Umidità, muffe e condensa: come risolvere definitivamente questo problema (quando ristrutturi casa)

umidità

Uno dei problemi che mi capita più spesso di affrontare nelle ristrutturazioni è quello dell’umidità. Che poi parliamo di umidità ma in realtà il problema sono le conseguenze dell’umidità: principalmente muffe e condensa tra quelle visibili e degrado dei materiali tra quelle non visibili (almeno non nell’immediato). Oltre a conseguenze sulla salute di chi in quelle case ci vive. Questi problemi, in piccola o grande quantità, affliggono molte case, soprattutto quelle costruite dopo la seconda guerra mondiale e fino agli anni ottanta. Ma anche edifici più recenti, probabilmente per motivi opposti, alle volte presentano problemi similari. Comunque, a prescindere dalla causa di umidità, muffe e condensa, l’obiettivo è non averle in casa. Lo so che, se stai affrontando anche tu questi problemi, vorresti conoscere subito come risolverli in modo rapido una volta per tutte. Però i modi rapidi significano risposte semplicistiche e a buon mercato che non risolvono il problema dell’umidità. Infatti, mi spiace dirtelo, i metodi efficaci per eliminare l’umidità (e le sue conseguenze) dalla casa sono quasi sempre invasivi e costosi. Per questo motivo, prima di vedere qualche modalità tipica di intervento, parleremo di quali sono le cause dell’umidità e quali sono le sue conseguenze, soprattutto come degrado dei componenti edilizi. Solo dopo parleremo di possibili soluzioni da attuare durante una ristrutturazione. Se vuoi saltare tutta la prima parte vai direttamente qui. Come si forma l’umidità in casa L’umidità è semplicemente la quantità di acqua presente nell’aria. Ed è sempre presente una certa quantità di acqua nell’aria. Chiaramente non si tratta di acqua allo stato liquido e nemmeno solido (ghiaccio), ma allo stato di gas, cioè vapore acqueo. Ora ti chiedo di prestare un po’ di attenzione perché vedremo alcuni concetti tecnici. Niente di difficile, ma sono essenziali per capire come risolvere gran parte dei problemi di umidità in casa. Questi concetti sono: Umidità specifica L’umidità specifica è la quantità di umidità presente nell’aria calcolata in g/m3 (grammi su metro cubo d’aria) (o alternativamente in g/kg, grammi su chilogrammi d’aria). Ad esempio nell’aria possono esserci 9,3 g/m3 di vapore acqueo: cioè preso un metro cubo di aria (un cubo con lato di 1m), al suo interno troveremo 9,3 g di vapore acqueo. In una stanza di 4m di larghezza x 4m di profondità x 3m di altezza quindi avremo: 4x4x3x9,3=446,4g di vapore acqueo Umidità relativa Questa è la trasposizione percentuale (%) dell’umidità specifica. Quindi si tratta di un valore adimensionale, cioè non la misuriamo in grammi, metri, litri o altro…ma ci dice qual è la percentuale di acqua presente nell’aria. Attenzione però: se la percentuale è del 100% non significa che non c’è più aria ma solo acqua. Significa che il vapore acqueo ha saturato l’aria, cioè quest’ultima non è più in grado di contenere altro vapore acqueo e quindi questo si trasforma in acqua (liquida) condensando in piccolissime goccioline (la nebbia è un classico esempio di questo fenomeno). L’umidità relativa pari al 100% corrisponde al cosiddetto punto di rugiada. E quale sia questa quantità massima di vapore acqueo che può essere contenuta nell’aria ci viene detto da un altro parametro: l’umidità di saturazione Umidità di saturazione L’umidità di saturazione si calcola ancora una volta in g/m3 e ci dice appunto qual è la quantita di vapore acqueo a cui l’aria si satura, cioè non è più in grado di contenerlo sotto forma di vapore causando la condensazione. Però questo valore non è unico, cioè non è possibile dire, ad esempio, che 10 g/m3 di vapore acqueo è sempre l’umidità di saturazione. Ci possono essere casi in cui è così e casi in cui non è così. Infatti l’umidità di saturazione è legata all’ultimo parametro che abbiamo elencato sopra: la temperatura. Temperatura dell’aria La temperatura dell’aria è esattamente quello che conosciamo tutti bene: quanto è calda o fredda l’aria, misurata in gradi centigradi (o Fareneith, ma noi siamo in Italia). Come influisce la temperatura dell’aria sull’umidità? Al diminuire della temperatura dell’aria diminuisce anche la quantità massima di vapore acqueo che può essere contenuto nell’aria. Ad esempio a 10° di temperatura dell’aria possono essere contenuti al massimo 9,4 g/m3 di vapore acqueo, a 30° ve ne possiamo trovare fino a 30,5 g/m3. Il rapporto tra i parametri e l’umidità ambientale Spiegati i concetti fondamentali vediamo come questi interagiscono tra di loro ai fini dell’umidità negli edifici. Poniamo di avere una stanza in cui l’umidità specifica sia 9,3 g/m3. Se nella stanza ci fossero 10° di temperatura, la quantità assoluta di vapore acqueo (umidità specifica) sarebbe quasi uguale alla quantità di umidità di saturazione (lo abbiamo visto poco fa). Quindi abbiamo un’umidità relativa del 100%. A questa temperatura il vapore presente nell’aria condensa diventando acqua. Potrebbe essere l’esempio di una stanza non riscaldata in inverno. Se alziamo la temperatura della stanza a 30°, l’umidità specifica è pari a circa un terzo dell’umidità di saturazione (anche questa l’abbiamo vista poco fa). Abbiamo un’umidità relativa pari a circa il 30%. Questa potrebbe essere una classica situazione estiva di un clima asciutto. Quindi a parità di umidità specifica, l’umidità relativa cambia in relazione alla temperatura. (Si potrebbe anche dire che a parità di umidità relativa in due stanze a temperature differenti ci sono differenti umidità specifiche, cioè quantità di vapore acqueo presente). Questi rapporti si leggono facilmente dal diagramma psicrometrico che riporta tutti i valori in un’unica tabella: Sull’asse delle ascisse (orizzontale) troviamo le temperature, sull’asse delle ordinate (verticale) troviamo le quantità di vapore acqueo. Le linee curve sono percentuali di umidità diverse di cui l’ultima è quella di saturazione (il punto di rugiada). Sono sufficienti due valori qualsiasi per ottenere il terzo. (In realtà si ottiene anche la temperatura a bulbo umido ma non ci interessa) Conoscere l’umidità relativa per capire i possibili problemi e dove intervenire per risolverli Il valore che interessa più di tutti è quello dell’umidità relativa per due motivi: Vediamo le cose interessanti che succedono a seconda dei valori di umidità relativa: Attenzione ad un aspetto fondamentale: noi stiamo parlando di umidità dell’aria, però l’umidità si trova anche

