Bioedilizia applicata alle ristrutturazioni di interni: è realmente possibile?

ristrutturazione bioedile

La bioedilizia non è certo una novità degli ultimi anni: esiste ormai da alcuni decenni, io ne ho sentito parlare per la prima volta all’università oltre 20 anni fa. Quello che rappresenta una novità recente è la ristrutturazione bioedile, cioè l’applicazione dei principi della bioedilizia al settore delle ristrutturazioni. Per molti anni infatti il pensiero di ristrutturare vecchie case e appartamenti applicando materiali e tecniche della bioedilizia è stata una chimera. Oggi non è più così. In questo articolo come puoi ottenere una casa più salubre e con costi di gestione ridotti nella tua ristrutturazione applicando i principi della bioedilizia. Uno degli obiettivi principali che di una ristrutturazione è elevare il livello di benessere interno. Deve essere anche uno degli scopi della tua ristrutturazione. Ma qual è la strada maestra per raggiungere il reale benessere in casa attraverso la ristrutturazione? Questa è la classica domanda da un milione di euro: avere la risposta in mano per te significherebbe aver risolto l’80% dei tuoi problemi. Ma se ti dicessi che esiste una sola risposta ti starei mentendo. Le risposte ci sono ma sono tante, tantissime. E non è possibile raccoglierle in un unico articolo: non solo non sarebbe materialmente possibile (ci vorrebbe un manuale di centinaia di pagine solo per scalfire l’argomento) ma non ho nemmeno la presunzione di essere onniscente ed essere in grado di mostrartele tutte. In questo articolo voglio parlarti di un singolo e sempre più diffuso approccio per dare risposta alle esigenze di benessere in casa: la bioedilizia. I problemi di case e appartamenti: scarso benessere e ambienti non salubri La bioedilizia, o architettura sostenibile, ha le sue radici negli anni ’70 del secolo scorso come riposta alle moderne (allora) tecniche costruttive che si erano diffuse nel secondo dopoguerra. Quelle tecniche, ancora ampiamente diffuse, erano basate sulla convinzione che ci fosse energia gratis illimitata: cioè che le fonti di energia fossile (petrolio e carbone) fosse inesauribile e che non producesse i problemi di inquinamento che si sono rivelati negli anni. Come ogni movimento (non è veramente un movimento ma concedimi il termine) è nata come un approccio innovativo per affrontare la costruzione di nuovi edifici, consapevole delle conseguenze ambientali di un determinato modo di costruire e che cercava una via più ecologica. La bioedilizia ha fondato le sue radici nei movimenti ecologisti ma ha avuto una evoluzione autonoma, non radicale ed attualmente rappresenta un modo di costruire tecnologicamente avanzato e che consente il raggiungimento di livelli di benessere elevati con un basso impatto ambientale. Riuscire ad estendere il sapere accumulato in tanti anni di costruzioni bioedili ad un settore apparentemente impermeabile a tale approccio, quale è la ristrutturazione, rappresenta una novità relativamente recente. Mi riferisco in particolare agli interventi su appartamenti situati all’interno di condomini costruiti nel secondo dopoguerra, anni in cui la bioedilizia non solo non era un problema ma non era nemmeno un’idea presente nel settore edile. Parliamo della maggior parte del patrimonio edilizio italiano, costruito dagli anni ’40 fino a tutti gli anni ’80. Milioni di immobili, ville, villette, case, bifamiliari, palazzine, condomini, realizzati con materiali all’epoca nuovi, facili e veloci da posare (calcestruzzi armati, laterizi, intonaci di cemento, materie plastiche, etc.). Immobili costruiti in un periodo in cui, come abbiamo già detto, nella convinzione di tutti l’energia a disposizione era infinita e a basso costo. Modi di operare che hanno prodotto immobili energivori, con pochissimo o (più spesso) nessun isolamento, con impianti esageratamente potenti e sovradimensionati oltre che inefficienti. Immobili spesso non salubri a causa dell’utilizzo di materiali per lo più sintetici, in particolare pitture e rivestimenti plastici. Materiali che alle volte sono addirittura pericolosi per la salute: pensa all’amianto e a quanto sia ancora diffuso nelle case costruite in quell’epoca, spesso senza che le persone siano consapevoli di avercelo in casa. Probabilmente anche tu stai vivendo in un immobile di questo tipo. Realizzare una ristrutturazione secondo i principi della bioedilizia significa proprio affrontare questi problemi e risolverli con un approccio diverso: a partire dai materiali utilizzati, per continuare con le soluzioni tecnologiche adottate e per finire con gli impianti installati. E la grossa novità è che è possibile farlo anche in un appartamento che si trova in un condominio vecchio, anche se è circondato da altri appartamenti che sono esattamente come erano stati realizzati 50 anni fa. Ok, lo ammetto, finora hai letto solo una predica abbastanza lunga su benessere interno e i problemi dell’edilizia in cui vivi. Ma a te servono informazioni pratiche, quindi nel proseguo di questo articolo parleremo di: Sia chiaro: lo scopo di questo articolo non è fare un saggio sulla bioedilizia. Puoi trovare decine di siti in rete, all’interno dei quali puoi trovare tutte le informazioni che desideri e che sono gestiti da persone molto più competenti di me in materia. Questo articolo ha due scopi. Da un lato aiutarti a capire come, con accorgimenti e scelte progettuali legate alla bioedilizia, tu possa raggiungere un benessere interno superiore alla media delle ristrutturazioni che ci sono in giro. Dall’altro dimostrarti come sia possibile applicare tali principi anche all’interno di appartamenti che si trovano in edifici costruiti con tecnologie lontane dalla bioedilizia e apparentemente incompatibili. Con questo articolo aggiungiamo un altro piccolo tassello a corollario del corretto e imprescindibile processo che devi conoscere ed applicare alla tua ristrutturazione e che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” (che, se ci tieni solo un po’alla tua ristrutturazione, dovresti affrettarti ad acquistare se non l’hai ancora fatto). I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA Il termine bioedilizia richiama direttamente il termine biologico. Quando pensiamo a qualcosa di biologico pensiamo a qualcosa di naturale. E per la bioedilizia è esattamente così. Però cerchiamo di inquadrare meglio la questione, perché in una visione riduttiva si potrebbe pensare che per realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioedilizia sia sufficiente concentrarsi solo sulla scelta di materiali naturali. In realtà la bioedilizia è molto di più: si tratta di un approccio integrato in cui tutti gli elementi che compongono un edificio concorrono a creare

