Planimetria 3D: a cosa serve davvero se stai ristrutturando casa

Stai ristrutturando casa e hai paura che il risultato finale non ti piaccia? La planimetria 3D è lo strumento che traduce il progetto tecnico in un’immagine chiara. Ti permette di capire gli spazi, testare arredi e materiali, ed evitare costosi errori prima che i lavori inizino.
I 10 comandamenti del committente consapevole per ristrutturare casa a regola d’arte

Scopri i 10 comandamenti del committente consapevole per ristrutturare casa in modo efficace e senza stress. Questa guida ironica e tecnica ti insegna a pianificare, scegliere professionisti e rispettare le norme, garantendo lavori di qualità, sicurezza e risparmio. Trasforma la tua ristrutturazione in un successo a regola d’arte con semplicità.
Le fasi della ristrutturazione di una casa: una guida per non sbagliare nulla

In questo articolo, esploriamo le fasi chiave della ristrutturazione di una casa, dal concepimento del design alla selezione dei materiali e dei professionisti, offrendo consigli pratici per una gestione efficace del progetto. Approfondiremo come evitare errori comuni e come ogni decisione può trasformare la tua abitazione, garantendo un risultato che rifletta il tuo stile e soddisfi pienamente le tue aspettative.
Prevenire danni e problemi in casa con il Manuale di Manutenzione: come fare la Checklist con i controlli e gli interventi indispensabili

Ogni casa deve essere oggetto di regolare manutenzione. A maggior ragione deve esserlo una casa appena ristrutturata. Nel mio manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”, il settimo ed ultimo passaggio della ristrutturazione vede proprio nella manutenzione costante e programmata il modo di prendersi cura della propria casa. E ml miglior modo per prendersi cura della casa è creare un Manuale di Manutenzione della Casa. Il manuale di manutenzione della casa non è una guida che ti spiega come tenerla pulita o come riuscire a mantenere l’ordine al suo interno: quello lo lasciamo alle decine di articoli e libretti che ti spiegano l’ovvio. La manutenzione regolare di un immobile è un processo proattivo e pianificato che coinvolge i vari elementi della propria casa, a partire dall’involucro (muri perimetrali, infissi, tetto), passando per gli impianti tecnologici fino ad arrivare alla cura di finiture e superfici: ogni elemento della tua casa ha specifiche esigenze di manutenzione che, se trascurate, possono portare a costose riparazioni o riduzioni del valore immobiliare nel tempo. E fare la manutenzione richiede attenzione ai dettagli e conoscenza delle diverse componenti della tua casa. Lo scopo della manutenzione non è tanto mantenere la casa bella, quanto mantenerla efficiente. Che significa risparmiare in costose riparazioni e tenere sotto controllo i consumi (e quindi le bollette). Gestire una casa infatti costa, e trascurarla la farà costare ancora di più. Considera la manutenzione come un investimento nella longevità e nella qualità della tua casa. Mi rendo conto che la questione della manutenzione sia un argomento abbastanza sottovalutato: solitamente l’unica manutenzione programmata che viene fatta è la verifica annuale della caldaia, prima dell’accensione dell’impianto di riscaldamento. Ma in realtà ci sarebbe molto di più da fare e nei prossimi paragrafi proveremo ad approfondire quali potrebbero essere le problematiche delle parti principali di una casa, e quali interventi di manutenzione sistematici aiutano a prevenirle in modo efficace. In tutto ciò vorrei cominciare col porre l’attenzione su un documento che dovrebbe accompagnare ogni casa, in particolare se nuova o ristrutturata, ma che imprese e tecnici non pensano mai di fornire ai propri clienti (mi ci metto anche io…): ti sto parlando del Manuale di Manutenzione. Il Manuale di Manutenzione della tua Casa: lo strumento che potrebbe salvarti da spese inaspettate Per chi come se si occupa anche di progettazione di opere pubbliche, sa benissimo che uno dei documenti che deve allegare al progetto esecutivo è il Piano di manutenzione dell’opera: un documento formato da più parti in cui sono dettagliati gli interventi di manutenzione che andrebbero effettuati, chi li deve effettuare e come devono essere