Dividere un appartamento in due: guida pratica per proprietari di casa

dividere un appartamento in due

Dividere un appartamento in due è una decisione che stanno prendendo molti proprietari di casa. In un’epoca in cui è mutato radicalmente il modo in cui vengono utilizzate le case, la composizione sociale e le prospettive economiche, ottimizzare spese e spazi è essenziale. E frazionare un immobile è un ottimo modo per farlo. Una volta infatti era normale avere appartamenti di grandi dimensioni, sia per fare fronte a famiglie numerose che per ostentare un raggiunto status di benessere. Ma al giorno d’oggi i nuclei familiari sono sempre più piccoli: single, coppie, famiglie con uno o al massimo due figli sono la nuova norma. E purtroppo gli italiani sono sempre più poveri (siamo l’unica nazione europea in cui gli stipendi sono diminuiti dall’inizio del secolo). Così le vecchie ed enormi case di una volta non servono più, anche in relazione ai nuovi stili di vita, che ci vedono in casa per sempre meno tempo. Quindi dividere la stessa casa che una volta accoglieva grandi famiglie, oggi è diventata un’esigenza per diminuire i costi di gestione, per avere una rendita data dall’affitto (a lungo o breve termine), per avere un guadagno dalla sua vendita o ancora per dare un tetto a più fratelli che ereditano la casa dei genitori. Come dividere un appartamento in due unità abitative A prescindere dalla motivazione che spinge a frazionare un immobile, è comunque importante essere consapevoli che dividere una casa in due non è un’operazione banale, né dal punto di vista burocratico, né da quello tecnico. Se non si hanno le giuste informazioni e se non ci si rivolge ai giusti professionisti, si rischia di combinare un disastro. In questo articolo trovi una guida completa al frazionamento del tuo appartamento. E, come sempre, lo faremo parlando degli aspetti più scoccianti che dovrai affrontare quando dividi un appartmento in due. Sai, mi piacerebbe parlarti solo di progetto e design, un po’ quello che trovi su tutti gli articoli che parlano dell’argomento, ma non ti farei un buon servizio. Ci sono tante cose più tecniche di cui devi essere consapevole, alcune che potrebbero addirittura farti desistere dal frazionare casa tua per le eccessive difficoltà. Quindi in questo articolo ti parlerò di aspetti burocratici, di aspetti tecnici e di costi del frazionamento di un immobile. Naturalmente affronteremo tutti gli argomenti con il livello di approfondimento che ti interessa: non devi diventare un esperto della materia, ma devi essere sufficientemente consapevole di tutto quanto ruota attorno alla divisione in due di un appartamento. Come hai avuto modo di leggere finora, e come avrai modo di leggere nel proseguo, mi riferirò principalmente agli appartamenti in condominio, perché sono i casi più frequenti di frazionamento (e che mi capita di affrontare più spesso in prima persona). Ma tutto quello che trovi scritto è applicabile con piccole modifiche anche a case singole/villette a schiera/bifamiliari/etc. (anche immobili commerciali e industriali di cui però non parleremo per nulla). Partiamo parlando di burocrazia, uno degli scogli maggiori che deve superare il proprietario di casa che vuole dividere un appartamento in due unità abitative. Non perché sia qualcosa di particolarmente difficile, ma semplicemente perché ignora quale sia il procedimento corretto da seguire. Frazionamento immobile: basta il catasto? Partiamo da questa domanda perché mi capita spesso di vedere trasformazioni di immobili in cui i proprietari si erano preoccupati di fare solo la variazione catastale e pensavano di essere in regola. Ti ribadisco qui un concetto che ho espresso in lungo e in largo nel blog: qualsiasi operazione tu faccia al catasto ha valore solo in relazione alle tasse che dovrai pagare sulla casa, ma non ha nessun valore in ordine alla regolarità edilizia della tua casa. Quest’ultimo aspetto si ottiene solo con le pratiche edilizie presentate al comune (CILA, SCIA, Permesso di Costruire). E lo stesso vale per il frazionamento. Infatti c’è una profonda differenza tra un vero frazionamento dell’immobile e una mera divisione catastale. Se tu dividi casa in due e presenti solo il frazionamento catastale, senza fare la necessaria pratica edilizia, ottieni un immobile abusivo, sul quale dovrai pagare multe per regolarizzare (ma su cui paghi le tasse correttamente). Frazionare in questo modo era possibile in passato, ma ora (in teoria) non più: infatti oggi quando si presentano delle variazioni catastali è sempre necessario indicare anche il riferimento della pratica edilizia con cui è stata realizzata. Se il tecnico a cui affidi il frazionamento catatale non ti chiede il protocollo della pratica edilizia, probabilmente qualcosa che non torna c’è. Lo so che stai pensando: “ma se faccio un frazionamento senza opere” di che pratica edilizia dovrei aver bisogno? Chiariamo che il frazionamento senza opere è una chimera ma nella pratica non esiste. Come vedremo tra poco almeno la divisione degli impianti dovrà essere fatta, così come la chiusura di una porta o alzare un muro. Ma in ogni caso, se anche tu riuscissi a fare un frazionamento senza opere, devi presentare una pratica edilizia. Frazionamento immobile: la procedura corretta Senza perdere tempo, la procedura corretta per realizzare il frazionamento di una casa è la seguente: Quindi si tratta di un processo abbastanza articolato. E la prima domanda a cui dobbiamo rispondere è: qual è la pratica edilizia da presentare per dividere una casa in due? La pratica edilizia per il frazionamento Qui la situazione si fa all’apparenza complicata, perché a seconda dei casi è necessario presentare una o un’altra pratica edilizia. In realtà il caso più comune, cioè quello di frazionamento di appartamenti all’interno di condomini, è anche quello burocraticamente più semplice. Facciamo comunque una panoramica individuando le tre casistiche principali: Questa classificazione si desume dalla normativa attualmente in vigore, in particolare il Testo Unico dell’Edilizia (d.pr. 380/2001) di cui parlo spesso in questo blog. Giusto per parlare la stessa lingua ti spiego sinteticamente come questa legge arriva a definire le pratiche edilizie (questo in senso generale, non specificamente per il frazionamento), cosa in realtà abbastanza semplice. All’interno dell’articolo 3 la norma suddivide, in modo molto generico, le opere edili/impiantistiche e di trasformazione urbanistica in