Progettare la sicurezza nella tua ristrutturazione: sistemi di protezione passiva

sicurezza passiva

Ti sei mai fermato a riflettere su come la tua nuova ristrutturata garantirà la necessaria sicurezza a te, la tua famiglia e tutto ciò che contiene? Si tratta di un aspetto fondamentale da affrontare in una ristrutturazione che parte dal capire quali sono le tue esigenze, quali sono i reali pericoli che corri e da dove arrivano. Solo dopo potrai decidere se optare per sistemi di sicurezza passiva, sistemi di sicurezza attiva e quali. Nell’articolo di oggi vedremo come mettere a fuoco correttamente la questione sicurezza nella tua ristrutturazione, per poter fare le scelte giuste ed evitare spese inutili. Gli argomenti di cui parleremo sono: SISTEMI DI SICUREZZA PASSIVA E ATTIVA: COSA SONO E PERCHÉ DEVI CONOSCERLI Ho deciso di partire da questo punto perché troppo spesso viene frainteso come ottenere reale sicurezza in casa propria. Infatti nella maggior parte dei casi la risposta è semplicemente installare un sistema antifurto. Non ritengo che questa sia la migliore risposta possibile. Sia chiaro, niente contro agli antifurto: sono un mezzo essenziale per la sicurezza, ma vanno visti in un contesto più generale che parte da capire la differenza tra sistemi di sicurezza attiva e passiva. L’antifurto è un classico esempio di sistema di sicurezza attiva. Cioè è uno strumento sempre all’erta che entra in funzione in determinate circostanze (la più comune: un ladro entra in casa). Giusto per capire meglio di cosa stiamo parlando: un servizio di vigilanza (quelli che una volta venivano chiamati metronotte per intenderci) è un sistema di sicurezza attiva; un portiere h24 è un sistema di sicurezza attiva; i cani da guardia sono un sistema di sicurezza attiva; tu che durante la notte ti aggiri per casa nella penombra con una mazza da baseball in mano sei un sistema di sicurezza attiva. Un sistema di sicurezza attiva in sostanza prevede qualcuno o qualcosa che compia un’azione. A questi si contrappongono, o meglio si affiancano, i sistemi di sicurezza passiva: si tratta sostanzialmente di tutti gli ostacoli fisici che potresti mettere tra un malintenzionato e ciò che vuoi proteggere. Un fossato è un sistema di protezione passiva; dei bastioni alti 10 metri intorno al giardino sono un sistema di protezione passiva. A parte gli scherzi i più semplici e basilari sistemi di protezione passiva sono i muri di casa, gli infissi, la porta blindata. Tutti elementi sempre presenti che costituiscono il primo e imprescindibile scudo contro chi vuole entrare in casa tua. Lo so che la protezione passiva è data per scontata e vieni naturalmente portato a concentrarti sulla protezione attiva per rispondere efficacemente alla paura di intrusioni. Però, prima di prendere qualsiasi decisione devi fare una cosa che quasi nessun committente fa. E che se vai da un venditore (sia di sistemi attivi che passivi) non viene mai fatto da un punto di vista oggettivo ma sempre di parte (e per forza…devono venderti il loro sistema!). Devi fare l’analisi dei possibili rischi. DA DOVE POSSONO ENTRARE I LADRI IN CASA? UN’ANALISI CHE DEVI FARE PRIMA DI PRENDERE QUALSIASI DECISIONE Io non devo venderti sistemi di sicurezza, quindi