono questi scenari? Io li ho sempre associati esclusivamente a combinazioni di luci accese in vario modo e con vari colori: un modo per creare delle vere e proprie scene in casa, quasi fosse un teatro. Così mi immaginavo ad impazzire davanti ad un tablet alla ricerca della giusta combinazione di luci per una cena con amici, dovendo cercare tra gli scenari “film romantico”, “serata di sesso”, “salotto letterario” e altre decine di combinazioni preimpostate. Ho sempre percepito questa cosa come abbastanza inutile, o almeno non tale da farne valere la pena. Il ché mi ha portato ad avere un po’ di diffidenza verso la domotica, perché non la capivo e perché mi venivano sempre prospettati costi di realizzazione altissimi rispetto ad un impianto normale, costi che raramente un cliente vuole affrontare. Poi, grazie ad un progetto di qualche tempo fa, in cui con i clienti abbiamo implementato la domotica nella loro ristrutturazione, ho capito che gli scenari della domotica sono qualcosa di molto diverso e rappresentano il cuore della automazioni che rende possibile. L’articolo che stai leggendo è per tutti quei committenti che non sono esperti di domotica, che non vogliono diventarlo (che tanto è inutile), ma che vogliono capire come funziona questa cosa e in cosa è differente da un impianto elettrico normale. E in più ti dirò quali sono i problemi che hanno afflitto gli impianti domotici fino a poco tempo fa e che potresti trovarti ad affrontare anche tu se non fai le tue scelte con attenzione. Ecco di cosa parleremo: Direi che si tratta di un bel po’ di carne al fuoco, quindi non perdiamo tempo. LE AUTOMAZIONI DELLA DOMOTICA E GLI AMBITI IN CUI INTERVENGONO Abbiamo detto che domotica in sostanza è automazione della casa (contiene la parola domos – casa). Vista più in generale però è automazione delle funzioni all’interno di un edificio, e in tal senso la sua nascita può essere fatta risalire addirittura all’800 con l’invenzione dei primi “regolatori di temperatura”. I termostati in pratica (Tra l’altro da parte dell’azienda che poi si trasformerà in Siemens). Un impianto di riscaldamento che si accende e si spegne da solo è un’automazione, ed è quindi domotica. È stato proprio quello della regolazione della climatizzazione la prima branca di sviluppo della domotica che, come automazione in genere, si è affermata in modo importante in ambito terziario (uffici), e che nel domestico è entrata trionfalmente solo da pochi anni (sebbene vi siano applicazioni varie da decenni). L’automazione domestica riguarda essenzialmente tre aspetti: Ma quali sono le automazioni che in ognuno di questi campi può realizzare la domotica, e soprattutto quali sono le automazioni realmente utili? Mi (e ti) faccio questa domanda perché ho sempre avuto l’impressione che negli anni la domotica sia stata venduta come un sistema in grado di fare cose spesso inutili. Quella che mi ha sempre fatto ridere è “con la domotica puoi far partire la lavatrice anche quando non sei a casa”. Ma veramente ti serve far partire la lavatrice mentre sei in viaggio? Serve a questo la domotica? Personalmente non penso. Questo è ciò che è stato spacciato per anni al solo scopo di vendere ai tech addicted la domotica. In un periodo in cui, in ambito residenziale, si trattava di una novità assoluta, c’era la necessità di suscitare l’attenzione di chi vuole essere sempre il primo dal punto di vista tecnologico. E quindi quale modo migliore che vendere le funzioni più scenografiche? In fondo da questo punto di vista la domotica è come la macchina e gli optional: non la compri per quelli, ma sono loro che spesso ti danno la spinta decisiva a farlo. La domotica in realtà è decisamente un’altra cosa, ed è molto più utile. La domotica per il risparmio energetico Se pensi che la possibilità di accendere e spegnere l’impianto di riscaldamento quando non sei a casa sia la domotica applicata al