Carte da parati termoisolanti e fonoassorbenti: come isolare una casa?

carta da parati isolante

Ristrutturare una casa senza pensare al comfort equivale a farlo solo per metà. E a tal proposito c’è un elemento chiave che spesso viene trascurato da chi ristruttura: come isolare la casa per ottenere un ambiente confortevole?

Chiunque abbia affrontato il problema sa che isolare una casa costa tanto. E spesso si preferisce spendere i soldi per ottenere una casa che appaga esteticamente. Però ci sono materiali innovativi che promettono di rendere la casa bella e di isolarla sia termicamente che acusticamente. Ti sto parlando delle carte da parati isolanti.

La carta da parati è tornata di moda da alcuni anni, tanto che è diventata protagonista di molte ristrutturazioni. E i produttori non si sono solo preoccupati di realizzare design moderni ed attuali, ma anche di rispondere alle più recenti esigenze di isolamento. Ma pochi millimetri di spessore riescono veramente a sostituire i classici materiali isolanti?

Cerchiamo di approfondire la questione. Insieme analizzeremo le carte da parati termoisolanti e fonoassorbenti, stilandone pro e contro. Comprendendo vantaggi e limiti, capirai presto se sono la scelta che fa al caso tuo!

Casa eco-friendly: guida alla ristrutturazione energetica

ristrutturazione energetica

La ristrutturazione è il momento migliore per migliorare efficienza energetica e comfort. Bollette in crescita e crisi climatica impongono scelte consapevoli: non viviamo in un mondo di energia infinita, quindi ogni intervento conta. Sempre più persone ristrutturano con un focus sull’energia: la ristrutturazione energetica riduce le spese e migliora le condizioni abitative. Con le nuove norme europee (obbligo di classe E entro il 2030 e D entro il 2035), è indispensabile considerare l’efficienza energetica in ogni progetto. In questa guida trovi gli interventi che aiutano davvero a rendere la casa più efficiente durante la ristrutturazione. Benefici ambientali e risparmio energetico della ristrutturazione energetica Non so quale sia la tua sensibilità all’argomento, però quando affronti il tema dell’efficientamento energetico di casa tua devi considerare che le tue azioni non permetteranno solo di risparmiare in bolletta, ma contribuiranno (seppur in minima parte) anche a ridurre l’impatto ambientale e a combattere i cambiamenti climatici. L’efficienza energetica è uno degli strumenti più efficaci per ridurre le emissioni di CO2 e altri gas serra, che sono la principale causa dei cambiamenti climatici. Ecco alcuni dei benefici ambientali più significativi derivanti dall’avere una casa efficiente: Minore dipendenza dai combustibili fossili Riduzione delle emissioni di gas serra Utilizzo di risorse energetiche rinnovabili e quindi più “green” (termine che odio) ed efficiente Inoltre, migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione permette di ottenere condizioni più confortevoli all’interno della casa (che poi è quello che interessa te). In questo articolo esploreremo diverse soluzioni per migliorare l’efficienza energetica della tua casa, approfondendo tecniche di isolamento, impianti sostenibili e incentivi fiscali disponibili. Scoprirai come sia possibile ridurre l’impatto ambientale e ottenere un comfort abitativo ottimale grazie alla ristrutturazione energetica della tua abitazione. Isolamento termico e coibentazione L’isolamento termico si riferisce all’insieme di materiali e tecniche utilizzate per ridurre la dispersione di caloreattraverso l’involucro dell’edificio, ovvero le superfici opache (pareti, soffitti, pavimenti) e trasparenti (infissi). L’isolante è un materiale che ha la capacità di rallentare la dispersione di calore e il valore fisico associato a questa capacità è la trasmittanza termica. Chiaramente più è spesso l’isolante più isola, però lo spessore dell’isolamento termico necessario dipende non solo dal tipo di materiale isolante utilizzato, ma anche dalla zona climatica in cui si trova l’abitazione. In Italia, le zone climatiche sono stabilite dal Decreto Ministeriale 26 giugno 2015, e sono suddivise in: Zona A: solo alcune isole della Sicilia sono in questa zona climatica Zona B: piccole porzioni costiere del territorio (Sicilia) Zona C: Buona parte della cosa del sud Italia Zona D: le restanti coste fino all’entroterra della parte peninsulare Zona E: clima freddo, caratteristico della pianura padana e degli appennini Zona F: clima molto freddo, caratteristico delle Alpi N.B. La normativa di riferimento per l’isolamento termico in Italia è il d.lgs 192/2005 e s.m.i. (con tutti i decreti attuativi), mentre la normativa tecnica che definisce come si calcola l’isolamento è la UNI EN ISO 6946. Come si isola una casa: le principali tecniche di isolamento Le tecniche di isolamento variano a seconda delle esigenze e delle caratteristiche dell’edificio. Ecco le più utilizzate. Cappotto termico È un sistema di isolamento termico che si applica all’esterno dell’edificio. Questa soluzione è ideale per garantire un’ottima protezione termica e ridurre i ponti termici. Tuttavia, per i proprietari di appartamenti in condominio, l’applicazione del cappotto termico richiede l’accordo di tutti i condomini, deve essere realizzato dall’intero edificio e può comportare maggiori tempi di realizzazione (sappiamo tutti quali sono le tempistiche di delibera dei condomini). Insufflaggio Questa tecnica consiste nell’insufflare materiale isolante all’interno delle cavità murarie esistenti. È adatta per la ristrutturazione di appartamenti in condominio, poiché non richiede interventi esterni all’edificio. L’insufflaggio può essere realizzato con diversi materiali isolanti, come lana di roccia, perlite o cellulosa. Tuttavia, questa soluzione potrebbe non essere applicabile in caso di murature prive di cavità o con problemi strutturali. Ho scritto un articolo dettagliato sull’insufflaggio, lo trovi qui. Isolamento dall’interno L’isolamento dall’interno prevede l’applicazione di materiali isolanti sulle pareti interne dell’abitazione. Questa soluzione è adatta per chi vive in condominio e non può decidere autonomamente di fare lavori all’esterno dell’edificio. Tuttavia, l’isolamento dall’interno può ridurre lo spazio abitativo e non è altrettanto efficace nel prevenire i ponti termici come il cappotto termico. Nella scelta della tecnica di applicazione è importante considerare le caratteristiche dell’edificio, le esigenze del progetto e le limitazioni imposte dalla situazione condominiale. Ho scritto un articolo dedicato completamente all’isolamento: come isolare casa. Materiali isolanti I materiali isolanti possono essere suddivisi in tre macro-categorie: naturali, sintetici e minerali. Ognuno di questi materiali ha caratteristiche specifiche che ne determinano l’efficacia, il costo e l’impatto ambientale. Puoi trovare un mio articolo sul sito della rivista 100 idee per ristrutturare, in cui trovi informazioni approfondite sui materiali isolanti: isolamento termico. Materiali isolanti naturali Un esempio di materiale isolante naturale è la fibra di legno, prodotta dalla lavorazione di scarti di legno e leganti naturali. La fibra di legno presenta un buon valore di lambda (0,038-0,043 W/mK) e si caratterizza per la sua capacità di regolazione dell’umidità e per le ottime prestazioni acustiche. Tra i vantaggi della fibra di legno vi sono la sua natura ecologica e biodegradabile. Tuttavia, ha un costo superiore rispetto ad altri isolanti e una bassa resistenza al fuoco. Materiali isolanti sintetici I materiali isolanti sintetici come il polistirene espanso (EPS) e il poliuretano espanso (PUR), che sono i più diffusi, sono caratterizzati da un’elevata resistenza termica e un’ottima impermeabilità all’acqua e al vapore. L’EPS presenta un valore di lambda compreso tra 0,032-0,038 W/mK, mentre il PUR ha un valore di lambda tra 0,023-0,028 W/mK. Nonostante questi vantaggi, i materiali sintetici sono meno ecologici rispetto ai materiali naturali e hanno una bassa resistenza al fuoco. Materiali isolanti minerali La lana di roccia è un esempio di materiale isolante minerale, ottenuto dalla fusione di rocce vulcaniche come basalto e dolomite. Ha un valore di lambda compreso tra 0,035-0,040 W/mK e offre un’eccellente resistenza al fuoco e al calore. Inoltre, è un materiale ecologico e riciclabile con buone prestazioni acustiche. Il principale svantaggio della lana di roccia è il costo, che è superiore a quello di altri