effettuati. Si tratta di documenti potenzialmente utilissimi ma che hanno un difetto: chi li redige alle volte (quasi sempre) lo fa senza prestarci molta attenzione, quindi sono incompleti, scritti male e poco attuabili, e chi dovrebbe attuarli (i proprietari degli immobili…le amministrazioni pubbliche cioè) non ci pensa minimamente a seguire le indicazioni al suo interno: vengono acquisiti agli atti perché obbligatori e poi vengono messi via e mai più tirati fuori. Lasciando perdere quello che succede nel settore pubblico, anche i privati dovrebbero (sebbene non obbligati) dotarsi di un Piano di Manutenzione quando costruiscono o ristrutturano un edificio o una casa. Siccome non troverai una sola impresa o tecnico che lo farà, nei prossimi paragrafi proviamo a delineare cosa dovrebbe contenere un buon Manuale di Manutenzione della tua casa. Un manuale ben strutturato diventa una guida indispensabile per preservare la funzionalità e l’estetica di ogni angolo del tuo rifugio. La buona notizia è che con un po’ di impegno è facile creare questo manuale. La cattiva è che dovrai fartelo da solo perché difficilmente qualcuno lo farà per te. Come Strutturare il Manuale Vediamo brevemente in quali sezioni dovrebbe essere strutturato il manuale di manutenzione della tua casa Descrizione Dettagliata dell’immobile: Nella prima sezione deve essere indicato tutto quello che serve per individuare l’immobile sia dal punto di vista descrittivo che grafico, oltre che le principali figure di riferimento. Per quanto riguarda i dati dell’immobile andrebbero inseriti, oltre all’indirizzo, la superficie e i vani presenti. Inoltre dovrebbe essere inserita la storia edilizia dell’immobile, almeno quella di cui si è a conoscenza: riferimento dei permessi di costruire con cui è stato realizzato e di tutte le pratiche che hanno portato all’attuale situazione. Questi documenti, se non inseriti nel libretto stesso, andrebbero conservati in modo completo a parte. Naturalmente vanno anche definiti gli estremi catastali dell’immobile e anche in questo caso la sua evoluzione (chiedere una visura catastale storica è un’operazione abbastanza banale ed immediata). A tutti questi dati dovrebbero essere allegate le planimetrie architettoniche e catastali dell’immobile. Inoltre è essenziale individuare tutte le figure di riferimento. Siccome immaginiamo che questo manuale venga redatto a valle di un intervento di ristrutturazione, le figure principali sono: Di tutte queste figure devi indicare anche i contatti perché saranno le persone che devi chiamare in caso di guasti o problemi dovrai contattarli (in particolare imprese, artigiani e fornitori) Unità Tecnologiche e Sistemi Nella parte successiva dovrai fare un elenco completo di tutti gli elementi principali che compongono il tuo immobile: a partire da come sono fatte le murature esterne (se lo sai), agli infissi, agli impianti. Ecco un elenco sintetico che può essere utile per una ristrutturazione: Altre possibili porzioni di edificio da inserire in questo elenco sono: le strutture portanti verticali (pilastri) ed orizzontali (travi e solai), la copertura, eventuali impianti ascensore, etc. Di ognuno di questi elementi dovrai inserire più dati: a parte una breve descrizione sintetica per delinearne le caratteristiche principali, dovrai inserire anche le caratteristiche tecniche dei componenti principali ricavate dalle schede tecniche (ad esempio per il generatore di calore marca, modello, potenza, etc.). Dovresti poi inserire gli estremi delle dichiarazioni di conformità degli impianti. Questo per quanto riguarda la descrizione dei componenti della casa. A ciò devi aggiungere una serie di allegati: L’insieme di queste due prime sezioni ti da una visione completa del tuo immobile, a cui puoi fare riferimento quando ti serve qualche informazione che non
Guida ai Tempi di Ristrutturazione della Casa: Tutto Quello che Devi Sapere

Ristrutturare casa può essere stressante se i tempi non sono chiari. Questa guida analizza tutte le fasi della ristrutturazione, dalla pianificazione ai lavori, con consigli per ottimizzare i tempi senza perdere qualità. Concludiamo con una tabella riepilogativa per aiutarti a stimare accuratamente la durata della tua ristrutturazione.