non ti voglio spingere da una parte o dall’altra. Al contrario voglio che tu ti focalizzi su questo aspetto. Infatti non è raro che i committenti di una ristrutturazione si facciano prendere da un’immotivata “paura del ladro” e infarciscano la casa di inutili e costosissimi sistemi antifurto che non utilizzeranno mai in vita loro. Devo essere sincero, all’inizio del mio lavoro da architetto ero anche io di questa parrocchia: pensavo che fosse meglio un sistema di sicurezza in più che uno in meno. Ma una volta un cliente mi ha detto: “Alessandro è inutile che mettiamo tutti questi sistemi antifurto sparsi per casa…tanto qui un ladro può entrare solo dalla porta di ingresso…”. E aveva ragione: il suo appartamento si trovava in una posizione tale per cui i ladri sarebbero potuti entrare solo dalla porta di casa. Anche le finestre erano improbabili come punto di accesso. Quindi, pensando alla sicurezza di casa tua, la prima domanda che devi farti è: da dove può realmente entrare un ladro? Le risposte sono diverse a seconda del tipo di immobile che possiedi e del contesto in cui abiti. E di conseguenza sarà necessario pensare a soluzioni studiate apposta per ogni casa. Però si possono individuare alcune situazioni-tipo maggiormente diffuse. È necessario prima di tutto fare una distinzione tra appartamenti in condominio e case isolate o semi-isolate (case a schiera, bifamiliari, ville, etc.). Per quanto riguarda gli appartamenti poi bisogna fare un’ulteriore distinzione tra piani bassi e piani alti. E infine dovrebbe essere fatta una distinzione legata a dove si trova la casa: cioè tra zone più o meno pericolose. Su quest’ultimo aspetto però non possiamo soffermarci perchè è molto legato al territorio ed inoltre è in continua evoluzione in quanto la criminalità si sposta in continuazione. Però le considerazioni che possiamo fare sulle caratteristiche degli immobili sono più che sufficienti per darti una panoramica dettagliata. Nella sostanza si possono individuare tre macro casistiche: Possibili fonti di pericolo e sistemi di sicurezza per prevenirli Per le tre macro-casistiche che abbiamo individuato qui sopra possiamo definire i gradi di pericolosità e i tipi di protezione da adottare. Casa isolata o semi-isolata Pericolosità: MEDIO-ALTA Punti di ingresso: Giardino, porta di casa, portone garage, finestre e balconi (principalmente del piano terra) Sistemi di protezione passiva: recinzione giardino, porta blindata, portone blindato, finestre o tapparelle blindate al piano terra Sistemi di protezione attiva: sensori di movimento in giardino, sistema di allarme perimetrale, sistema di allarme volumetrico, videosorveglianza Appartamento in condominio ai piani bassi Pericolosità: MEDIA Punti di ingresso: Porta di casa, finestre e balconi Sistemi di protezione passiva: porta blindata, finestre o tapparelle blindate Sistemi di protezione attiva: sistema di allarme perimetrale Appartamento in condominio ai piani alti Pericolosità: BASSA Punti in di ingresso: Porta di casa Sistemi di protezione passiva: porta blindata Sistemi di protezione attiva: sensore apertura sopra porta ed eventualmente sistema perimetrale. Per concludere questo paragrafo un paio di annotazioni a quanto abbiamo detto: Ora