Bioedilizia applicata alle ristrutturazioni di interni: è realmente possibile?

ristrutturazione bioedile

La bioedilizia non è certo una novità degli ultimi anni: esiste ormai da alcuni decenni, io ne ho sentito parlare per la prima volta all’università oltre 20 anni fa. Quello che rappresenta una novità recente è la ristrutturazione bioedile, cioè l’applicazione dei principi della bioedilizia al settore delle ristrutturazioni. Per molti anni infatti il pensiero di ristrutturare vecchie case e appartamenti applicando materiali e tecniche della bioedilizia è stata una chimera. Oggi non è più così. In questo articolo come puoi ottenere una casa più salubre e con costi di gestione ridotti nella tua ristrutturazione applicando i principi della bioedilizia. Uno degli obiettivi principali che di una ristrutturazione è elevare il livello di benessere interno. Deve essere anche uno degli scopi della tua ristrutturazione. Ma qual è la strada maestra per raggiungere il reale benessere in casa attraverso la ristrutturazione? Questa è la classica domanda da un milione di euro: avere la risposta in mano per te significherebbe aver risolto l’80% dei tuoi problemi. Ma se ti dicessi che esiste una sola risposta ti starei mentendo. Le risposte ci sono ma sono tante, tantissime. E non è possibile raccoglierle in un unico articolo: non solo non sarebbe materialmente possibile (ci vorrebbe un manuale di centinaia di pagine solo per scalfire l’argomento) ma non ho nemmeno la presunzione di essere onniscente ed essere in grado di mostrartele tutte. In questo articolo voglio parlarti di un singolo e sempre più diffuso approccio per dare risposta alle esigenze di benessere in casa: la bioedilizia. I problemi di case e appartamenti: scarso benessere e ambienti non salubri La bioedilizia, o architettura sostenibile, ha le sue radici negli anni ’70 del secolo scorso come riposta alle moderne (allora) tecniche costruttive che si erano diffuse nel secondo dopoguerra. Quelle tecniche, ancora ampiamente diffuse, erano basate sulla convinzione che ci fosse energia gratis illimitata: cioè che le fonti di energia fossile (petrolio e carbone) fosse inesauribile e che non producesse i problemi di inquinamento che si sono rivelati negli anni. Come ogni movimento (non è veramente un movimento ma concedimi il termine) è nata come un approccio innovativo per affrontare la costruzione di nuovi edifici, consapevole delle conseguenze ambientali di un determinato modo di costruire e che cercava una via più ecologica. La bioedilizia ha fondato le sue radici nei movimenti ecologisti ma ha avuto una evoluzione autonoma, non radicale ed attualmente rappresenta un modo di costruire tecnologicamente avanzato e che consente il raggiungimento di livelli di benessere elevati con un basso impatto ambientale. Riuscire ad estendere il sapere accumulato in tanti anni di costruzioni bioedili ad un settore apparentemente impermeabile a tale approccio, quale è la ristrutturazione, rappresenta una novità relativamente recente. Mi riferisco in particolare agli interventi su appartamenti situati all’interno di condomini costruiti nel secondo dopoguerra, anni in cui la bioedilizia non solo non era un problema ma non era nemmeno un’idea presente nel settore edile. Parliamo della maggior parte del patrimonio edilizio italiano, costruito dagli anni ’40 fino a tutti gli anni ’80. Milioni di immobili, ville, villette, case, bifamiliari, palazzine, condomini, realizzati con materiali all’epoca nuovi, facili e veloci da posare (calcestruzzi armati, laterizi, intonaci di cemento, materie plastiche, etc.). Immobili costruiti in un periodo in cui, come abbiamo già detto, nella convinzione di tutti l’energia a disposizione era infinita e a basso costo. Modi di operare che hanno prodotto immobili energivori, con pochissimo o (più spesso) nessun isolamento, con impianti esageratamente potenti e sovradimensionati oltre che inefficienti. Immobili spesso non salubri a causa dell’utilizzo di materiali per lo più sintetici, in particolare pitture e rivestimenti plastici. Materiali che alle volte sono addirittura pericolosi per la salute: pensa all’amianto e a quanto sia ancora diffuso nelle case costruite in quell’epoca, spesso senza che le persone siano consapevoli di avercelo in casa. Probabilmente anche tu stai vivendo in un immobile di questo tipo. Realizzare una ristrutturazione secondo i principi della bioedilizia significa proprio affrontare questi problemi e risolverli con un approccio diverso: a partire dai materiali utilizzati, per continuare con le soluzioni tecnologiche adottate e per finire con gli impianti installati. E la grossa novità è che è possibile farlo anche in un appartamento che si trova in un condominio vecchio, anche se è circondato da altri appartamenti che sono esattamente come erano stati realizzati 50 anni fa. Ok, lo ammetto, finora hai letto solo una predica abbastanza lunga su benessere interno e i problemi dell’edilizia in cui vivi. Ma a te servono informazioni pratiche, quindi nel proseguo di questo articolo parleremo di: Sia chiaro: lo scopo di questo articolo non è fare un saggio sulla bioedilizia. Puoi trovare decine di siti in rete, all’interno dei quali puoi trovare tutte le informazioni che desideri e che sono gestiti da persone molto più competenti di me in materia. Questo articolo ha due scopi. Da un lato aiutarti a capire come, con accorgimenti e scelte progettuali legate alla bioedilizia, tu possa raggiungere un benessere interno superiore alla media delle ristrutturazioni che ci sono in giro. Dall’altro dimostrarti come sia possibile applicare tali principi anche all’interno di appartamenti che si trovano in edifici costruiti con tecnologie lontane dalla bioedilizia e apparentemente incompatibili. Con questo articolo aggiungiamo un altro piccolo tassello a corollario del corretto e imprescindibile processo che devi conoscere ed applicare alla tua ristrutturazione e che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” (che, se ci tieni solo un po’alla tua ristrutturazione, dovresti affrettarti ad acquistare se non l’hai ancora fatto). I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA Il termine bioedilizia richiama direttamente il termine biologico. Quando pensiamo a qualcosa di biologico pensiamo a qualcosa di naturale. E per la bioedilizia è esattamente così. Però cerchiamo di inquadrare meglio la questione, perché in una visione riduttiva si potrebbe pensare che per realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioedilizia sia sufficiente concentrarsi solo sulla scelta di materiali naturali. In realtà la bioedilizia è molto di più: si tratta di un approccio integrato in cui tutti gli elementi che compongono un edificio concorrono a creare

Progettare la sicurezza nella tua ristrutturazione: sistemi di protezione passiva