Dividere un appartamento in due: guida pratica per proprietari di casa

Dividere un appartamento in due è una decisione che stanno prendendo molti proprietari di casa. In un’epoca in cui è mutato radicalmente il modo in cui vengono utilizzate le case, la composizione sociale e le prospettive economiche, ottimizzare spese e spazi è essenziale. E frazionare un immobile è un ottimo modo per farlo. Una volta infatti era normale avere appartamenti di grandi dimensioni, sia per fare fronte a famiglie numerose che per ostentare un raggiunto status di benessere. Ma al giorno d’oggi i nuclei familiari sono sempre più piccoli: single, coppie, famiglie con uno o al massimo due figli sono la nuova norma. E purtroppo gli italiani sono sempre più poveri (siamo l’unica nazione europea in cui gli stipendi sono diminuiti dall’inizio del secolo). Così le vecchie ed enormi case di una volta non servono più, anche in relazione ai nuovi stili di vita, che ci vedono in casa per sempre meno tempo. Quindi dividere la stessa casa che una volta accoglieva grandi famiglie, oggi è diventata un’esigenza per diminuire i costi di gestione, per avere una rendita data dall’affitto (a lungo o breve termine), per avere un guadagno dalla sua vendita o ancora per dare un tetto a più fratelli che ereditano la casa dei genitori. Come dividere un appartamento in due unità abitative A prescindere dalla motivazione che spinge a frazionare un immobile, è comunque importante essere consapevoli che dividere una casa in due non è un’operazione banale, né dal punto di vista burocratico, né da quello tecnico. Se non si hanno le giuste informazioni e se non ci si rivolge ai giusti professionisti, si rischia di combinare un disastro. In questo articolo trovi una guida completa al frazionamento del tuo appartamento. E, come sempre, lo faremo parlando degli aspetti più scoccianti che dovrai affrontare quando dividi un appartmento in due. Sai, mi piacerebbe parlarti solo di progetto e design, un po’ quello che trovi su tutti gli articoli che parlano dell’argomento, ma non ti farei un buon servizio. Ci sono tante cose più tecniche di cui devi essere consapevole, alcune che potrebbero addirittura farti desistere dal frazionare casa tua per le eccessive difficoltà. Quindi in questo articolo ti parlerò di aspetti burocratici, di aspetti tecnici e di costi del frazionamento di un immobile. Naturalmente affronteremo tutti gli argomenti con il livello di approfondimento che ti interessa: non devi diventare un esperto della materia, ma devi essere sufficientemente consapevole di tutto quanto ruota attorno alla divisione in due di un appartamento. Come hai avuto modo di leggere finora, e come avrai modo di leggere nel proseguo, mi riferirò principalmente agli appartamenti in condominio, perché sono i casi più frequenti di frazionamento (e che mi capita di affrontare più spesso in prima persona). Ma tutto quello che trovi scritto è applicabile con piccole modifiche anche a case singole/villette a schiera/bifamiliari/etc. (anche immobili commerciali e industriali di cui però non parleremo per nulla). Partiamo parlando di burocrazia, uno degli scogli maggiori che deve superare il proprietario di casa che vuole dividere un appartamento in due unità abitative. Non perché sia qualcosa di particolarmente difficile, ma semplicemente perché ignora quale sia il procedimento corretto da seguire. Frazionamento immobile: basta il catasto? Partiamo da questa domanda perché mi capita spesso di vedere trasformazioni di immobili in cui i proprietari si erano preoccupati di fare solo la variazione catastale e pensavano di essere in regola. Ti ribadisco qui un concetto che ho espresso in lungo e in largo nel blog: qualsiasi operazione tu faccia al catasto ha valore solo in relazione alle tasse che dovrai pagare sulla casa, ma non ha nessun valore in ordine alla regolarità edilizia della tua casa. Quest’ultimo