[Pericolo: AMIANTO!] E se scoprissi che casa tua è piena zeppa di pericolosissimo eternit? Guida pratica alla rimozione dell’amianto.

rimozione amianto

Devo essere sincero: in oltre dieci anni che mi occupo di ristrutturazione di case e appartamenti non mi è mai capitato di dover procedere ad un’operazione di rimozione dell’amianto. Sicuramente sono stato fortunato perchè le statistiche in materia sono veramente impressionanti: in Italia ci sono 32 milioni di tonnelate di amianto da bonificare. E la maggior parte si trovano all’interno (anzi: soprattutto sopra) di edifici. Una domenica di qualche settimana fa mi trovavo a casa di mia suocera (sì…anche io sono afflitto dall’enorme e annoso problema della suocera…) che abita al settimo ed ultimo piano di un vecchio condominio costruito negli anni ’60. Questo enorme appartamento di quasi 300 metri quadri ha solo un sottile solaio e un sottotetto a dividerlo dal cielo. Così, parlando del più e del meno ad un certo punto viene fuori che : “La settimana scorsa sono andati gli antennisti a sistemare l’antenna condominiale e hanno detto che il tetto è completamente rovinato. E che è in amianto”. “Amianto?” – Attimo di panico “Sì, amianto. È pericoloso? Cosa devo fare? Tu che sei architetto sai dirmi qualcosa di più?” “Ehm…..” Potevo mai dirle “stai rischiando un cancro ai pomoni”? Così le ho detto “devi assolutamente chiedere al condominio di procedere alla rimozione dell’amianto, il prima possibile”. La possibilità che in un appartamento sia presente qualche elemento contenente dell’amianto non è remota, quindi potresti doverci avere a che fare, sia che tu stia per affrontare una ristrututrazione sia che tu non ne abbia minimamente intenzione. Nei prossimi paragrafi voglio riassumerti le cose che è essenziale tu sappia per poter affrontare al meglio il problema. Naturalmente non ho la pretesa di sostituirmi alla mole di informazioni dettagliate che puo trovare con un po’di ricerca in rete. Il mio scopo è, come sempre, racchiudere in un unico articolo il succo, ciò che è realmente essenziale per farti capire il problema ed affrontarlo al meglio. PERCHÈ L’AMIANTO È UN PROBLEMA In realtà prima di capire perchè rappresenta un problema, e quindi perchè è necessario procedere alla rimozione dell’amianto o a qualche altro trattamento previsto per legge, ti faccio una domanda: tu sai cos’è l’amianto? L’amianto è un minerale a base di silicio. Ed è pure molto diffuso sulla crosta terrestre: per averlo a disposizione bastava scavare una buca e prenderlo. Non è quindi un composto chimico derivato da complesse lavorazioni industriali…in fondo è qualcosa di molto naturale. Sriamo parlando di una famiglia di minerali, composta da ben sei tipi diversi. Alcuni hanno avuto un ampio utilizzo nel settore industriale-edilizio (come il crisotilo e l’antofillite), altri invece non sono stati mai presi in considerazione. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: come fa un elemento diffuso in natura ad essere pericoloso per la nostra salute? Come mai l’amianto è pericoloso La risposta è da ricercarsi nella forma che assume. Guarda la foto qui sotto: Ne intuisci la particolarità? Sembra un sasso ricoperto da una lanugine sottilissima. E quella lanugine fa parte del minerale vero e proprio: infatti l’amianto tende a prendere la forma di filamenti sottilissimi. Quando diciamo sottilissimi intendiamo che se in un centimetro ci possono stare 250 capelli, nello stesso centimetro ci sono 335.000 (trecentotrentacinquemila!) fibrille di amianto. Chiaramente se sono disperse nell’aria è impossibile vederle. Ma questo non significa che sia impossibile inalarle. E proprio qui si trova il prblema dell’amianto: queste fibre si accumulano nei polmoni e portano a vari tipi di patologie con conseguenze anche mortali. Le principali patologie associate all’amianto Queste sono le patologie associate alla respirazione delle fibre di amianto: Mi scuserai l’approssimazione con cui proverò a descrivertele, ma mi interessa farti capire la gravità delle conseguenze dell’inalazione dell’amianto e non sostituirmi ai medici. L’asbestosi è una malattia dovuta ad alte e prolungate esposizioni alle fibre di amianto. In sostanza le fibre di amianto, depositandosi, vengono inglobate dai polmoni nel tentativo di sbarazzarsene e vanno ad inspessire e indurire il tessuto polmonare portando a difficoltà respiratorie invalidanti. Il carcinoma polmonare è un tumore al polmone. In questo ambito le statistiche ci dicono che inalare amianto aumenta di 5 volte la possibilità di sviluppare questo tumore. Se ciò non ti basta pensa che un’esposizione all’amianto associata al consumo di tabacco (cioè a fumare sigarette) aumenta di 50 volte tale possibilità. Il tumore della pleura, o mesotelioma della pleura, riguarda anch’esso il sistema respiratorio. La pleura è una sorta di sacchetto che ricopre i polmoni e che gli permette di espandersi e di non collassare su sè stessi. La sua importanza è evidente e credo che ti risulterà altrettanto evidente quanto un tumore a questo tessuto sia pericoloso. La maggior parte dei tumori della pleura è dovuto all’inalazione di amianto e le statistiche hanno dimostrato che non è associato solo ad alte esposizioni in luoghi di lavoro, ma anche a basse esposizioni in ambienti di vita contaminati. Un aspetto peculiare di queste patologie associate all’esposizione all’amianto è che si possono presentare molti anni dopo l’esposizione: l’asbetosi può presentarsi dopo 10/15 anni mentre il carcinoma anche dopo 20/40 anni… Ti ho spaventato abbastanza? Bene, ora vediamo come mai, nonostante queste caratteristiche, l’amianto è stato un elemento tanto diffuso nell’edilizia. (BREVISSIMA) STORIA DELL’UTILIZZO DELL’AMIANTO IN EDILIZIA Questo minerale era conosciuto fin dall’antichità e il suo nome ci fa già intuire il motivo per cui ha avuto largo utilizzo: infatti la parola amianto deriva dal greco e significa letteralmente immacolato e incorruttibile (chiaramente non nel senso morale ma fisico). Forse non lo sai ma l’amianto ha anche un altro nome: asbesto (da cui la malatia asbestosi). L’etimologia di questa parola è ancora più significativa: deriva sempre dal greco e significa perpetuo e inestinguibile. Queste due definizioni ci danno le due caratteristiche principali per cui l’amianto è diventato tanto popolare nell’edilizia: non si rompe e resiste al fuoco. L’amianto è stato usato fin dall’antichità (persiani e romani) ma anche in tempi relativamente più recenti (‘600) per produrre tessuti inestinguibili e composti medicinali. Proprio la sua facilità ad essere “filato”, quindi per la produzione di tessuto, è