Infissi scorrevoli: guida per una scelta consapevole

infissi scorrevoli

Gli infissi scorrevoli sono una soluzione elegante e moderna per liberarsi del problema della ante di balconi e finestre che si aprono all’interno delle stanze e interferiscono con la disposizione dei mobili. Però, tra tutte le tipologie di infissi, sono anche quelli che presentano più elementi di criticità e la cui scelta deve essere fatta con maggiore accortezza. Ad esempio ci sono casi in cui installare un infisso scorrevole rende l’ambiente non a norma di legge, facendogli perdere le condizioni di abitabilità e togliendo l’agibilità all’intera casa. Non ti voglio spaventare e ti assicuro che basta un po’ di accortezza per scongiurare questo pericolo. Nei prossimi paragrafi ti mostrerò tutte le caratteristiche che devi conoscere di un infisso scorrevole, anche quelle che un venditore non ti dirà mai (e ti svelerò anche perché un infisso scorrevole può rendere non a norma la stanza in cui è installato). LE TIPOLOGIE DI INFISSI SCORREVOLI Ho già parlato degli infissi scorrevoli nella guida in cinque parti alla sostituzione degli infissi che ho pubblicato qualche tempo fa. In particolare sono stati oggetto di trattazione del terzo articolo, quello in cui sono state esaminate le tipologie di apertura degli infissi . In questo articolo però entreremo più nel dettaglio perché gli infissi scorrevoli meritano un’attenzione particolare. Cercherò comunque di non affrontare l’argomento da un punto di vista esageratamente tecnico perché non è quello che serve a te. Gli infissi scorrevoli possono essere di tre tipologie: Ciò che li differenzia è il meccanismo con cui vengono movimentate le ante. Questo dettaglio si ripercuote in modo diretto sulle capacità dell’infisso di garantire l’isolamento termico e acustico, sulla permeabilità al vento, sulla sicurezza antieffrazione e sull’estetica. Vediamone rapidamente le caratteristiche. Scorrevole in linea Gli infissi scorrevoli in linea sono gli infissi scorrevoli tradizionali. Sono stati i primi ad essere stati prodotti e il funzionamento è abbastanza semplice ed intuitivo: le ante sono agganciate a dei carrelli che consentono lo scorrimento. Questa tipologia è quella meno prestazionale di tutte per quanto riguarda l’isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria. Il motivo è che l’unico elemento di guarnizione tra le ante sono delle spazzole poste tra le ante, le quali ad infisso chiuso non garantiscono l’isolamento che ci si aspetta dagli infissi moderni. Purtroppo non è possibile utilizzare sistemi di guarnizioni più efficienti con questo tipo di scorrevole in quanto la movimentazione delle ante risulterebbe quasi impossibile. Le guarnizioni infatti aderiscono quasi come una ventosa tra le due ante che devono sigillare e ciò non è compatibile con gli scorrevoli in linea. La cosa positiva degli infissi scorrevoli tradizionali è che, a differenza delle altre tipologie di cui parleremo a breve, tutte le ante possono scorrere. Quindi, ad esempio, in caso di infisso a due ante potrai decidere di avere aperto il lato destro o il lato sinistro della tua vetrata. Naturalmente l’apertura complessiva massima sarà sempre pari a metà della superficie dell’infisso. Alzante scorrevole Attualmente l’alzante scorrevole è la tipologia di infisso scorrevole più diffusa. Si tratta di un’evoluzione dell’infisso scorrevole in linea, di cui mantiene le qualità estetiche ma a cui abbina un migliore isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria. L’incremento di prestazioni è possibile