aspetto si ottiene solo con le pratiche edilizie presentate al comune (CILA, SCIA, Permesso di Costruire). E lo stesso vale per il frazionamento. Infatti c’è una profonda differenza tra un vero frazionamento dell’immobile e una mera divisione catastale. Se tu dividi casa in due e presenti solo il frazionamento catastale, senza fare la necessaria pratica edilizia, ottieni un immobile abusivo, sul quale dovrai pagare multe per regolarizzare (ma su cui paghi le tasse correttamente). Frazionare in questo modo era possibile in passato, ma ora (in teoria) non più: infatti oggi quando si presentano delle variazioni catastali è sempre necessario indicare anche il riferimento della pratica edilizia con cui è stata realizzata. Se il tecnico a cui affidi il frazionamento catatale non ti chiede il protocollo della pratica edilizia, probabilmente qualcosa che non torna c’è. Lo so che stai pensando: “ma se faccio un frazionamento senza opere” di che pratica edilizia dovrei aver bisogno? Chiariamo che il frazionamento senza opere è una chimera ma nella pratica non esiste. Come vedremo tra poco almeno la divisione degli impianti dovrà essere fatta, così come la chiusura di una porta o alzare un muro. Ma in ogni caso, se anche tu riuscissi a fare un frazionamento senza opere, devi presentare una pratica edilizia. Frazionamento immobile: la procedura corretta Senza perdere tempo, la procedura corretta per realizzare il frazionamento di una casa è la seguente: Quindi si tratta di un processo abbastanza articolato. E la prima domanda a cui dobbiamo rispondere è: qual è la pratica edilizia da presentare per dividere una casa in due? La pratica edilizia per il frazionamento Qui la situazione si fa all’apparenza complicata, perché a seconda dei casi è necessario presentare una o un’altra pratica edilizia. In realtà il caso più comune, cioè quello di frazionamento di appartamenti all’interno di condomini, è anche quello burocraticamente più semplice. Facciamo comunque una panoramica individuando le tre casistiche principali: Questa classificazione si desume dalla normativa attualmente in vigore, in particolare il Testo Unico dell’Edilizia (d.pr. 380/2001) di cui parlo spesso in questo blog. Giusto per parlare la stessa lingua ti spiego sinteticamente come questa legge arriva a definire le pratiche edilizie (questo in senso generale, non specificamente per il frazionamento), cosa in realtà abbastanza semplice. All’interno dell’articolo 3 la norma suddivide, in modo molto generico, le opere edili/impiantistiche e di trasformazione urbanistica in
Relooking: scopri cos’è realmente questo modo di ristrutturare e guarda un esempio reale (con i costi)

Da qualche anno, nell’ambito della ristrutturazione, è diventato di moda il termine relooking. Una parola inglese per descrivere qualcosa che sembra nuovo ma non lo è. Infatti il relooking non è altro che cambiare le finiture di una casa, con lo scopo di rendere attuale uno stile vecchio o (più spesso) inserire uno stile dove manca. Nell’articolo di oggi vedremo in cosa consiste un intervento di relooking e quali sono i suoi limiti, aspetto importante soprattutto per capire quale sia il professionista adatto a cui rivolgersi. E infine ti mostrerò il progetto di relooking di casa mia, con i costi reali per realizzarlo. Se tu dicessi ad un tecnico di voler fare il relooking di casa tua, nel caso in cui conoscesse il termine (oggettivamrente è ancora poco diffuso in Italia), probabilmente penserebbe immediatamente a delle opere di manutenzione ordinaria, perché in fondo si tratta di questo. Infatti la manutenzione ordinaria è il termine tecnico-normativo in cui rientrano tutti i lavori di modifica delle finiture. Ma “manutenzione ordinaria” è meno suggestivo di relooking (e non è nemmeno corretto al 100%, diciamo al 95%)…quindi qualcuno ha pensato di importare dagli Stati Uniti questo termine. Vuoi mettere dire ad un