risparmio energetico se fuori strada. La domotica per il risparmio energetico ha come scopo quello di farti risparmiare soldi in bolletta e tale risultato lo ottieni semplicemente consumando di meno. Tale obiettivo si ottiene agendo sia sugli impianti di riscaldamento/raffrescamento, che sui carichi energetici. Climatizzazione e domotica Per climatizzazione naturalmente intendiamo sia il riscaldamento che il raffrescamento. Dando per scontato che tu nella tua ristrutturazione abbia optato per impianti ad alta efficienza energetica, la domotica interviene dandoti la possibilità di regolare in modo automatico le temperature di ogni singolo ambiente di casa, sulla base di quanto hai pre-impostato tu. Questo ti consente di avere ambienti inutilmente riscaldati in momenti in cui non ti servono, oppure di dover chiedere una sovra-prestazione alla caldaia per scaldare rapidamente un ambiente freddo quando invece ti serve. E naturalmente la possibilità di controllare o di attivare un impianto quando non sei in casa. Naturalmente la domotica in questo settore entra anche nell’integrazione e controllo continuo tra gli impianti di riscaldamento e raffrescamento, e i sistemi di generazione da fonti rinnovabili (fotovoltaico, pannelli solari, geotermico, etc.). Controllo dei carichi elettrici Un sistema di controllo

Vetrate per interni: quello che devi realmente sapere prima di installarne una

vetrate per interni

Da alcuni anni si sta assistendo, nel design di interni, ad un utilizzo sempre più frequente delle vetrate per interni. Sono una soluzione che a me piace molto, soprattutto nella ristrutturazione di appartamenti: consente di ampliare visivamente gli spazi, garantendo comunque una divisione tra gli stessi, e di rendere luminose stanze che altrimenti potrebbero essere buie. Però non è tutto rose e fiori: per installare una vetrata per interni ci sono molti problemi da affrontare e risolvere di cui devi essere consapevole. Ho recentemente fatto montare una vetrata interna della lunghezza di circa 6 metri e ho avuto modo di capire ed affrontare molti problemi legati alla sua installazione. Dopo questa esperienza (per me la prima con queste dimensioni) posso affermare con una certa sicurezza che: In questo articolo ti svelerò molte cose sulle vetrate per interni che gli articoli che puoi trovare in rete non ti dicono: infatti sono tutti realizzati da produttori e rivenditori di vetrate, che ti devono far vedere quanto sono belli i loro prodotti. E i pochi non gestiti da loro, hanno il solo scopo di mostrati qualche bel progetto con le vetrate. Ma in nessuno viene affrontata la questione dal punto di vista tecnico. Tu non devi diventare un esperto, ma conoscere alcuni aspetti tecnici è indispensabile per farti prendere decisioni consapevoli e valutare compiutamente i costi di installazione. DOVE SI UTILIZZANO LE VETRATE PER INTERNI? Capisco che, dal titolo, questo paragrafo possa sembrare all’apparenza inutile ai fini di quanto vogliamo dire in questo articolo, però si tratta di un passaggio fondamentale. Infatti capendo quali sono i principali utilizzi delle vetrate per interni, possiamo anche capire quali sono i problemi correlati e quindi individuare le azioni necessarie per risolverli. Quest’ultima è la cosa che deve interessarti di più: risolvere i problemi legati alle vetrate per interni. Partiamo dall’inizio. Quando parliamo di vetrate per interni possiamo distinguere tra porte vetrate e pareti vetrate. Le prime dividono due ambienti come una normale porta ma permettono il passaggio di più luce. Le seconde si sostituiscono alle pareti, si tratta solitamente di più lastre di grandi dimensioni, spesso con integrati sistemi di apertura a battente o scorrevoli. Gli aspetti positivi delle pareti vetrate per interni li abbiamo già accennati: permettono di mantenere fisicamente separati gli ambienti, dando però la sensazione di un