sicurezza passiva

Ti sei mai fermato a riflettere su come la tua nuova ristrutturata garantirà la necessaria sicurezza a te, la tua famiglia e tutto ciò che contiene? Si tratta di un aspetto fondamentale da affrontare in una ristrutturazione che parte dal capire quali sono le tue esigenze, quali sono i reali pericoli che corri e da dove arrivano. Solo dopo potrai decidere se optare per sistemi di sicurezza passiva, sistemi di sicurezza attiva e quali. Nell’articolo di oggi vedremo come mettere a fuoco correttamente la questione sicurezza nella tua ristrutturazione, per poter fare le scelte giuste ed evitare spese inutili. Gli argomenti di cui parleremo sono: SISTEMI DI SICUREZZA PASSIVA E ATTIVA: COSA SONO E PERCHÉ DEVI CONOSCERLI Ho deciso di partire da questo punto perché troppo spesso viene frainteso come ottenere reale sicurezza in casa propria. Infatti nella maggior parte dei casi la risposta è semplicemente installare un sistema antifurto. Non ritengo che questa sia la migliore risposta possibile. Sia chiaro, niente contro agli antifurto: sono un mezzo essenziale per la sicurezza, ma vanno visti in un contesto più generale che parte da capire la differenza tra sistemi di sicurezza attiva e passiva. L’antifurto è un classico esempio di sistema di sicurezza attiva. Cioè è uno strumento sempre all’erta che entra in funzione in determinate circostanze (la più comune: un ladro entra in casa). Giusto per capire meglio di cosa stiamo parlando: un servizio di vigilanza (quelli che una volta venivano chiamati metronotte per intenderci) è un sistema di sicurezza attiva; un portiere h24 è un sistema di sicurezza attiva; i cani da guardia sono un sistema di sicurezza attiva; tu che durante la notte ti aggiri per casa nella penombra con una mazza da baseball in mano sei un sistema di sicurezza attiva. Un sistema di sicurezza attiva in sostanza prevede qualcuno o qualcosa che compia un’azione. A questi si contrappongono, o meglio si affiancano, i sistemi di sicurezza passiva: si tratta sostanzialmente di tutti gli ostacoli fisici che potresti mettere tra un malintenzionato e ciò che vuoi proteggere. Un fossato è un sistema di protezione passiva; dei bastioni alti 10 metri intorno al giardino sono un sistema di protezione passiva. A parte gli scherzi i più semplici e basilari sistemi di protezione passiva sono i muri di casa, gli infissi, la porta blindata. Tutti elementi sempre presenti che costituiscono il primo e imprescindibile scudo contro chi vuole entrare in casa tua. Lo so che la protezione passiva è data per scontata e vieni naturalmente portato a concentrarti sulla protezione attiva per rispondere efficacemente alla paura di intrusioni. Però, prima di prendere qualsiasi decisione devi fare una cosa che quasi nessun committente fa. E che se vai da un venditore (sia di sistemi attivi che passivi) non viene mai fatto da un punto di vista oggettivo ma sempre di parte (e per forza…devono venderti il loro sistema!). Devi fare l’analisi dei possibili rischi. DA DOVE POSSONO ENTRARE I LADRI IN CASA? UN’ANALISI CHE DEVI FARE PRIMA DI PRENDERE QUALSIASI DECISIONE Io non devo venderti sistemi di sicurezza, quindi non ti voglio spingere da una parte o