amico/a “ho fatto il relooking di casa”? Ti fa sentire più figo e sofisticato rispetto a “ho fatto qualche lavoro in casa”. Però il relooking non è una ristrutturazione…allora di cosa parliamo? RELOOKING: COS’È E COSA NON È Ho scritto da poco un articolo in cui abbiamo visto una per una tutte le definizioni e categorie che possiamo trovare nel macrocosmo della ristrutturazione. Purtroppo c’è una grande confusione e non capirci nulla quando si approccia per la prima volta la questione è normale (anche per i professionisti). Se stai per intraprendere la strada di lavori in casa, fare chiarezza in questo caos è fondamentale, trovi l’articolo qui: Home styling, relooking o staging? Scopri le differenze e i professionisti a cui affidarsi. Naturalmente il relooking fa parte di questo macrocosmo e ne ho parlato nell’articolo che ti ho linkato qui sopra. Però è il caso di approfondire un po’ di più. Intanto diciamo che il termine corretto è “home relooking” perché il relooking generico si può fare di tutto (un’auto, un guardaroba, una persona…). Noi naturalmente ci limitiamo al mondo della casa (home per l’appunto). Quando parliamo di home relooking intendiamo tutti gli interventi che modificano l’aspetto esteriore di una casa. Stiamo quindi parlando delle “finiture”: pavimenti, rivestimenti, porte, pitturazioni, etc. A cui vanno aggiunti gli arredi, che possono essere su misura o da industria, e naturalmente tutta l’oggettistica che è presente in una casa. Lo scopo di chi progetta interventi di relooking è quindi dare un nuovo aspetto alla casa, o ad alcuni ambienti della stessa, ponendo l’attenzione sulla ricerca di uno stile e di un design armonioso e coerente. Ma il relooking non ha niente a che vedere con la ristrutturazione di una casa, che prevede interventi ben più approfonditi e invasivi. Per dare sostanza a questa affermazione vediamo anche l’interpretazione che la normativa italiana dà agli interventi di relooking. Naturalmente nella legge non troverai scritto da nessuna parte il termine “relooking”, ma noi sappiamo che la modifica delle finiture rientra nel calderone delle opere edili: quando cambi un pavimento, un rivestimento, le porte o gli infissi, stai facendo opere edili. E la legge italiana si occupa proprio di opere edili (e impiantistiche). A tal proposito il nostro riferimento è il Testo Unico dell’Edilizia (d.pr. 380/2001), di cui ti ho già parlato tante volte, che definisce le cosiddette categorie di intervento (articolo 3). La prima di queste è la «manutenzione ordinaria»: «interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti» A questa definizione dobbiamo aggiungere anche quanto ci dice il glossario dell’edilizia libera, a cui ho già dedicato un articolo che puoi leggere qui: Come ristrutturare casa senza progettista e pratica edilizia. Questo glossario in sostanza definisce in modo più preciso tutti gli interventi sintetizzati nella definizione che abbiamo riportato qui sopra. Ma quello che interessa a noi è se la legge mette delle limitazioni alla possibilità di fare questi interventi e se richiede pratiche edilizie. La risposta è negativa in entrambi i casi: nessuna limitazione alla possibilità di fare questi interventi (tranne per gli edifici con vincolo culturale) e nessuna pratica edilizia. In fondo se rientrano nel glossario dell’edilizia libera non potrebbe essere diversamente. E ci mancherebbe anche il contrario: sono opere che servono per mantenere in efficienza la casa… Cosa non rientra nel relooking Ora però vediamo cosa non puoi far rientrare nella definizione di relooking. O meglio, vediamo quali sono gli interventi che fanno sfociare il relooking in una ristrutturazione vera e propria (o home restyling per dirla all’inglese). Il relooking non comprende interventi di: Questi interventi, a livello normativo, ci portano nella categoria della manutenzione straordinaria (o superiore) e a livello