grazie al diverso sistema di movimentazione delle ante utilizzato: in questo caso scorre solo un’anta la quale la quale, quando si trova in posizione di chiusura, è appoggiata sul telaio sottostante e non grava sui carrelli superiori e inferiori. Quando invece deve essere aperta il meccanismo collegato alla maniglia la fa sollevare in modo da consentire lo scorrimento. Gli aspetti positivi di tale sistema sono sostanzialmente due: L’aspetto negativo rispetto agli scorrevoli in linea lo abbiamo già accennato: un’anta rimane sempre fissa. Scorrevole traslante L’infisso scorrevole traslante, detto anche parallelo, in sostanza è un connubio tra una normale finestra a battente e una finestra scorrevole. Non fraintendermi: non è che può aprirsi a battente e contemporaneamente scorrere, l’unico movimento consentito è sempre lo scorrimento, però in condizione di ante completamente chiuse garantisce le stesse prestazioni di isolamento degli infissi a battente, che sono generalmente superiori. Il funzionamento è semplice: l’anta che scorre (anche in questo caso scorre solo un’anta) quando viene chiusa non viene semplicemente abbassata come nell’alzante scorrevole, ma subisce un vero e proprio spostamento in avanti per arrivare ad allinearsi completamente con l’anta fissa. Immagina che, da chiuso, tale infisso assomiglia ad una finestra normale, da aperto assomiglia ad un normale scorrevole. Il motivo per cui le prestazioni termiche, acustiche e di tenuta all’aria sono paragonabili a quelle di un infisso a battente è che il tipo di chiusura permette a tutte le guarnizioni di aderire perfettamente al telaio fisso. In sostanza proprio grazie al sistema di movimentazione si riesce ad ottenere una chiusura perfettamente ermetica delle ante e quindi massimizzare isolamenti termici e acustici. Altro aspetto positivo è che tale sistema di movimentazione consente di ottenere anche l’apertura a vasistas, cosa che invece non è possibile con gli altri due sistemi di apertura. C’è però un aspetto negativo dello scorrevole traslante, a cui è necessario fare un accenno. Si tratta di una questione estetica: infatti il sistema di apertura, per riuscire a funzionare correttamente, richiede la presenza di elementi a “rilievo” sul lato interno dell’infisso che lo rendono particolarmente antiestetico (vedi la foto sopra). Il motivo è che, spostandosi perpendicolarmente rispetto al telaio fisso, tutto il carico dell’infisso grava sui perni, rendendo questi dei punti molto sollecitati. Le moderne ante infatti sono molto pesanti, soprattutto nella loro parte vetrata. Per consentire tutti gli elementi di funzionare correttamente e durare nel tempo quindi, gli scorrevoli traslanti hanno una sorta di chassis a vista nella parte inferiore. LE CARATTERISTICHE CHE DEVI VERIFICARE PRIMA DI ACQUISTARE UN INFISSO SCORREVOLE Come avrai sicuramente capito il punto debole degli infissi scorrevoli sono l’isolamento termico, l’isolamento acustico e la tenuta all’aria. Sono proprio queste le caratteristiche che devono interessarti quando vai ad acquistare un infisso scorrevole. Isolamento termico degli infissi scorrevoli In Italia circa 1/3 del riscaldamento prodotto nelle case viene disperso attraverso gli

Le 6 fasi del cantiere della tua ristrutturazione

le 6 fasi della ristrutturazione

La ristrutturazione completa di una casa è un processo lungo, e anche se ogni cantiere è differente dall’altro, tutte le ristrutturazioni passano attraverso 6 fasi che tutti i committenti ignorano e che invece dovrebbero conoscere.
Scoprili in questo articolo.