dall’altra. Al contrario voglio che tu ti focalizzi su questo aspetto. Infatti non è raro che i committenti di una ristrutturazione si facciano prendere da un’immotivata “paura del ladro” e infarciscano la casa di inutili e costosissimi sistemi antifurto che non utilizzeranno mai in vita loro. Devo essere sincero, all’inizio del mio lavoro da architetto ero anche io di questa parrocchia: pensavo che fosse meglio un sistema di sicurezza in più che uno in meno. Ma una volta un cliente mi ha detto: “Alessandro è inutile che mettiamo tutti questi sistemi antifurto sparsi per casa…tanto qui un ladro può entrare solo dalla porta di ingresso…”. E aveva ragione: il suo appartamento si trovava in una posizione tale per cui i ladri sarebbero potuti entrare solo dalla porta di casa. Anche le finestre erano improbabili come punto di accesso. Quindi, pensando alla sicurezza di casa tua, la prima domanda che devi farti è: da dove può realmente entrare un ladro? Le risposte sono diverse a seconda del tipo di immobile che possiedi e del contesto in cui abiti. E di conseguenza sarà necessario pensare a soluzioni studiate apposta per ogni casa. Però si possono individuare alcune situazioni-tipo maggiormente diffuse. È necessario prima di tutto fare una distinzione tra appartamenti in condominio e case isolate o semi-isolate (case a schiera, bifamiliari, ville, etc.). Per quanto riguarda gli appartamenti poi bisogna fare un’ulteriore distinzione tra piani bassi e piani alti. E infine dovrebbe essere fatta una distinzione legata a dove si trova la casa: cioè tra zone più o meno pericolose. Su quest’ultimo aspetto però non possiamo soffermarci perchè è molto legato al territorio ed inoltre è in continua evoluzione in quanto la criminalità si sposta in continuazione. Però le considerazioni che possiamo fare sulle caratteristiche degli immobili sono più che sufficienti per darti una panoramica dettagliata. Nella sostanza si possono individuare tre macro casistiche: Possibili fonti di pericolo e sistemi di sicurezza per prevenirli Per le tre macro-casistiche che abbiamo individuato qui sopra possiamo definire i gradi di pericolosità e i tipi di protezione da adottare. Casa isolata o semi-isolata Pericolosità: MEDIO-ALTA Punti di ingresso: Giardino, porta di casa, portone garage, finestre e balconi (principalmente del piano terra) Sistemi di protezione passiva: recinzione giardino, porta blindata, portone blindato, finestre o tapparelle blindate al piano terra Sistemi di protezione attiva: sensori di movimento in giardino, sistema di allarme perimetrale, sistema di allarme volumetrico, videosorveglianza Appartamento in condominio ai piani bassi Pericolosità: MEDIA Punti di ingresso: Porta di casa, finestre e balconi Sistemi di protezione passiva: porta blindata, finestre o tapparelle blindate Sistemi di protezione attiva: sistema di allarme perimetrale Appartamento in condominio ai piani alti Pericolosità: BASSA Punti in di ingresso: Porta di casa Sistemi di protezione passiva: porta blindata Sistemi di protezione attiva: sensore apertura sopra porta ed eventualmente sistema perimetrale. Per concludere questo paragrafo un paio di annotazioni a quanto abbiamo detto: Ora