pratico ci fanno entrare nel mondo della ristrutturazione vera e propria. Se prevedi di farne anche solo uno non stai più facendo un semplice relooking. Naturalmente non sono opere vietate: le modifiche interne sono (quasi) sempre permesse. Ma facendole cambi completamente tipologia di intervento. Questa precisazione è importante anche per definire le competenze delle figure professionali a cui rivolgersi. Chi può occuparsi di un progetto di relooking? La risposta è più banale di quello che pensi: tutti possono farlo. Anche tu. In fondo si tratta di scegliere finiture e arredi. Sia chiaro: questo non significa che si tratti di una cosa banale e alla portata di tutti. Oggettivamente la maggior parte delle case sono delle accozzaglie di cose buttate a caso, come se fosse esplosa una bomba di pittura in mezzo alle stanze (anche quelle di chi pensa di aver fatto una casa bella…). Per questo ci sono delle figure professionali, che stanno cominciando a diffondersi anche in Italia, e che si occupano professionalmente di relooking. Spesso sono tecnici (soprattutto architetti) che si concentrano in
Home styling, relooking o staging? Scopri le differenze e i professionisti a cui affidarsi

Da alcuni anni sono prepotentemente entrati nel gergo di chi vuole fare lavori in casa alcuni termini inglesi come “home styling”, “home restyling”, “home relooking” e “home staging”. Ma in cosa consistono realmente questi interventi? Sono lavori di ristrutturazione oppure no? E chi sono i professionisti (progettisti) che possono occuparsene? Siccome sono servizi sempre più richiesti, e spesso sono fraintesi, in questo articolo faremo una panoramica generale e vedremo come sono inquadrati dalla normativa italiana. Ti avverto: alla fine probabilmente avremo tolto un po’di fascino a questi termini, ma sarà più semplice per te capire all’atto pratico di cosa si tratta e soprattutto cosa aspettarti (e cosa non aspettarti) da questi interventi. Inoltre un nodo importante che affronteremo, e troppo spesso sottovalutato dai committenti, riguarda le nuove professioni che questi termini hanno fatto nascere. Il motivo è che c’è un fiorire di “home styler”, home relooker” e “home stager”…ma siccome si tratta di professioni che non sono normate dalla legge italiana, vi si sono buttati a capofitto anche persone senza nessuna reale esperienza e competenza. I quali alle volte fanno sfociare le loro progettazioni in ambiti per cui servono titoli di studio e abilitazioni di cui sono sprovvisti, creando abusi che ti porterai dietro per anni. Quindi capire i limiti di questi interventi è importante anche per definire i professionisti che possono seguirti nella loro progettazione ed esecuzione. I MILLE VOLTI DELLA RISTRUTTURAZIONE TRA STYLING, RESTYING, RELOOKING E HOME STAGING Diciamo subito che tutti questi termini non rappresentano altro che una piccola porzione del settore della ristrutturazione. E in particolare rappresentano tutti quegli interventi che non richiedono opere edili e impiantistiche invasive come abbattere/costruire muri e rifare impianti. Forse qualcuno può dirti che il restyling può sfociare in questa tipologia, ma non è così. In inglese c’è un altro termine per la ristrutturazione vera e propria: house renovation. Quello che invece questi termini comprendono è il concetto di interior design, inteso come creare uno stile nella casa, con interventi più o meno invasivi. Fermo restando che l’interior design, nella sua definizione più ampia, comprende tutti quegli interventi necessari per ristrutturare una casa (letteralmente è progettazione di interni), quindi anche quelli edilizi e impiantistici, non c’è dubbio che nell’accezione comune sia quasi sempre relegato alla sola creazione di uno stile attraverso interventi sulle finiture, sugli arredi e sugli oggetti. Ma detto ciò, qual è la differenza tra styling, restyling, relooking e staging? In fondo si tratta