3 letali errori di processo che devi evitare nella tua ristrutturazione.

Errori di processo

Ogni ristrutturazione è composta da due aspetti precisi e distinti: le scelte progettuali e tecniche da prendere, un processo da seguire per realizzarla. Tutti i committenti si concentrano sul primo aspetto e ritengono che sia sufficiente occuparsi solo di quello, ma ignorano completamente il secondo aspetto, che invece è quello che realmente determina l’esito di una ristrutturazione. Nell’articolo di oggi ti farò vedere tre errori in cui incappano tutti i committenti che ristrutturano senza conoscere il corretto processo da seguire. Se hai un ottimo progetto ma applichi un processo di ristrutturazione sbagliato dovrai affrontare infiniti problemi che porteranno i lavori a costare fino al doppio di quanto preventivato, essere eseguiti male e a volte a non vederne mai la fine. Se applichi un corretto processo di ristrutturazione non correrai il rischio di avere un progetto sbagliato perchè tutto andrà esattamente come deve andare. L’unica possibilità che le cose vadano male sarebbe un sabotaggio della tua ristrutturazione da parte tua… Perchè i committenti quasi mai prestano attenzione al processo? I motivi sono tre: Il risultato però è sempre lo stesso: si avventurano nella ristrutturazione di casa propria con tanta buona volontà e nessuna esperienza, convinti di riuscire a domare un mostro che poi immancabilmente si rivela essere più grande delle loro capacità. Se sei arrivato a leggere fino a qui e non hai chiuso questo articolo, a questo punto do per certo che tu sia più sveglio della maggior parte delle persone che si avventura quotidianamente in una ristrutturazione e quindi sei alla ricerca delle giuste informazioni per non sbagliare prima di tutto il processo da applicare. Come per tutti i processi produttivi del mondo la prima cosa da fare è individuare, saper riconoscere e imparare ad evitare gli errori che potrebbero mandare a monte l’intero processo prima ancora di iniziarlo. Quindi in questo articolo ti sbatterò in faccia i tre principali “errori di processo” della ristrutturazione. Evitali e sarai già all’80% del tuo percorso. ERRORE DI PROCESSO N°1: AFFIDATI DIRETTAMENTE ALL’IMPRESA Questo è L’ERRORE. È talmente tanto diffuso che oltre il 90% delle ristrutturazioni in Italia viene affidato direttamente alle imprese. E puntualmente tutte queste ristrutturazioni sono causa di lamentele e contestazioni da parte dei committenti. Molte persone mi scrivono mail o messaggi privati su facebook chiedendomi aiuto per risolvere i problemi che si trovano a dover affrontare per aver commesso questo errore. Ma puoi trovarli anche tra i commenti agli articoli del blog o ai post della mia pagina facebook. Nei casi più gravi mi sono ritrovato a leggere richieste di questo tipo (mi scuserai se non faccio nomi, luoghi e ho addolcito un po’la pillola, si tratta di questioni molto delicate e confidenziali): “Dovevo ristrutturare casa e ho chiamato l’impresa che mi ha suggerito mio cugino e che gli aveva già ristrutturato casa. Non abbiamo firmato nessun contratto ma ci siamo accordati sui lavori e sull’importo che mi ha scritto su un’offerta firmata da lui. Ora però sono passati già 5 mesi, io gli ho pagato quasi tutti i lavori ma non ne ha fatti nemmeno un terzo e sono scomparsi…non riesco più a rintracciarli. Sono disperato…cosa devo fare?” C’è un’unica risposta possibile ad una situazione del genere: non puoi fare un ca***o. Sono stato abbastanza chiaro? Chiaramente questi sono casi estremi, ma le cose che non possono andare bene commettendo questo errore sono innumerabili. Perchè le cose finiscono sempre male quando ti affidi direttamente ad un’impresa? Perchè si tratta di un errore? Non si tratta di motivazioni intuitive se non si conosce approfonditamente il settore delle ristrutturazioni. In fondo il ragionamento che fanno la maggior parte dei committenti di per sè è logico: “devo ristrutturare, a chi mi rivolgo? A chi dovrà eseguire i lavori di ristrutturazione!”. Se non conoscessi il settore lo farei anche io. I motivi per cui rivolgersi direttamente ad un’impresa è un errore sono almeno tre: Qui sopra hai letto le motivazioni per cui affidare i lavori direttamente all’impresa è un errore…ecco alcune conseguenze: L’argomento è complesso e articolato, qui lo abbiamo appena scalfito: ho scritto un articolo in cui ti spiego approfonditamente i motivi per cui affidare i lavori direttamente ad un’impresa è un errore. Lo puoi trovare qui: I motivi per cui in una ristrutturazione non dovresti mai chiamare l’impresa per prima (articolo che mi ha provocato anche aspre critiche, con messaggi privati che non riporto, da parte di alcuni impresari che si sono sentiti scottati). Quindi rivolgerti direttamente ad un’impresa quando devi ristrutturare casa è un errore grave, di quelli da matita rossa. Cosa puoi fare però in alternativa? C’è solo una risposta: adottare l’unico processo corretto che esiste al mondo per la tua ristrutturazione. Come trovare il progettista? Da cosa deve essere formato un progetto a regola d’arte? Come individuare le imprese a cui chiedere i preventivi? Come chiedere i preventivi? Come selezionare l’impresa giusta? Come stipulare un contratto blindato? ERRORE DI PROCESSO 2: INFISCHIATI DELLE PRATICHE EDILIZIE Lo so: la burocrazia è sempre una scocciatura, ci ho a che fare tutti i giorni e sono il primo a dirlo. E lo sono anche e soprattutto quando devi fare dei lavori dentro casa tua e ti chiedi “ma cosa gliene frega al Comune di quello che sto facendo?”. Sai quanti clienti ho perso perchè sono stato irremovibile sulla necessità di fare le pratiche edilizie necessarie come Dio comanda? In Italia c’è una cultura diffusa per cui, pur di risparmiare qualcosa, si possano evitare questi adempimenti perchè “tanto chi vuoi che se ne accorga?”. E in questo atteggiamento, come abbiamo visto poco fa, ti viene incontro l’impresa (quella che hai contattato senza prima passare dal tecnico): se la burocrazia è una scocciatura per te figurati per loro! Il fatto è che se loro in qualche modo possono essere giustificate nella cosa tu non lo sei affatto: se sorge qualche problema sono tutti ed esclusivamente tuoi! Le pratiche edilizie sono documenti che devi fare a nome tuo e non a nome loro. Ti do una pessima notizia: quando ristrutturi casa