Infissi scorrevoli: guida per una scelta consapevole

infissi scorrevoli

Gli infissi scorrevoli sono una soluzione elegante e moderna per liberarsi del problema della ante di balconi e finestre che si aprono all’interno delle stanze e interferiscono con la disposizione dei mobili. Però, tra tutte le tipologie di infissi, sono anche quelli che presentano più elementi di criticità e la cui scelta deve essere fatta con maggiore accortezza. Ad esempio ci sono casi in cui installare un infisso scorrevole rende l’ambiente non a norma di legge, facendogli perdere le condizioni di abitabilità e togliendo l’agibilità all’intera casa. Non ti voglio spaventare e ti assicuro che basta un po’ di accortezza per scongiurare questo pericolo. Nei prossimi paragrafi ti mostrerò tutte le caratteristiche che devi conoscere di un infisso scorrevole, anche quelle che un venditore non ti dirà mai (e ti svelerò anche perché un infisso scorrevole può rendere non a norma la stanza in cui è installato). LE TIPOLOGIE DI INFISSI SCORREVOLI Ho già parlato degli infissi scorrevoli nella guida in cinque parti alla sostituzione degli infissi che ho pubblicato qualche tempo fa. In particolare sono stati oggetto di trattazione del terzo articolo, quello in cui sono state esaminate le tipologie di apertura degli infissi . In questo articolo però entreremo più nel dettaglio perché gli infissi scorrevoli meritano un’attenzione particolare. Cercherò comunque di non affrontare l’argomento da un punto di vista esageratamente tecnico perché non è quello che serve a te. Gli infissi scorrevoli possono essere di tre tipologie: Ciò che li differenzia è il meccanismo con cui vengono movimentate le ante. Questo dettaglio si ripercuote in modo diretto sulle capacità dell’infisso di garantire l’isolamento termico e acustico, sulla permeabilità al vento, sulla sicurezza antieffrazione e sull’estetica. Vediamone rapidamente le caratteristiche. Scorrevole in linea Gli infissi scorrevoli in linea sono gli infissi scorrevoli tradizionali. Sono stati i primi ad essere stati prodotti e il funzionamento è abbastanza semplice ed intuitivo: le ante sono agganciate a dei carrelli che consentono lo scorrimento. Questa tipologia è quella meno prestazionale di tutte per quanto riguarda l’isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria. Il motivo è che l’unico elemento di guarnizione tra le ante sono delle spazzole poste tra le ante, le quali ad infisso chiuso non garantiscono l’isolamento che ci si aspetta dagli infissi moderni. Purtroppo non è possibile utilizzare sistemi di guarnizioni più efficienti con questo tipo di scorrevole in quanto la movimentazione delle ante risulterebbe quasi impossibile. Le guarnizioni infatti aderiscono quasi come una ventosa tra le due ante che devono sigillare e ciò non è compatibile con gli scorrevoli in linea. La cosa positiva degli infissi scorrevoli tradizionali è che, a differenza delle altre tipologie di cui parleremo a breve, tutte le ante possono scorrere. Quindi, ad esempio, in caso di infisso a due ante potrai decidere di avere aperto il lato destro o il lato sinistro della tua vetrata. Naturalmente l’apertura complessiva massima sarà sempre pari a metà della superficie dell’infisso. Alzante scorrevole Attualmente l’alzante scorrevole è la tipologia di infisso scorrevole più diffusa. Si tratta di un’evoluzione dell’infisso scorrevole in linea, di cui mantiene le qualità estetiche ma a cui abbina un migliore isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria. L’incremento di prestazioni è possibile grazie al diverso sistema di movimentazione delle ante utilizzato: in questo caso scorre solo un’anta la quale la quale, quando si trova in posizione di chiusura, è appoggiata sul telaio sottostante e non grava sui carrelli superiori e inferiori. Quando invece deve essere aperta il meccanismo collegato alla maniglia la fa sollevare in modo da consentire lo scorrimento. Gli aspetti positivi di tale sistema sono sostanzialmente due: L’aspetto negativo rispetto agli scorrevoli in linea lo abbiamo già accennato: un’anta rimane sempre fissa. Scorrevole traslante L’infisso scorrevole traslante, detto anche parallelo, in sostanza è un connubio tra una normale finestra a battente e una finestra scorrevole. Non fraintendermi: non è che può aprirsi a battente e contemporaneamente scorrere, l’unico movimento consentito è sempre lo scorrimento, però in condizione di ante completamente chiuse garantisce le stesse prestazioni di isolamento degli infissi a battente, che sono generalmente superiori. Il funzionamento è semplice: l’anta che scorre (anche in questo caso scorre solo un’anta) quando viene chiusa non viene semplicemente abbassata come nell’alzante scorrevole, ma subisce un vero e proprio spostamento in avanti per arrivare ad allinearsi completamente con l’anta fissa. Immagina che, da chiuso, tale infisso assomiglia ad una finestra normale, da aperto assomiglia ad un normale scorrevole. Il motivo per cui le prestazioni termiche, acustiche e di tenuta all’aria sono paragonabili a quelle di un infisso a battente è che il tipo di chiusura permette a tutte le guarnizioni di aderire perfettamente al telaio fisso. In sostanza proprio grazie al sistema di movimentazione si riesce ad ottenere una chiusura perfettamente ermetica delle ante e quindi massimizzare isolamenti termici e acustici. Altro aspetto positivo è che tale sistema di movimentazione consente di ottenere anche l’apertura a vasistas, cosa che invece non è possibile con gli altri due sistemi di apertura. C’è però un aspetto negativo dello scorrevole traslante, a cui è necessario fare un accenno. Si tratta di una questione estetica: infatti il sistema di apertura, per riuscire a funzionare correttamente, richiede la presenza di elementi a “rilievo” sul lato interno dell’infisso che lo rendono particolarmente antiestetico (vedi la foto sopra). Il motivo è che, spostandosi perpendicolarmente rispetto al telaio fisso, tutto il carico dell’infisso grava sui perni, rendendo questi dei punti molto sollecitati. Le moderne ante infatti sono molto pesanti, soprattutto nella loro parte vetrata. Per consentire tutti gli elementi di funzionare correttamente e durare nel tempo quindi, gli scorrevoli traslanti hanno una sorta di chassis a vista nella parte inferiore. LE CARATTERISTICHE CHE DEVI VERIFICARE PRIMA DI ACQUISTARE UN INFISSO SCORREVOLE Come avrai sicuramente capito il punto debole degli infissi scorrevoli sono l’isolamento termico, l’isolamento acustico e la tenuta all’aria. Sono proprio queste le caratteristiche che devono interessarti quando vai ad acquistare un infisso scorrevole. Isolamento termico degli infissi scorrevoli In Italia circa 1/3 del riscaldamento prodotto nelle case viene disperso attraverso gli

Valvole termostatiche: impara a fare la scelta giusta

valvole termostatiche

Le valvole termostatiche sono spesso viste come una soluzione magica per ridurre i consumi energetici, ma non è tutto oro quello che luccica. In questo articolo esploriamo il mondo delle valvole termostatiche: pregi, difetti, e obblighi legali. Ti fornirò una visione completa, essenziale se stai valutando l’installazione in un impianto di riscaldamento a termosifoni o ne hai uno esistente.