unico grande spazio. Questa cosa è molto utile negli appartamenti, in particolare nelle zone giorno tra soggiorno e cucina, in cui uno spazio piccolo si moltiplica e allo stesso tempo si riesce a mantenere confinato il caos e gli odori che spesso regnano nelle cucine. Personalmente sono sempre stato un sostenitore dei cosiddetti open-space, in cui tutte le funzioni della zona giorno sono concentrate in un unico grande spazio. Però questa predisposizione si è sempre scontrata con alcune considerazioni di tipo pratico legate alla cucina: una cucina dentro il soggiorno costringe a una costante pulizia e la mancanza di separazione fa passare gli odori, che non sempre sono piacevoli. Installare una vetrata per interni che divide il soggiorno dalla cucina è una valida risposta a queste problematiche perché consente grande versatilità degli spazi, dando la possibilità di confinare la cucina all’occorrenza. Nell’ultima parte dell’articolo ti farò vedere un mio progetto in cui ho fatto installare la parete vetrata di cui ti ho già fatto accenno nell’introduzione: 6 metri di lunghezza e 2,7 metri di altezza per un totale di 6 ante di cui 4 scorrevoli. Una bella bestia. Se le porte vetrate non presentano particolari problematiche (anche se non è sempre vero…), le pareti vetrate interne hanno dei problemi che devono essere considerati in modo attento in fase di progetto. Infatti sono composte di lastre di grandi dimensioni, che possono avere problemi di rigidezza e che pesano molto. Quindi vanno fatte riflessioni in merito al tipo di lastra scelto in funzione del tipo di parete vetrata che verrà installata, e riflessioni riguardo al sistema che dovrà sostenere la parete vetrata. Se in merito alla tipologia di vetro i produttori industriali di grandi dimensioni (come Saint-Gobain, il leader mondiale) e le aziende specializzate nella lavorazione del vetro (come Vetromarca ad esempio), hanno un controllo preciso e puntuale per quanto riguarda la tipologia e sicurezza delle lastre, lo stesso potrebbe non dirsi per i piccoli artigiani con in quali ho personalmente più volte dovuto scontrarmi. In merito ai sistemi di supporto, invece, in molti casi si tratta di studiare delle soluzioni apposite che possano supportare i carichi dei vetri e degli eventuali telai in cui sono inseriti. E questo è un aspetto che deve essere considerato e previsto attentamente dal tuo progettista prima di installare la vetrata. In pratica, come per gli infissi viene prima installato un controtelaio nascosto nella muratura, anche per le pareti vetrate per interni deve essere fatta una cosa simile…solo che potrebbe essere molto più impegnativo di quello che credi. Per chiarirti le idee su questi due aspetti nei prossimi due paragrafi approfondiremo i seguenti argomenti: IL VETRO: L’ELEMENTO PRINCIPALE DELLE VETRATE PER INTERNI Naturalmente il vetro è l’elemento principale di questo sistema. Le lastre possono essere inserite all’interno di telai, solitamente di alluminio, oppure totalmente libere, cioè vedi solo vetro. In questo secondo caso chiamate “a filo lucido”. Il filo lucido è una lavorazione che viene fatta dopo il taglio delle lastre per fare in modo che il bordo della lastra sia appunto lucido. Infatti l’operazione di taglio lascia un bordo tagliente, irregolare e scuro. Siccome nelle le vetrate senza telai puoi entrare in contatto anche con il bordo del vetro, allora, tramite delle mole, questi vengono resi regolari, non taglienti e lucidati, così da prendere lo stesso colore della lastra. Sia che tu acquisti una vetrata con telaio che a filo lucido, il vetro deve rispondere a delle precise caratteristiche normate. La norma di riferimento è la UNI 7697 (l’ultima versione in vigore è quella del 2015) che prescrive delle caratteristiche a cui devono rispondere anche le vetrate interne che dividono due ambienti. I vetri che è possibile commercializzare e installare