di differenze sottili, quasi impercettibili, ma che è importante comprendere. Home styling e restyling L’home styling e restyling sono praticamente la stessa cosa: la differenza è data solo dalla base di partenza. Provo a spiegarmi. L’obiettivo dell’home styler è appunto dare uno stile alla casa. L’obiettivo dell’home restyler è cambiare lo stile della casa. Il ché presuppone che nel primo caso uno stile non ci sia proprio e nel secondo caso che sia da cambiare. Il primo caso è quello tipico delle case appena costruite o in fase di costruzione, il secondo di quelle esistente in cui i proprietari (o inquilini) hanno già messo arredi e suppellettili. In ogni caso l’ambito di intervento dell’home styling/restyling è principalmente quello dell’arredamento e dell’oggettistica. Quindi sono esclusi interventi edili, a parte eventuali pitturazioni di pareti e soffitti. Attenzione a non sovrapporre lo styling/restyling con l’interior design. Sebbene possano sembrare concettualmente simili (e lo sono) differiscono sensibilmente per ambito di intervento, con l’interior design che ha un campo di azione più ampio. Volendo banalizzare al solo scopo di farti capire meglio, il lavoro dello styler è simile a quello dell’arredatore del negozio, naturalmente con una visione più ampia e globale rispetto ad un arredatore, che in fondo non sviluppa progetti ma semplicemente assembla mobili. Non è raro che gli home styler siano affiancati ai progettisti e/o agli interior designer quando si progettano interventi di nuova costruzione. Home relooking Il relooking è una categoria di intervento più ampia rispetto allo styling, infatti non riguarda solo arredi e oggettistica ma comprende anche di intervenire su tutte le cosiddette “finiture” di una casa: pavimenti, rivestimenti, porte, infissi, pitturazioni, etc. Non rientrano nel relooking spostare e/o abbattere e costruire muri e nemmeno rifare impianti. Invece implementare gli impianti esistenti può rientrare in questa tipologia di intervento. La cosa che non si discosta rispetto allo styling/restyling è la sostanziale ricerca di creare uno stile nella casa. Quindi l’interior design è centrale anche nel relooking. Anzi: potremmo dire che il relooking non è altro che un intervento di interior design all’interno di una casa esistente, senza fare interventi edilizi troppo invasivi. Siccome è un intervento sempre più diffuso vorrei fare una piccola riflessione: il relooking di una casa ha senso solo quando la base di partenza, dal punto di vista distributivo e soprattutto impiantistico, è già buona. Non ha senso fare il relooking di una casa quando gli impianti sono obsoleti o la distribuzione interna non soddisfa le nostre esigenze. Per farla breve: su case che hanno 30 o 40 di vita sulle spalle il relooking non ha senso. Infatti, dato che le finiture possono essere molto costose, pensare ad un intervento limitato al relooking quando sono presenti altre problematiche importanti (magari sconosciute), non è un approccio corretto. Anche se purtroppo è quello seguito dalla maggior parte delle persone. La prima cosa da fare quando si ha una casa vecchia è valutare autonomamente (cosa che puoi fare grazie ai contenuti del mio manuale) o rivolgendosi ad un professionista, quali sono i reali problemi e quali sono gli interventi indispensabili per risolverli. Home staging Con l’home staging siamo in un territorio a cavallo tra lo styling/restyling e il relooking. Lo scostamento ce lo abbiamo relativamente al settore. Infatti l’home staging è nato negli Stati Uniti con lo scopo di fare degli interventi minimi per rendere più accattivanti, e quindi più facilmente vendibili, gli immobili presenti sul mercato. Un intervento di home staging generalmente parte dal “decluttering”, cioè liberare gli ambienti dalle cose inutili conservando solo quelle che possono valorizzarli, eventualmente prevede qualche intervento edile come