Quanto costa la posa in opera di pavimenti e rivestimenti?

piastrellista

Scopri i costi reali e le differenze a seconda del tipo di finitura che sceglierai. Quasi sempre un committente che ristruttura casa, quando si parla di pavimenti e rivestimenti, si concentra solo sul costo dei materiali, ma spesso è del tutto ignaro che una grossa fetta della somma che spenderà va a finire nella posa in opera. Ci sono casi, poi non così rari, in cui quest’ultima ti costerà addirittura di più della fornitura dei materiali. E questa cosa lascia spesso perplessi se non arrabbiati i committenti. In questo articolo scoprirai quali sono i reali costi di posa in opera di pavimenti e rivestimenti di due dei materiali più diffusi: piastrelle e legno. Questo articolo nasce perchè recentemente mi sono imbattuto in una guida, pubblicata da un noto portale sulla ristrutturazione, in cui si parlava proprio di costi per la posa in opera dei pavimenti. E leggendo quanto c’era scritto ho provato un senso di profondo disagio: erano stati scritti valori totalmente inventati e inverosimili, sia in eccesso che in difetto, il cui unico effetto era di sviare i lettori. Il motivo di imprecisioni così grossolane è che dietro a tutti questi portali si nascondono esperti di ristrutturazione autonominati, che in realtà ne sanno meno della sciùra Maria e che non ne hanno mai realizzata manco mezza. Queste persone raccattano informazioni qua e là in rete, spesso prese da fonti meno attendibili di loro, le impacchettano alla bene e meglio con una grafica accattivante, et voilà: il nuovo articolo è servito! Il problema non sono tanto i contenuti che ti danno, ma il fatto che nei loro lettori alterano totalmente la percezione dei reali valori di mercato, dando alternativamente adito a false speranze di risparmiare o infondati timori di spendere troppo. E chiaramente non mi riferisco solo ai costi di posa in opera delle piastrelle, ma in generale ai prezzi di ristrutturazione… Uno degli scopi di questo sito è portare un po’ di chiarezza in tutta l’informazione legata alla ristrutturazione rivolta ai committenti. Quindi nell’articolo di oggi oggi leggerai informazioni reali sulla posa in opera, fornite da chi calpesta cantieri di ristrutturazione ogni giorno. CAPIRE IL COSTO DI PAVIMENTI E RIVESTIMENTI Te l’ho già anticipato in premessa: il costo di una pavimentazione o di un rivestimento di parete è formato da due voci, la fornitura del materiale e la sua posa in opera. In questo articolo parleremo solo della posa in opera. La fornitura è un argomento che non affronteremo, però se vuoi qualche informazione in merito ho scritto due articoli approfonditi sulle piastrelle (principalmente il gres porcellanato) e il legno, in cui trovi qualche accenno anche ai costi. Puoi trovarli qui: E ti svelo una cosa che nessun altro ti dice mai: esiste un terzo costo che probabilmente dovrai sostenere per la realizzazione di un nuovo pavimento in casa tua. Quello della preparazione del supporto, cioè del piano su cui verrà posato il rivestimento scelto (pavimento o parete). Ad esempio, prima di posare un nuovo pavimento, dovrai valutare se posizionarlo sopra il pavimento esistente (scelta quasi sempre sbagliata) oppure se rimuovere il pavimento esistente, compreso il massetto sottostante, e poi installare il nuovo pavimento (scelta quasi sempre corretta). Ma queste sono valutazioni che vanno fatte caso per caso e tra l’altro prestando massima attenzione alla scelta di materiali compatibili (quindi non solo le piastrelle o il legno, ma anche le colle, i massetti, etc.). Per non sbagliare questa fase, dovrai rivolgerti e pagare un progettista (e mi raccomando: non chiedere all’impresa edile, che solitamente fa in modo solo di accontentare le tue richieste senza spiegarti vantaggi, svantaggi e reali problematiche delle varie soluzioni). Tornando di corsa all’argomento centrale di questo articolo, la posa in opera di pavimenti e rivestimenti viene calcolata in euro per metro quadro da rivestire (€/mq). A questo punto potresti pensare che l’argomento sia banale: basta moltiplicare la superficie per un prezzo-tipo ed il gioco è fatto. Ma in realtà non è così. Infatti non solo ci sono costi differenti per le due tipologie di materiali di cui parliamo in questo articolo (piastrelle e legno) ma anche all’interno dei materiali ci sono ulteriori distinzioni da fare, che portano a escursioni significative nei costi di posa in opera e che potrebbero influenzare significativamente la scelta sia del materiale che dei formati. Te l’ho già detto: ci sono dei casi in cui la posa in opera potrebbe costare più della fornitura del materiale. I COSTI DELLA POSA IN OPERA DI PIASTRELLE IN CERAMICA E IN GRES PORCELLANATO Sebbene ne abbia parlato ampiamente nell’articolo sul gres porcellanato che ti ho linkato sopra, facciamo comunque alcune precisazioni tecniche in merito alle piastrelle in quanto incidono in modo diretto sul costo di posa in opera. Quando parliamo di piastrelle intendiamo quelle classiche in ceramica (monocotture o bicotture) oppure quelle ormai molto più diffuse in gres porcellanato. I costi di posa in opera non variano significativamente per il materiale scelto, ma principalmente per le dimensioni della piastrella: più è grande più costa la posa in opera. Inoltre devi considerare che se ti rivolgi direttamente ad un piastrellista avrai un costo, se invece la posa in opera te la realizzano l’impresa a cui hai appaltato tutta la ristrutturazione (che è la soluzione che devi percorrere) avrai un costo differente, leggermente maggiore, dovuto al fatto che spesso le imprese edili non hanno piastrellisti nel loro organico e quindi devono subappaltare tale lavorazione e ci caricano un minimo di utile. Ti sconsiglio caldamente, nel caso in cui tu stia ristrutturando casa, di chiamare tu il piastrellista, ma affidati a quello dell’impresa anche se ti ritroverai a pagare qualche euro in più. I motivi per cui devi evitare di chiamarti un piastrellista a parte sono svariati, ti cito i due principali: Ricordati che quando ristrutturi non devi mai pensare ai soli benefici immediati, ma anche e soprattutto a quelli a lungo termine. Un’altra cosa: quando ti viene consegnata l’offerta per la posa delle piastrelle verifica attentamente che siano presenti nel prezzo, oltre alla manodopera, la

Carta da parati: 3 cose che devi conoscere prima di metterla in casa tua (e che nessun venditore ti dirà mai di sua spontanea volontà…)

carta da parati

La carta da parati ha avuto uno strano destino: dopo il grande successo degli anni ’70 è stata totalmente ripudiata, ma negli ultimi anni sta vivendo una seconda vita. Non è difficile infatti trovarla sia nei locali pubblici che nelle nuove ristrutturazioni di case e appartamenti. Però, prima di decidere di metterla in casa tua, devi conoscere tre precise caratteristiche della carta da parati. Partiamo da un dato di fatto: se nella tua ristrutturazione vuoi infilarci la carta da parati non devi diventare il massimo esperto in materia. Devi semplicemente essere consapevole di alcuni aspetti che caratterizzano questo rivestimento. Se vuoi sapere veramente tutto sulla carta da parati però è inutile che tu perda il tuo tempo in lunghe ricerche in rete, magari scovando qualche articolo sperduto. Ci penserà il professionista a cui ti rivolgi (in questo caso il tappezziere) a soddisfare ogni tua curiosità. Il motivo è che si tratta di un materiale con talmente tante varianti che ogni cosa che troverai potrebbe essere vera e falsa allo stesso tempo. Però ci sono delle informazioni di base sulla carta da parati che sono sempre valide. E che nessuno ti dice mai in modo chiaro. Intendiamoci: non c’è nessun complotto da parte dei produttori e venditori di carta da parati per tenerti all’oscuro di informazioni segretissime. Sono tutte informazioni che puoi trovare spezzettate qua e là in rete. Ma io ho deciso di condensarle in questo articolo per aiutarti a fare una scelta consapevole. Quindi le tre caratteristiche della carta da parati di cui ti parlerò in questo articolo sono: Nei prossimi paragrafi troverai la risposta a questi tre punti e solo a questi tre. 1. CONOSCERE LA CARTA DA PARATI: L’UNICO MODO PER NON SBAGLIARE LA SCELTA Quando penso alla carta da parati mi viene in mente la prima casa in cui sono andato a vivere da solo (con la mia ex ragazza in realtà): era uno stupendo appartamento degli anni ’70 mai ristrutturato, pieno zeppo di stupendi pezzi di design di quel periodo…e completamente rivestito di carta da parati! Gli anni settanta sono stati un decennio dai colori forti, e le carte da parati sono state un modo importante per esprimere tutto questo colore. In quell’appartamento la carta da parati era rosso amaranto per l’ingresso; verde oliva per il salone e due camere da letto; blu oltremare per la sala da pranzo e l’ultima camera da letto (lo so era una casa enorme…). Non era carta da parati normale ma era in tessuto, e anche bello pesante. Durante i primi mesi amavo passare le mani sulle pareti per accarezzare i tessuti che però non erano morbidi velluti ma ruvidi teli, tipo juta. La prima volta che ho visto la carta da parati di quell’appartamento mi si è aperto un mondo. Fino ad allora per me la carta da parati non era altro che carta incollata ad una parete. Non fraintendermi: conoscevo bene sia gli arazzi che i rivestimenti con stoffe finemente decorate che ho visto in palazzi antichi di mezza Europa. Ma ero convinto che si trattasse di decorazioni pregiatissime, fatte a mano, su misura, dai costi spropositati e non replicabile in un normale appartamento. Invece in quella casa ho scoperto che esistevano produzioni “industriali” di carta da parati realizzate con questi materiali. Ho cominciato a cercare e ho scoperto l’esistenza di carte da parati in fibre naturali, in tessuto, floccate, metalliche…Quando una persona viene a contatto per la prima volta con il mondo delle carte da parati potrebbe rimanere disorientata davanti a tanta vastità di scelta. Per questo motivo, prima di avventurarti in questo territorio, devi partire dal capire la classificazione base, quella da cui derivano tutte le carte da parati. La classificazione base della carta da parati La prima classificazione è semplice: la carta da parati può essere monostrato o multistrato. E le carte da parati multistrato non fanno altro che aggiungere un rivestimento ai materiali delle carte monostrato. In sostanza gli strati sono due: il supporto e la finitura. Però non fare l’errore di pensare che le carte da parati monostrato siano quelle a tinte unite o con disegnini semplici e anonimi: anche per queste esiste un’ampia varietà di decorazioni. Le carte multistrato sono nate per utilizzare materiali particolari (come il tessuto di cui ti ho già parlato ad esempio) o per ottenere prestazioni tecniche che consentano l’utilizzo in determinati ambienti. Nei prossimi paragrafi ti parlerò delle due tipologie di carte da parati monostrato e delle due principali carte da parati multistrato. Con queste quattro tipologie copriremo oltre il 90% delle carte da parati in commercio. Se vuoi qualcosa di diverso e più particolare devi solo cercare… Carte da parati monostrato Le carte da parati monostrato possono essere realizzate con varie decorazioni per essere posate come tappezzeria oppure possono fungere da supporto per le carte da parati multistrato (naturalmente in questo caso non sono decorate…). In sostanza sono sempre presenti in tutte le carte da parati del mondo. Per questo è importante che tu capisca quali sono i pregi e i difetti delle due principali (se non uniche) tipologie: Vediamone rapidamente le caratteristiche. Carta da parati in cellulosa, cioè la carta da parati…di carta! Credo sia inutile spiegarti che la cellulosa è una pasta, ricavata dalle fibre degli alberi, con cui si produce la carta. La carta da parati in cellulosa è in sostanza carta da parati di carta. Questa carta da parati è sicuramente la più economica che puoi trovare in commercio ed è stata a lungo la più diffusa. Ma presenta alcune importanti criticità. Infatti, sebbene le tecnologie produttive siano ormai ottimizzate, si porta dietro alcuni difetti atavici: La scarsa resistenza è una caratteristica intrinseca della carta: trattandosi di un semplice strato di carta (certo più pesante di una pagina di giornale…ma sempre carta) è molto delicata. Questa delicatezza si riversa a cascata sul fatto che non è lavabile: se viene macchiata tende ad assorbire in profondità la macchia e non è possibile toglierla in nessun modo. La difficoltà di posa è